Chat insistenti con Palamara per diventare Procuratrice, Csm annulla la nomina di Isabella Ginefra

L’organo di autogoverno della Magistratura ha annullato d’ufficio la nomina di Isabella Ginefra, divenuta due anni fa Procuratrice a Larino, per la gravità della condotta che ha portato al suo incarico. Al suo posto è stata indicata l’attuale sostituto alla Procura di Sondrio, la termolese Elvira Antonelli.

Nuovo ‘terremoto’ in casa della Procura della Repubblica di Larino: il Consiglio Superiore della Magistratura ha annullato la nomina della dottoressa Isabella Ginefra che avrebbe chiesto e ottenuto appoggio all’allora consigliere del Csm Luca Palamara per la sua designazione.

Coinvolta dunque direttamente in quello che è stato ribattezzato ‘sistema Palamara’, emblema dell’intreccio occulto tra magistratura e politica, la dottoressa Ginefra – nominata nel settembre 2018 alla guida della Procura di Larino – verrà sostituita. Al suo posto è stata indicata dal plenum dell’organo di autogoverno della Magistratura – come vi avevamo preannunciato sulla base della designazione avvenuta a dicembre scorso da parte della Quinta Commissione del  Csm – la termolese Elvira Antonelli, attualmente sostituto procuratore a Sondrio.

Procuratore capo a Larino, il Csm sceglie la termolese Elvira Antonelli. A inizio anno la conferma del plenum

Così l’Ansa sulla Ginefra: “Aveva chiesto a più riprese appoggio e aiuto all’allora consigliere del Csm Luca Palamara per essere nominata procuratore di Larino, cosa che effettivamente avvenne nel settembre del 2018. Oggi per quelle chat di “autopromozione” – contenute nel cellulare di Palamara, che la procura di Perugia ha inviato a maggio del 2020 a Palazzo dei marescialli – l’attuale Consiglio superiore della magistratura ha deciso di annullare la nomina di oltre due anni fa di Isabella Ginefra e di indicare al suo posto una dei concorrenti dell’epoca, Elvira Antonelli, sostituto procuratore a Sondrio”.

In realtà la nomina di Ginefra era già stata vanificata nel 2020 dal Consiglio di Stato per altre ragioni, a partire dalla mancata comparazione del suo profilo professionale con quello di uno dei concorrenti. Oggi però il Csm a larga maggioranza ha deciso di procedere con uno strumento poco utilizzato, ovvero l’annullamento d’ufficio. Lo ha fatto ritenendo che se il plenum del 2018 (l’organo cui spetta la decisione ultima sulle nomine, ndr) avesse avuto conoscenza dei fatti emersi due anni dopo non avrebbe proceduto alla nomina della Ginefra, stante la gravità della condotta.

Una caduta deontologica”, l’ha descritta così Giuseppe Marra, relatore in seno all’assise che oggi si è pronunciata. E sottolineando come “il codice etico dei magistrati vieta di chiedere aiuto ai consiglieri e di interferire nelle nomine”. E ancora, “se le chat fossero state conosciute all’epoca avrebbero certamente portato a valutazione diversa, tale da impedire la nomina di Ginefra”.

Una nomina, quella della dottoressa proveniente da Bari, che di rumore ne aveva già fatto, tanto che erano stati diversi i ricorsi presentati dai concorrenti ‘scalzati’ dalla Ginefra. La nomina di Ginefra era stata infatti annullata dal Tar del Lazio nell’agosto 2019 su ricorso di un altro dei pretendenti interessati a Larino, Antonio Clemente. La decisione era stata confermata dal Consiglio di Stato che aveva accolto l’appello del magistrato barese Clemente ordinando all’organo di autogoverno della magistratura di valutare anche i titoli di cui all’epoca non si era tenuto conto, integrando dunque la valutazione con una comparazione tra Ginevra, Clemente e Antonio La Rana, anche lui in lizza per ricoprire il vertice della procura della Repubblica di Larino e anche lui autore di un ricorso contro la nomina di Ginefra.

Anche Elvira Antonelli, colei che probabilmente ora prenderà il posto della Ginefra, aveva fatto un ricorso che però era stato respinto dai giudici di Palazzo Spada per inammissibilità.

Dalle chat ‘incriminate’ che hanno portato a scoperchiare il legame con Palamara è emerso che in realtà non fu solo Ginefra a ricorrere con il consigliere del Csm a un’ “insistente autopromozione”, queste le parole usate sempre da Giuseppe Marra (Autonomia e Indipendenza). La richiesta di aiuto e sostegno fu fatta anche dal suo diretto concorrente, Antonio Clemente, che in Commissione ottenne più voti di Ginefra. Un esito non gradito a Ginefra, che mandò – ricostruisce la delibera approvata oggi – “messaggi molto contrariati“, ottenendo “ancora rassicurazioni del dottor Palamara sul suo personale impegno a far ribaltare il voto a livello di plenum.

Oggi il nuovo colpo di scena.