La settimana più buia: ricoveri oltremisura, posti Covid si moltiplicano ma non basta. I molisani piangono le vittime più giovani

Circa 90 contagi al giorno, ma ad impressionare è il numero di ricoveri: oltre 60 in una settimana. Ormai le strutture mobilitate per fronteggiare l'emergenza sono 3 (Cardarelli, San Timoteo e Gemelli) e in queste ore verrà installato un ospedale da campo a Termoli. Ma tutto questo non basta perchè il vero problema è che mancano i posti in Rianimazione, tanto che molti molisani in questi giorni sono stati trasferiti in altre regioni (anche in elicottero). In tutto ciò il Molise piange le due vittime più giovani dall'inizio della pandemia, due ragazzi trentenni

La si potrebbe considerare la settimana più buia, dall’inizio della pandemia, vissuta dal Molise. Una settimana convulsa dal punto di vista delle decisioni istituzionali e drammatica dal punto di vista del dolore di tante famiglie. Mentre i vertici rincorrevano soluzioni dell’ultima ora, oltre 20 persone (tra cui le due più giovani di sempre) morivano per il Covid, più di 60 venivano ricoverate e alcune di queste, non trovando un posto adatto a curarle negli ospedali molisani, venivano trasferite fuori regione per tentare di salvarle. Un ritratto cupo, straziante, ma terribilmente reale, completamente avulso dal sensazionalismo del quale il Governatore Toma, nelle sue ultime e infelici dichiarazioni rilasciate a una agenzia di stampa, ha accusato i giornali.

Il Ministero della Salute frattanto ha firmato l’ordinanza che fa del Molise, per la prima volta, una regione arancione. L’Rt è tornato ad essere il più alto d’Italia, l’incidenza dei nuovi casi – complice la diffusione massiccia della variante inglese del virus – continua ad essere elevata. I dati non erano più compatibili, insomma, con il colore giallo, quello delle minori restrizioni. Ma neanche l’arancione è compatibile con la situazione che sta affrontando il Basso Molise (33 comuni nello specifico) che sarà, ancora per due settimane, in zona rossa.

Vediamo, bollettini alla mano, quali sono stati i dati di questa settimana capestro, la terza di febbraio. I numeri da soli però non bastano, non raccontano tutto. 24 i morti di questa settimana in Molise ascrivibili all’infezione da coronavirus. Ma, senza voler minimamente far torto a tutte le altre, vorremmo concentrarci sulle due morti che più hanno scosso il Molise (due comunità del Basso Molise in particolare) per via della giovane età delle vittime. Prima Mirko, 38enne di Guglionesi, padre di tre bambine, che è spirato nel Pronto Soccorso dell’ospedale di Termoli. Non siamo medici per dire se la sua vita si sarebbe potuta salvare, magari con un altro tipo di trattamento che solo una Rianimazione adeguata avrebbe potuto garantirgli. Sta di fatto che non si è fatto in tempo a trasferire Mirko altrove. Pochi giorni dopo questo lutto, sempre dal San Timoteo è arrivata la notizia sconcertante della morte di una ragazza di 33 anni, Mariangela di  San Martino in Pensilis. Una giovane donna (qui la sua storia, raccontata da Primonumero.it) cui la vita aveva già tolto molto, al resto ci ha pensato il Covid. La settimana precedente non ce l’aveva fatta un 39enne di Campomarino. Mai la pandemia in Molise aveva spezzato vite così giovani.

Ma in questi sette funesti giorni sono morte altre 22 persone tra i 60 e i 98 anni. Come si può notare la forbice è amplissima, ancora una volta smentendo il luogo comune che il Covid uccida solo gli anziani. 24 morti in 7 giorni, di cui 23 in ospedale e 1 in una Residenza per anziani. La settimana precedente i decessi erano stati 19. In entrambe le settimane 6 persone sono morte in Terapia Intensiva, complessivamente circa 3 su 10.

Ogni settimana sembrano numeri, visti in senso assoluto, piccoli, forse trascurabili. Non è così, anche perché c’è un dato che restituisce con maggior forza la realtà delle cose. Da inizio novembre ad oggi (in meno di 4 mesi dunque) sono morte oltre 300 persone in Molise. Come fosse sparito un piccolo comune.

Dal 15 al 21 febbraio in Molise si sono registrati altri 638 casi (574 la settimana precedente, 544 quella prima ancora). Un numero più alto – e che significa circa 90 positivi al giorno di media – ma che è lo specchio anche dell’aumento dei tamponi effettuati (oltre 6100, più di 870 al dì). A ben vedere, il tasso di positività è esattamente lo stesso della scorsa settimana, ovvero 10.4%.

Ma tanti casi inevitabilmente portano ad un aumento di ricoveri. E in questo senso gli ultimi sette giorni sono stati i peggiori di sempre. E tra le persone intubate c’è stata anche una ragazza di soli 20 anni. Si è arrivati persino a contare 18 ricoveri giornalieri, distribuiti su tre ospedali. In totale i ricoveri comunicati dall’Asrem sono stati 63, mentre la scorsa settimana erano stati 42. Praticamente da una settimana all’altra si è passati da 6 a 9 ricoveri al giorno (di contro le dimissioni sono scese da 4 a 3). E per ogni 3 ricoveri, all’incirca questa la proporzione, c’è stato 1 morto in ospedale.

Il Cardarelli, ormai, è allo stremo con quasi 100 persone ricoverate nei due reparti deputati alla cura del Covid-19. Una cifra mai raggiunta in tutti questi mesi: la Rianimazione è ormai satura. I posti letto occupati oscillano tra i 12 e i 14. Oltre non si può andare. Ed è per questo che molti degenti che necessitavano della Terapia Intensiva sono stati trasferiti fuori regione grazie al protocollo Cross, una sorta di solidarietà ospedaliera interregionale, che è divenuta praticamente la routine in questi ultimi giorni.

Ma il Cardarelli non è ormai l’unico nosocomio interessato dalle ospedalizzazioni per Covid. Il San Timoteo di Termoli, pur non avendone le caratteristiche, è divenuto di fatto un ospedale misto con decine di pazienti con l’infezione e, oltre ai reparti d’urgenza, è stato necessario convertire ad area grigia per pazienti Covid il reparto di Urologia. Non basta, comunque, tanto che entro oggi verrà installato davanti al nosocomio termolese un ospedale da campo della Croce Rossa, della capienza di circa 20 posti letto. Ma non basterà neanche questo, perché resterà sul piatto il problema della Rianimazione Covid inesistente. Anche a Campobasso si è dovuto correre ai ripari con posti letto aggiuntivi della struttura privata del policlinico Gemelli. Anche qui, però, si tratta di posti di terapia sub-intensiva. In tutto il Molise, insomma, l’unica struttura che ha una Rianimazione adatta allo scopo è il Cardarelli. Dove i posti sono finiti e non appena se ne libera uno viene presto occupato da un nuovo paziente. Una situazione esplosiva, in cui si sommano scelte e soluzioni inadeguate o comunque parzialmente risolutive.

mappa contagi 22 febbraio

Tanti anche questa settimana, fortunatamente, i guariti: quasi 70 al giorno mediamente. Ma gli attualmente positivi, alla luce dei tanti nuovi casi, continuano a crescere e ora (dato di ieri sera, ndr) sono oltre 1700. È ancora Termoli la cittadina con il numero assoluto maggiore di contagi. Questa settimana sono stati 128, la scorsa erano 127 e quella prima ancora 104. La seconda settimana di zona-rossa, a quanto pare, non ha invertito la tendenza. Diversamente è successo a Campomarino (entrata in zona rossa una settimana prima di Termoli e gli altri comuni dell’area) dove negli ultimi 7 giorni i positivi sono stati 28 (prima ancora erano 70 e 104). Qui il trend è evidente. Continua la risalita dei contagi a Campobasso, dove ci sono stati 65 nuovi casi, come la settimana scorsa. Ma erano molti meno nelle settimane precedenti.

Ancora presto per poter sperare nell’effetto contrastante dei vaccini. In questa settimana il Molise ha iniziato le somministrazioni agli over-80. Allo stato attuale le somministrazioni sono state circa 17.700. In questi giorni sono cominciate anche le vaccinazioni con i sieri di Astrazeneca e Moderna. Ma a completare interamente il ciclo vaccinale sono state – col vaccino Pfizer – solo 6.660 persone.

L’ora più buia sembra di là da terminare. Parafrasando le parole del neo Presidente del Consiglio Draghi, possiamo mestamente dire che quando la ‘notte’ finirà non sarà come riaccendere la luce e trovare tutto a posto come era prima.