Molise con l’acqua alla gola, mentre i programmatori giocano ai Quattro Cantoni e al Monopoli

Il disastro della sanità: non un sussulto di capacità previsionale, non un’iniziativa di prospettiva, laddove esperti e menagrami vari già parlavano e quasi certificavano una sicura “seconda ondata”, a seguito del “liberi tutti” della scorsa estate. Oggi si farfugliano soluzioni mirabolanti, torri avveniristiche, containers super attrezzati, ristrutturazioni di reparti; insomma soldi: soldi da spendere (e magari spartire, come spesso accade)...

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Hanno avuto un anno, poco meno di 365 giorni per realizzare ciò che è sotto gli occhi di tutti: un autentico default sanitario (ma anche politico), i cui reliquati si faranno vivi nel giro di poco tempo.

Eppure era stato detto e ridetto, era stato suggerito, implorato: invece niente. Una cocciutaggine da bardotto che non ha prodotto altro se non disastri su disastri, fino ad accollarsi effetti, responsabilità penali ed etiche, che le Procure faranno bene ad attenzionare con cura e massimo zelo.

Era stato detto – anche da chi scrive – dell’esigenza primaria di incrementare le disponibilità rianimatorie perché l’esito di questa patologia infame e vigliacca, necessita quasi esclusivamente di quel supporto terapeutico, essendo i protocolli fin qui apprestati non ancora pienamente efficaci e nemmeno validati: si naviga a vista a seconda delle statistiche d’impiego rilevabili in questi dodici mesi e delle scuole di pensiero, non sempre collimanti.

In Molise avevamo chiuso il periodo estivo con poco più di 30 decessi causati dal Covid 19, con un numero complessivo di malati e contagiati davvero irrisorio. Dalla metà di ottobre a oggi (quattro mesi), più di 300 morti, segnando – tra l’altro – decessi in età tra le più giovani di tutto il Paese.

Non un sussulto di capacità previsionale; non un’iniziativa di prospettiva, laddove esperti e menagrami vari già parlavano e quasi certificavano una sicura “seconda ondata”, a seguito del “liberi tutti” della scorsa estate.

Oggi si farfugliano soluzioni mirabolanti, torri avveniristiche, containers super attrezzati, ristrutturazioni di reparti; insomma soldi: soldi da spendere (e magari spartire, come spesso accade).

Nei primi giorni di marzo dello scorso anno, qualcuno mi rispose piccato e indispettito: “Ma cosa vai dicendo menagramo, abbiamo più di 30 letti di Rianimazione, tra quelli, quegli altri e gli altri ancora: sono più che sufficienti”.

Eccepii allora e eccepisco ancor di più oggi: dove sono? Dove sono se i pazienti nelle condizioni più critiche devono essere trasferiti fuori regione, a tentare la sorte come in una “roulette russa”. Dove sono i numerosi “ventilatori polmonari”, donati e ricevuti dall’Azienda? Si stanno usando o giacciono incellophanati (come spesso accade), da qualche parte, perché non si sa dove metterli?

Un’Azienda Sanitaria che ha lasciato per settimane gli operatori di prima e seconda linea senza presidi, inviando ai medici di base una miserrima FFP2, utilizzabile due o tre volte, nei casi più fortunati. Non una visiera, non un camice sterile: totale assenza di presìdi. Si sono infettati medici e infermieri di corsia, equipe del 118, medici di base, vero e unico filtro anamnestico per l’individuazione della malattia, e tanti degenti ospedalieri, senza fare quasi nulla (se non in maniera assolutamente tardiva), nelle Rsa e nelle case di riposo, pur sapendo che in quelle realtà dimorassero i soggetti più deboli, più fragili: più vulnerabili.

Da allora ne è passato di tempo ed era il tempo di pensare al futuro già addensato di previsioni, di presagi grigi e terrifici. Era tempo di potenziare tutto il comparto, prepararlo, adeguarlo: strutturarlo opportunamente; e invece Lor Signori si sono dati alla disquisizione, talvolta anche su cose che non sanno o che hanno sentito dire dal CTS o nell’unità di crisi. Si è pensato di tutto e del suo contrario; una sorta di Fantasilandia,; di strutture innovative e mirabolanti (a oggi ancora libro dei sogni), per non fare la cosa più ovvia e immediata da fare: guardare alle risorse e ai siti, già di proprietà della Regione e dell’Azienda Sanitaria Regionale, quindi: a gratis.

Così è iniziato una sorta di gioco ai “Quattro Cantoni” (notorio passatempo infantile e adolescenziale, dove tutti – alla fine – si ritrovano ai loro posti), con Giustini (commissario del Governo: non Cicirinella), che chiedeva al Ministero di riaprire l’ospedale “Vietri” di Larino per farne un Centro Covid, oltre che un presidio interregionale ad alta specializzazione per le Malattie Infettive. L’obiettivo era, quindi, fronteggiare al meglio le emergenze presenti e future e, se non ce ne fossero state, propiziare una forte “mobilità attiva” in direzione dello stabilimento ospedaliero frentano. Una cosa e un’iniziativa davvero da fare schifo? A quanto pare sì, visto che Governatore e Asrem hanno subito innanzato un muro di Berlino; bloccato la proposta, adducendo motivazioni di natura economica e logistica, sebbene il Generale Giustini avesse detto a chiare lettere che l’impegno di spesa per quella operazione sarebbe stato interamente a carico del Governo. Ma la cosa più incredibile è che il Governo abbia dato retta alla “politica regionale” e non al  commissario finanziere, suo emissario. Ebbene sì: in Molise succede anche questo.

“Se necessario requisirò posti nelle strutture private” – ha tuonato il governatore Toma solo qualche giorno fa -. Come requisirò ? Ma i famosi 30 e passa posti di Rianimazione non erano già stati pianificati? Incongruenze. Incongruenze o menzogne? Menzogne o ciarlatanerie da politicante? Ciarlatenarie come quelle del ministro Speranza che scrive libri autocelebrativi e poi li ritira dalla diffusione; o come quando (giugno 2020), annuncia l’approvvigionamento di decine di milioni di dosi vaccinali che poi – come si è visto – non sono arrivate e non arriveranno, se non alle “calende greche”.

E intanto, per tornare ai “Quattro Cantoni”: Speranza resta al suo posto; Giustini (forse unico agnello sacrificale di questa partita), resta al suo posto; l’avvocato Florenzano resta al suo posto. Tal dicasi del direttore sanitario aziendale, Scafarto, alla quale spetterebbe l’onere di indirizzare sia il direttore generale, sia quello amministrativo (anch’esso saldamente in sella), verso le soluzioni più confacenti e tempestive, per le strategie e le soluzioni da mettere in campo, sentito anche il CTS (ma se necessario d’imperio), e il governo regionale.

Sarà accaduto? A giudicare da ciò che è sotto gli occhi di tutti, sembrerebbe di no: si sarà discusso d’altro. Si riuniscono e discutono, discutono: cosa si diranno, visto che non se ne colgono mai gli esiti o gli effetti? Sono certo che, prima o poi, i Molisani lo capiranno e, dio non voglia: potrebbero dare una rispolveratina alle Forche Caudine…

Ma ecco che il manipolo composto da coloro che hanno il compito, oggi certamente difficilissimo, di salvaguardare l’incolumità e la salute della popolazione, improvvisamente cambia gioco: si dà al “Monopoli”. Inizia daccapo un percorso: dal fatidico “via”, per dirigersi incredibilmente (visti i reiterati dinieghi), verso quel punto d’arrivo da tempo anelato e auspicato. Ma, come si sa, in quel gioco ci sono gli “imprevisti”, “casualità” e, non di rado, bisogna tornare al “via”. Un giochino che è durato settimane, mesi in uno stillicidio estenuante. Da ultimo era sembrato o sembrava (fino a giovedì), che la decisione degli attori di questa piece di pessimo teatro muovessero in direzione dell’ingresso del “Parco della Vittoria”, piuttosto che nel “Vicolo Stretto”, dove a lungo avevano ipotizzato di destinare gli avamposti anti-Covid.

Siamo ormai a oggi: l’emergenza è drammatica, soverchiante, stringente. Muore un trentottenne trascurato per giorni; le strutture sono al collasso, le USCA troppo poche per far fronte alle richieste: impossibile andare avanti. L’ipotesi certificata e controfirmata dal ministro dice: “Riaprire il Vietri di Larino e dotarlo di 60 posti letto per malati sub-intensivi”. Politici e politicanti vari si spolmonano sui mezzi d’informazione e sui social, a chi è stato il primo, il precursore dell’idea Vietri; di chi l’ha perorata e difesa; insomma una rissa da pollaio che aggiunge indecenza al grottesco già largamente vissuto fin quando, improvvisamente, il commissario Giuistini, blocca tutta l’operazione appena presa e incartata a Roma, perché – afferma – “I tempi sono immediati e non si può attendere la messa in funzione dei 60 posti sub-intensivi a Larino”. Vivaddio, se ne sono accorti che non c’era più tempo!

Ci può stare; la decisione è comprensibile se servirà a salvare altre vite allo stremo. Però sarà il caso che: sindaco Puchetti, i Comitati Civici e anche i semplici cittadini vadano a mettere il naso in quello che sarà necessario fare e se sarà fatto, per attivare questo reparto. Non vorremmo che tra qualche settimana, nel sito individuato, non sarà stata tolta nemmeno la polvere…

Tutto ciò, mentre l’indice molisano RT risulta il più alto nel Paese e, dal “giallo”, si torna in “zona arancione”, a testimoniare che tenere la guardia sempre alta e prepararsi al meglio è la sola cosa da fare.

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