L’ospedale di Termoli rischia di perdere anche Urologia: il primario va in pensione e i medici sono soltanto 2

È una mannaia quella che continua ad abbattersi sull’ospedale di Termoli. A cadenza regolare, senza sosta. Posti letto tagliati, reparti accorpati, medici al minimo storico. Dopo il ridimensionamento di Pediatria, Ortopedia, Ostetricia, Pronto Soccorso e del servizio 118, ora tocca a Urologia. Già, perché il primario Quintino Desiderio tra 2 mesi andrà in pensione e non c’è l’ombra di un rimpiazzo. Restano in servizio solo due urologi che non hanno nemmeno la possibilità di organizzare i turni e sicuramente non possono garantire il servizio di consulenza urologica al pronto soccorso, uno dei più richiesti e necessari.

Cosa significa? Che chi ha bisogno di quel tipo di assistenza si dovrà trovare un altro ospedale. “Questo va assolutamente evitato” denuncia ancora una volta il comitato San Timoteo, che lancia l’appello per una nuova battaglia soprattutto in un periodo come questo, in cui il valore dell’assistenza sanitaria è prioritario.

“Il rischio chiusura è imminente per il reparto di Urologia che oggi presenta solo tre medici specialisti urologi ed un esiguo numero di infermieri tuttofare” segnala il Comitato, che chiede all’Asrem con urgenza un concorso per l’assunzione di specialisti urologi da assumere a tempo indeterminato, e nello stesso tempo “un avviso di interesse per urologi da assumere a tempo determinato e/o libero professionisti, per il tempo necessario per l’espletamento del concorso”.

La chiusura di Urologia è uno spauracchio concreto che configura il rischio di un nuovo depauperamento per un ospedale strategico e cruciale che da anni ormai viene svuotato di risorse umane e servizi. E tutto questo in un periodo storico in cui i positivi sono al massimo, i ricoveri e decessi crescono a dismisura e dal mondo scientifico ancora arriva l’allarme di una possibile terza ondata.

Il Comitato San Timoteo riflette sullo scenario attuale: “Col tempo è risultata infelice la scelta di scegliere ospedale Covid il Cardarelli, unico presidio regionale per specialità anche tempo dipendente. In più occasioni si sono avuti focolai con persone ricoverate e personale sanitario in servizio, positivi al Covid in reparti importanti (Chirurgia e Medicina) al punto di doverne disporre la chiusura e inviare pazienti che necessitavano di ricovero negli altri presidi ospedalieri pubblici (“San Timoteo” e “Veneziale”) in quanto tutti i posti letto di terapia intensiva venivano impegnati dai malati Covid.

A queste criticità molti sono stati gli annunci (pochi i fatti) dei vertici dell’Asrem per dare soluzione ai problemi. Ancora ad oggi non hanno inizio i lavori previsti nel progetto approvato dal Ministero per il potenziamento della rete ospedaliera che vede il Cardarelli ospedale Covid Hub e Spoke il San Timoteo e il Veneziale. Come pure resta solo una buona intenzione la messa in opera, in adiacenza dei tre ospedali pubblici, delle tre strutture prefabbricate di emergenza con i posti letto di terapia intensiva che, come annunciato dal Commissario Arcuri su richiesta del Presidente Toma, si sarebbero dovute realizzare entro il mese di gennaio.  

Per quanto concerne l’ospedale San Timoteo, unico presidio ospedaliero del basso Molise con una popolazione stabile di 120 mila abitanti, che diventa di oltre 200 mila nella stagione estiva per la presenza di turisti, a seguito di ridimensionamento praticato nell’ultimo decennio è impossibilitato ad esprimere le sue potenzialità e capacità mostrate in passato”.

Il Comitato, sin dalla sua costituzione 8 anni fa, ha scelto la collaborazione con enti e istituzioni attraverso idee e proposte.

Anche nell’emergenza Covid-19 diverse le proposte fatte: “Richiesta di potenziare il laboratorio molecolare del San Timoteo e del Veneziale a supporto di quello del Cardarelli al fine di potenziare il tracciamento. Ancora uno screening volontario con tamponi rapidi antigenici, come praticato in molte altre regioni anche a noi limitrofe (Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania), la possibilità di avvalersi della collaborazione di Guido Bertolaso, già capo della Protezione Civile che in varie occasioni ha palesato il forte legame con il Molise, esprimendo la totale disponibilità a collaborare, gratuitamente, con le strutture regionali. E’ notizia recente del nuovo incarico ricevuto dalla Regione Lombardia per dirigere il piano di vaccinazione lombardo, dopo aver prestato collaborazione in più regioni per realizzare ospedali Covid,

Molte regioni si sono già organizzate per la prenotazione alla vaccinazione volontaria degli ultra ottantenni, mentre da noi nulla ancora è dato sapere del nostro piano regionale vaccinazione: come, dove, con chi e quando sarà realizzato. E’ bene tenere in conto che circa 27 mila (9 per  cento della popolazione molisana) sono gli ultraottantenni molisani, distribuiti in 136 comuni per la maggior parte piccoli, non ben collegati e con una viabilità critica.

Continuano a giungere dati allarmanti con nuovi focolai in basso Molise (Campomarino, Termoli) inducendo i Sindaci a chiudere tutte le scuole e il Presidente Toma a decretare il Comune di Campomarino zona rossa. A ciò sono da aggiungere le denunce dello stato di disagio e stress in cui versa il  personale sanitario in servizio. Nonostante ciò i dirigenti dell’Asrem continuano a mostrare, con sfrontatezza, sicurezza, la capacità di affrontare l’emergenza senza avvalersi di altra collaborazione.

Tra tante negatività ci solleva la buona notizia: il Ministero della Salute con circa 15 milioni di euro finanzierà i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza sismica l’ospedale San Timoteo. E’ un buon viatico che induce il Commissario Giustini, con la nuova programmazione della rete ospedaliera, a ridare al San Timoteo un ruolo importante, come in passato, potenziando e ampliando i reparti esistenti, a beneficio dei cittadini e della gestione economica con la riduzione della mobilità passiva e l’aumento di quella attiva.

E’ tempo di dire basta ad annunci, chiacchiere”.