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Positivi a Campobasso, il sindaco: “L’Asrem dice che sono 120, Cardarelli vero problema”

Roberto Gravina specifica: “Non possiamo essere più precisi perché, anche nell’ultimo bollettino, ci sono tra i positivi nominativi di persone che dovrebbero invece risultare guariti”.

Continuano ad essere oggetto di una valutazione attenta i bollettini che l’Asrem invia al sindaco di Campobasso, Roberto Gravina, sul numero dei cittadini riscontrati positivi al Covid-19 presenti in città.

“Tenendo conto anche dell’incremento che si è avuto del numero dei guariti – ha detto il sindaco – e verificando, per quelle che sono le nostre possibilità come Amministrazione comunale, la sostanza dei dati che ci vengono trasmessi da Asrem, a Campobasso, dopo l’ultima comunicazione ricevuta dall’Azienda Sanitaria in data 3 febbraio, ci sono circa 120 persone positive”.

Un dato sul quale “non possiamo essere più precisi perché, anche nell’ultimo bollettino, abbiamo notato che compaiono tra i positivi diversi nominativi di persone che dovrebbero invece risultare oramai tra i guariti, per cui continueremo a chiedere ad Asrem una maggiore qualità rispetto ai dati che ci vengono trasmessi quotidianamente”.

La situazione in città, attualmente, per quel che riguarda il numero dei contagiati e degli isolati – ha specificato Gravina – risulta contenuta ma, ovviamente, non è possibile fare ipotesi su come potrà evolversi in futuro. Certo è necessario continuare a tenere alta l’attenzione sulle misure di prevenzione che dobbiamo far diventare parte integrante del nostro comportamento quotidiano e soprattutto direi che è in famiglia, oltreché fuori, che dobbiamo evitare atteggiamenti poco sicuri per prevenire forme di contagio tra familiari”.

Il problema più serio. “Il vero dato problematico resta la situazione del Cardarelli e su quella, oltre alle relazioni degli ispettori ministeriali, va garantito da chi di competenza, un’organizzazione in grado di tenere conto delle criticità già più volte segnalate, visto, soprattutto, il crescere dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva e di malattie infettive”.