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Malati Covid negli ospedali privati, esplode la rabbia per il Vietri escluso. “Era tutto già deciso”

Il comitato vittime accusa: "19 milioni fra accordi coi privati e prefabbricati sarebbero stati più che sufficienti per l'ospedale di Larino". Critico anche il comitato San Timoteo mentre la gente è amareggiata e il consiglio regionale dimostra di non decidere più nulla

Il giorno della rabbia, dell’amarezza davanti a una decisione che svela con chiarezza come non si sia mai realmente voluto impostare l’emergenza Covid nella nostra regione sulla riattivazione dell’ospedale Vietri. Ma se questo poteva essere giustificato dagli eccessivi costi fino a oggi, adesso che si è scelto di rispondere alla disponibilità dell’operatore sanitario privato più potente del Molise e che fornirà posti letto e personale, ecco che quella giustificazione non regge più e la rabbia dei molisani esplode.

“Adesso si capisce il perché”, “Non poteva che andare così”, “Siamo alle solite, questa regione non cambierà mai”. Sono solo alcuni dei commenti che emergono sui social network, oggi più che mai piazze virtuali, visto che quelle reali sono deserte.

Emerge fortissima la critica nei confronti della decisione dei vertici regionali di chiudere un accordo con la Fondazione Pavone del gruppo Patriciello per accogliere 60 malati covid nella clinica di Salcito, non esattamente il posto meglio collegato del Molise. E lo farà con personale che arriverà dal Neuromed di Pozzilli.

Ricoveri Covid, accordo con la Pavone della famiglia Patriciello: 60 posti a Salcito, medici e infermieri del Neuromed

Ma non può passare inosservato il fatto che questo accordo, insieme a quello per 10 posti letto al Gemelli di Campobasso e la richiesta di soccorso ad altre tre cliniche private della Regione, andranno a pesare sul bilancio regionale e di conseguenza saranno pagati dalle tasse dei molisani.

A fare i conti è il comitato vittime del covid-19, tramite l’avvocato Vincenzo Iacovino, il quale denuncia che quei fondi, addirittura per un totale di 19 milioni di euro, sarebbero stati più che sufficienti per riattivare l’ospedale Vietri e farne un centro per le malattie infettive, ipotesi avanzata già durante la scorsa primavera ma respinta sia da Donato Toma che da Oreste Florenzano.

“Obiettivo raggiunto: sanità pubblica ko e i privati chiamati a gestire i malati Covid a 2.000 euro a posto letto. Operazione oggi valutabile in 200.000 euro al giorno e 6 milioni di euro al mese pagati dallo Stato centrale.

Non si può dimenticare come solo la settimana scorsa il Consiglio regionale si sia espresso a favore di una riattivazione del Vietri con voto unanime. Un voto che evidentemente era di facciata, senza alcun effetto concreto, come ormai gran parte dell’operato del Consiglio regionale, il cui ruolo in questa emergenza è ridotto a quello di produttore di sterili polemiche.

Si poteva e doveva fare di più anche politicamente, ma evidentemente conviene più blaterare sui social che mettere in discussione il reale sistema di potere della Regione.

Ancora Iacovino. “Se ai 9 milioni e 200.000 euro stanziati per il centro covid aggiungiamo i 3 milioni e 900mila euro per i container e i 6 milioni di euro per i ricoveri mensili, giungiamo a 19 milioni e 100mila euro che se destinati al Vietri dallo Stato centrale avremmo avuto un centro di alta specializzazione di cura e riabilitazione per le malattie infettive. Per non parlare dell’occupazione, della mobilità attiva e di tutto l’indotto che ne sarebbe derivato”.

Il paragone è fin troppo semplice. “Ricordo che in Abruzzo hanno realizzato un centro Covid con 90 posti con appena 12 milioni di euro sempre a carico dello Stato”.

C’è poi il comitato San Timoteo, da sempre critico ma al tempo stesso propositivo. “Ci risiamo: dopo aver reso impossibile dare soluzione al problema, pronti a stendere “tappeti rossi ai salvatori della patria” che pazientemente e in silenzio da tempo erano in attesa. Mentre la “povera gente” soffre e muore. Regione, Asrem e Commissario ad acta, potrebbero prendere in considerazione anche la proposta che la Neuromed formulò (marzo scorso) nella prima fase di emergenza Covid, che consisteva nel mettere a disposizione attrezzature e personale necessario per utilizzare il Vietri di Larino come presidio ospedaliero Covid. Soluzione questa che appare anche ora più appropriata, considerato che il Vietri è dotato anche di altre apparecchiature e servizi. Inoltre, si fa rilevare al Direttore Generale Florenzano che anche il Vietri dista solo 25 Km dall’ospedale San Timoteo e circa 30 Km circa dall’ ospedale Hub Cardarelli. Auspichiamo che venga iniziata un attento esame e si giunga ad una positiva soluzione con la Neuromed, con il beneficio di tutti i soggetti pubblici e privati”.

Ancora una volta il Molise preferisce affidarsi alla sanità privata a peso d’oro invece che investire in quella pubblica, depauperata dagli anni della cosiddetta spending review, che ha fatto passare da sei a tre gli ospedali in molisani senza contare lo smantellamento evidentissimo dell’ospedale San Timoteo di Termoli, oggi praticamente in ginocchio con reparti chiusi o a rischio per i prossimi mesi, anche per carenza di personale sanitario. Da qui i sospetti avanzati da molti. “Chissà che fine farà il Vietri fra qualche anno, sicuramente qualcuno ci ha messo gli occhi addosso” è un altro dei commenti più frequenti.

Il Comitato vittime lo dice chiaramente. “La verità è che era tutto previsto. Queste marionette non hanno agito per il bene dei molisani. Questi buoni a nulla hanno giocato sulla salute e la vita dei molisani provocando una catastrofe sanitaria senza precedenti e 310 vittime riempendo le tasche dei pupari”.