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Presunto stupro di Capodanno, per il giudice la ragazza non mente: “Ci fu violenza sessuale”

Respinta la richiesta della Procura che chiedeva l'archiviazione del caso. Accolta l'opposizione dell'avvocato Luigi De Rosa che tutela legalmente la giovane. Per il gip "il resoconto della ragazza è “lineare, coerente e dettagliato" mentre la versione fornita dall'indagato appare “priva di riscontri”

Il pubblico ministero, Francesco Santosuosso, aveva chiesto l’archiviazione per il presunto stupro di Capodanno accaduto tra il 31 dicembre 2018 e il primo gennaio 2019 in un luogo isolato  della zona industriale di Campobasso.

Per il Sostituto, l’analisi degli elementi investigativi raccolti dopo la denuncia della ragazza, non avrebbe permesso di stabilire con sicurezza la dinamica dei fatti anche a causa delle versioni contrapposte fornite dall’indagato e dalla presunta vittima. In sostanza per il magistrato inquirente non si poteva escludere la possibilità che ci fossero stati preliminari consensuali e soltanto un successivo dissenso della vittima ad un rapporto completo. Ma a questo punto – stando alla richiesta di archiviazione – “l’elemento soggettivo del reato sarebbe stato di difficile identificazione” perché impossibile individuare la coscienza e la volontà di compiere la violenza o il gesto lesivo della libertà sessuale.

Ricostruzione che ha fatto saltare dalla sedia il legale della giovane, l’avvocato Luigi De Rosa. Che naturalmente si è opposto duramente alla possibilità che il caso non finisse a processo. E ha quindi documentato la sua opposizione con atti, documenti ed elementi investigativi che hanno spiazzato gli inquirenti.

Il gip, Roberta D’Onofrio, ha accolto la tesi di De Rosa. E’ stata quindi respinta la richiesta della procura di archiviare il caso.

Il giudice per le indagini preliminari ha analizzato interamente il fascicolo a sua disposizione. Lo ha studiato e scartabellato, parola per parola, arrivando ad una conclusione precisa e particolareggiata.

La dottoressa D’Onofrio parte dal fatto che il resoconto della vicenda fornito dalla vittima durante la sua denuncia presso gli uffici della questura di Campobasso e quindi la relazione del successivo incidente probatorio, trovano riscontro negli elementi investigativi.

Ha ricordato il verbale del Pronto Soccorso, quello della consulenza ginecologica che fu eseguita la notte stessa presso l’ospedale Cardarelli, ha considerato la perizia tecnica genetico-forense effettuata sull’auto dove si sarebbe consumato l’abuso ma ha valutato anche le dichiarazioni del fratello della vittima nonché quelle della mamma dell’indagato che la mattina del primo gennaio agli agenti di polizia che arrivarono a casa disse che il figlio dormiva perché la notte prima era talmente agitato da dover richiedere l’intervento del 118 per sedarlo.

Altro elemento considerato: i collant della ragazza strappati all’altezza dell’inguine.  E ci sono poi le testimonianze degli amici di ambedue che hanno smentito quelle “particolari attenzioni affettuose” da parte della giovane nei confronti dell’indagato (a cui lui avrebbe fatto riferimento nel suo racconto)  visto che i due si conoscevano dai tempi dell’infanzia.

Nelle valutazioni del Gip c’è pure il cellulare della giovane dal quale sono state rilevate tre telefonate in uscita fatte in quelle ore e diversi messaggi whatsapp con “chiare richieste di “aiuto”.

Il resoconto della presunta vittima è quindi “lineare, coerente e dettagliato al punto tale da indurre ad una valutazione di verosimiglianza riscontrata anche dagli elementi probatori” mentre la versione fornita dall’indagato appare “priva di riscontri” e risulta tra l’altro smentita da diverse testimonianze che sono agli atti.

Ebbene secondo il gip questa ragazza, la mattina del primo gennaio 2019, ha subito una violenza sessuale da parte dell’indagato.

Quindi non ha accolto la tesi avanzata dal Pm (secondo la quale la ragazza avrebbe prima prestato il proprio consenso agli atti sessuali e poi si sarebbe tirata indietro davanti ad un rapporto completo) precisando che per violenza sessuale non si intende soltanto il rapporto sessuale in sé ma qualsiasi contatto con le zone erogene di una donna. Qualsiasi atto finalizzato a violare il bene primario della libertà individuale attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale. E’ violenza sessuale – per esempio – il palpeggiamento (sia pur fugace) del gluteo o del seno, in quanto non conta il soddisfacimento fisico della vittima ma l’intrusione anche di un solo secondo nella sfera privata della donna.