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Imprenditore minacciato: “Dacci 100mila euro”. 3 arresti, uno è affiliato di camorra del clan Di Lauro

Tentata estorsione con aggravante del metodo mafioso: con questa accusa due pregiudicati e un uomo di Sant'Elia sono stati arrestati. In carcere i primi due, residenti a Campomarino, uno dei quali è un campano appartenente a un noto gruppo criminale

Tentata estorsione ai danni di un imprenditore edile di Campobasso con l’aggravante del metodo mafioso. Tre persone arrestate: in carcere un napoletano affiliato del clan di camorra dei di Lauro, residente in Basso Molise, e un pregiudicato di Campomarino. Ai domiciliari un imprenditore di Sant’Elia a Pianisi. Stamane il blitz della Squadra Mobile di Campobasso a Campomarino e Sant’Elia. I poliziotti in tuta, visiere, calzari, guanti e mascherine per evitare ogni rischio di contagio da Sars-Cov-2, si sono presentati nelle abitazioni dei tre quando era ancora buio.

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Secondo la ricostruzione operata degli inquirenti, poco prima di Natale i due pluripregiudicati si sono presentati sotto casa della vittima, un imprenditore edile di Campobasso. I due avrebbero preteso dall’imprenditore campobassano la restituzione di una grossa somma di denaro reclamata dall’uomo di Sant’Elia a Pianisi, mandante della tentata estorsione. A quanto pare infatti un credito da 7.000 euro era lievitato fino a 100.000 euro, secondo le pretese delle persone oggi finite agli arresti.

Ma la vittima della tentata estorsione, nonostante la forte preoccupazione anche per l’incolumità della propria famiglia, ha deciso di rivolgersi alla Squadra mobile che ha fatto partire le indagini. All’alba di stamattina è stata data esecuzione all’ordinanza del GIP del tribunale di Campobasso Roberta D’Onofrio.

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Secondo l’impianto accusatorio condiviso dal giudice per le indagini preliminari, le intimidazioni nei confronti dell’imprenditore campobassano sono state effettuate con l’aggravante del metodo mafioso. I due soggetti di Campomarino infatti sono personaggi non estranei al mondo della camorra e in particolare il campano risulta essere un affiliato. L’operazione è stata quindi denominata Red Zone, perché effettuata in due territori diventati di recente Zona rossa per grossi focolai covid, prima Sant’Elia a Pianisi e più di recente Campomarino.

Ma la scelta del nome rimanda anche alla volontà di mantenere il territorio molisano esente da presenze costanti della criminalità organizzata.

Così il procuratore capo di Campobasso Nicola D’Angelo. “Se prevarranno i cittadini con la schiena dritta, questa regione non avrà nulla da temere dalla criminalità mafiosa. Non la procura, non le forze dell’ordine, ma proprio costoro saranno quelli che impediranno alle organizzazioni mafiose di radicarsi. Se prevarranno i cittadini dell’altro stampo, il destino potrà essere diverso. Gli sforzi della procura e delle forze dell’ordine potrebbero non bastare. Anche risultati importanti e successi investigativi potrebbero non riuscire a impedire alla criminalità mafiosa di divenire sempre più aggressiva con il rischio che i cittadini liberi di questa terra si trasformino in sudditi. Naturalmente noi faremo di tutto per evitarlo”.