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Guerra per l’acqua, Niro: “Intesa da rivedere ma la Puglia non doveva versare alcun canone”

In Consiglio regionale l'ampia panoramica dell'assessore regionale Vincenzo Niro sulla contesa per le risorse idriche che dalla nostra regione vengono trasferite alla Puglia. Dagli indennizzi alle carenze infrastrutturali, ecco cosa è successo negli ultimi 40 anni e le prospettive sull'approvvigionamento della provincia di Foggia. "Doveroso che la Regione Molise intraprenda qualsiasi forma di tutela", ha rimarcato anche l'esponente del governo Toma.

Ci sono dettagli nella ‘contesa’ sulla cessione dell’acqua molisana alla Puglia che probabilmente conoscevano solo gli addetti ai lavori. Dettagli su accordi quarantennali, canoni e crediti, opere da completare e carenze infrastrutturali che l’assessore regionale Vincenzo Niro ha fornito ieri pomeriggio 9 febbraio nell’ampia panoramica illustrata al Consiglio regionale.

In Aula era stata depositata una mozione bipartisan (firmata da Pd, M5S e da Michele Iorio) per incalzare il governo regionale a fare chiarezza sugli accordi – stipulati ‘sottobanco’, ipotizza qualcuno – con la Regione Puglia per la gestione di una risorsa troppo preziosa per essere ‘regalata’. Tanto è vero che il progetto di realizzazione della condotta che collegherà l’invaso del Liscione a quello di Occhito agita e preoccupa principalmente le popolazioni del Basso Molise, che periodicamente devono fronteggiare estenuanti crisi idriche e che in parte non sono riuscite ancora a bere l’acqua del Matese che avrebbe dovuto portare nelle loro abitazioni l’Acquedotto Molisano Centrale.

Sappiamo che i lavori per il potabilizzatore di Finocchito inizieranno tra poco – ha argomentato in Consiglio regionale Patrizia Manzo -, sappiamo che dal 1978 il Molise cede acqua alla Puglia a fronte di ristori (in termini di infrastrutture) mai corrisposti. Tuttavia, apprendiamo di progetti così impattanti da notizie fornite solo dal governo regionale della Puglia”.

Consiglio regionale Molise

E’ impossibile vendere l’acqua – la premessa di Vincenzo Niro – lo dicono le direttive europee recepite nel nostro ordinamento nel 2006. Il suo utilizzo per fini potabili, irrigui e industriali deve essere fondato sulla solidarietà tra i territori”.

L’assessore ha ricordato pure che la diga di Occhito, inserita nel 2015 tra le opere strategiche, è gestita dal Consorzio di Bonifica della Capitanata anche se si estende gran parte nella nostra regione. E “come è possibile leggere sul sito dello stesso consorzio, il 5 febbraio scorso l’effettiva disponibilità dell’acqua era di 157 milioni di metri cubi. La risorsa idrica viene prelevata e trasferita principalmente per alimentare le utenze potabili della regione Puglia”.

Inevitabile un ‘salto’ nel passato e all’accordo stipulato nel 1978 tra Molise e Puglia che “prevedeva di riservare per i fabbisogni del Molise una quota di 20 milioni di metri cubi. L’intesa fu recepita con due deliberazioni di Giunta regionale, una della Giunta del Molise (nel 1989) e una della Giunta pugliese (dello stesso anno) in cui è stato definito solo l’utilizzo di 5 milioni di metri cubi annui per l’irrigazione del comprensorio del Consorzio di Larino. La definizione globale sull’impiego dei 20 milioni annui è stata rinviata ad ulteriori provvedimenti”.

A sorpresa si è scoperto anche che sugli indennizzi le due delibere approvate nel 1989 prevedono che “la Regione Puglia non paghi alcun canone al Molise a fronte dell’utilizzo delle risorse idriche. In secondo luogo la nostra regione non sembra vantare alcun credito per l’utilizzo delle risorse idriche”.

Altro aspetto controverso: senza il completamento di alcune opere fondamentali non è possibile utilizzare appieno le risorse idriche. “Lo scarso sfruttamento delle acque di Occhito deriva soprattutto da carenze infrastrutturali: attualmente l’utilizzo di tali risorse è limitato a circa 1,5 milioni di metri cubi rispetto ai 5 milioni annui previsti dall’accordo del 1989″.

Ecco a che punto sono gli interventi: “Il tracciato tra il Liscione e Finocchito – ha spiegato Niro – è lungo circa 40 km. I primi 16 chilometri dal lago alle Piane di Larino sono in fase di realizzazione grazie ad un finanziamento di 75 milioni previsto dalla Legge Obiettivo del 2001. I lavori sono arrivati al 55% di attuazione e, dopo alcuni anni di stop a causa di conteziosi, tra marzo e aprile dovrebbero ripartire”.

Tuttavia bisogna costruire 16 chilometri di condotte per irrigare altri 5mila ettari di territorio molisano per un costo stimato di 120 milioni di euro e poi realizzare un’infrastruttura di 8 chilometri fino a Finocchito. Il costo di quest’ultima opera è di 20 milioni di euro.

“Sarebbe stato opportuno realizzare – ha incalzato l’assessore – lo schema idraulico di collegamento ed interconnessione tra l’invaso del Liscione con la vasca di Finocchito conseguendo in tal modo un’economia di gestione degli impianti irrigui consortili. Ad ogni modo l’utilizzazione dei 5 milioni di metri cubi annui di acqua resta subordinato al completamento dell’opera”.

In realtà, già nel 2002 uno studio citato dall’assessore Niro in Aula aveva evidenziato che “la mancanza di una rete infrastrutturale idonea ha consentito l’utilizzazione di un minimo quantitativo prelevato dal sifone di Dragonara” e che “il deficit delle risorse prelevate da Occhito ha posto in evidenza la problematica relativa alla loro effettiva disponibilità”. Quindi già venti anni fa era emersa la necessità di utilizzare altre fonti di approvvigionamento. Indovinate quale? L’invaso del Liscione.

Dunque cosa dobbiamo aspettarci? Alla luce del nuovo Piano di gestione delle acque (valido nel periodo 2021-2027) anche Niro ha auspicato una revisione dell’accordo tra Puglia e Molise (“che non può rifiutarsi di trasferire l’acqua in eccesso alla Puglia”) sull’invaso di Occhito ma prima bisognerà valutare una serie di condizioni: la reale portata dei fiumi Biferno e Fortore, la capacità degli invasi da loro alimentati e che “l’abbassamento della quantità di acqua favorisca nell’invaso lo sviluppo di condizioni indesiderate e nocive per l’uomo”.

L’assessore ne è convinto: “La Regione Molise deve intraprendere qualsiasi forma di tutela sia in relazione alle esigenze di approvvigionamento idrico sia per quanto concerne la legittima richiesta di ristoro ambientale”.