Vita da tifoso in un campo sportivo vuoto, senza Borghetti e senza birra Forst

Dal nostro inviato d’eccezione Giuseppe Colella da Genzano, alle porte di Roma. Un racconto sui generis sull’unico calcio che abbiamo, che è sempre meglio di niente

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           FOTO di Courtesy S.S. Città di Campobasso

“Non c’è luogo al mondo in cui l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”.

Non c’è bisogno di essere un premio Nobel per la Letteratura per saperlo, ma se a dirlo è Albert Camus, che si dà il caso essere proprio un Premio Nobel per la Letteratura, allora deve essere proprio vero. E così anche il Campo Sportivo “Bruno Abbatini” di Genzano di Roma, 5mila posti di cui 2mila coperti, diventa una piccola fonte di felicità.

E’ qui che il Campobasso affronta il Cynthialbalonga, che non sarà il Real Madrid ma ha una sua assoluta dignità: organizzazione perfetta, campo in ottime condizioni, bel settore giovanile che impegna oltre 300 ragazzi della zona e persino qualche ambizione di passare tra i professionisti.

Fare calcio a 30 km dallo Stadio Olimpico deve essere un’operazione quasi impossibile, eppure qui la società è solida, la squadra funziona e il campo è tutto tappezzato di sponsor.

L’unica cosa che manca sono i tifosi. E la felicità sparisce di colpo.

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Quando le squadre scendono in campo avranno sicuramente fatto le loro cose, saluti, sorteggio palla o campo, strette di mano eccetera ma lo scrivente era altrove con la testa, a ricordare le tribune piene, le trasferte con gli Smoked e i canti che rimbombano nel cervello come l’eco di un mondo incredibilmente lontano.

Che posto strano è un campo sportivo vuoto, chissà cosa avrebbe detto o scritto Camus se avesse vissuto il calcio in tempi come questi.

Le uniche voci che si sentono sono quelle dei giocatori in campo e del buon Andrea Vertolo, dell’ufficio stampa del Campobasso, che commenta la partita in diretta web ed è l’unico tifoso con diritto di esultanza. Noialtri in silenzio, distanziati e con mascherina, “ognuno in fondo perso dentro i cazzi suoi” come cantava Vasco quando la vita era ancora spericolata.

Il fischio d’inizio ci riporta sulla Terra.

Buona partenza del Campobasso che al secondo minuto va già vicino al vantaggio: VANZAN si fa 30 metri di corsa, entra in area e, da posizione defilata, calcia angolato e potente ma un difensore spazza a pochi passi dalla linea di porta.

E’ il prologo del gol. All’ottavo minuto Candellori, lasciato solo da una pessima lettura del fuorigioco da parte dei difensori locali, tira una bella mina da fuori area che si insacca a mezza altezza alle spalle dell’incolpevole Santilli, inutilmente proteso in volo.

Ecco. Dopo aver dato fondo a tutti i luoghi comuni possibili del bravo cronista, mentre in campo fanno cose senza grosso costrutto, mi concentro sulla nostra divisa arancione: perché?

Capisco che il calcio moderno ha le sue regole di marketing, ma quale bambino al mondo avrebbe voglia di comprare una divisa così? Un omaggio al calcio totale dell’Olanda del 1974? Non è dato saperlo; l’unica cosa certa è che il capitano Francesco Bontà, bontà sua, è bravo e corre in ogni direzione ma non mi ricorda esattamente Cruijff.

Fermi tutti, traversa del Cynthialbalonga al 14’ con un bel fraseggio al limite dell’area concluso da un bel tiro del numero 10 locale, tale Oggiano, col pallone che fa quello che deve fare: scheggia la traversa e va via perdendosi per i campi di Genzano.

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Vabbè, insomma la divisa è arancione e ce ne faremo una ragione. Questo calcio ci fa un po’ Skyfo ma è l’unico che abbiamo.

Un tiretto di qua, un tiretto di là e siamo quasi alla mezzora però la partita è godibile e il Campobasso gioca bene.

Esposito ha dei piedi pazzeschi ed è grazie a una sua invenzione che, al 26’, ancora Vanzan riesce ad entrare nell’area piccola e metterla in mezzo, forte e rasoterra. Anche questa volta una volta un difensore in maglia azzurra riesce ad anticipare Cogliati che era pronto a metterla dentro proprio sulla linea di porta.

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L’allenatore del Campobasso urla come un ossesso di stare stetti tra le linee e di non dare tregua ai centrocampisti laziali e la sua squadra lo segue con disciplina.

Deve essere un tipo interessante Cudini, così vintage coi suoi capelli lunghi e crespi in un mondo di allenatori fighetti, incravattati e dal capello squadrato, quando non trapiantato.

Al 35’ si infortuna il giovane esterno del Campobasso Pablo Vitali e al suo posto entra un altro 2002, tale Caricati che mi dicono essere di scuola Novara come se la cosa dovesse avere un qualche significato recondito. Non sapevo ci fosse una scuola Novara, in realtà non sapevo neppure ci fosse il Novara che, scopro da Wikipedia, vanta “la ventinovesima miglior tradizione sportiva del calcio Italiano”.

Mecojoni, direbbero qui a Genzano di Roma.

Fine primo tempo. 1-0 per noi ma niente Caffè Borghetti né birra Forst per allietare l’intervallo. Come una ricreazione a scuola senza panino con la frittata: si farebbe prima a non farla proprio questa pausa.

Inizia il secondo tempo ed è subito 2-0 per noi. Grandissimo goal di Kevin Candellori che raddoppia con un’altra mina da fuori area sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

E’ la prima doppietta del ragazzone col numero 8 sulle spalle e un nome che evoca attori Hollywoodiani in voga ai tempi della sua nascita, era il 1996.

I primi 10 minuti del secondo tempo scorrono sotto un dominio assoluto del Campobasso che sfiora il terzo gol in almeno due occasioni grazie a un Esposito letteralmente incontenibile, almeno quanto il suo tuppo ad ananas che campeggia su quella testa che è stata croce e delizia di tutte le squadre in cui ha militato.

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Il Cynthialbalonga corre ai ripari con un doppio cambio che non cambia di molto la mia percezione delle cose: non conoscevo quelli usciti e non conosco manco quelli entrati al loro posto.

E invece cambia l’inerzia del match: al 61’ i laziali accorciano le distanze con un bel colpo di testa di Federico Cardella, pescato un po’ troppo solo al limite dell’area piccola da un bel cross del capitano Van Ransbeek, un belga finito da queste parti dopo una carriera stravagante, divisa tra Cipro, Rimini e Catanzaro.

2-1 e arrivano i fantasmi.

Al 65’ l’undici locale Magliorchetti si mangia un goal tutto solo davanti a Raccichini, angolando troppo un tiro che visto dalla tribuna sembrava già dentro.

Volano madonne in tribuna da parte dei dirigenti locali mentre noi le ringraziamo, in un andirivieni di religiosi ardori.

Al 70’ è il Campobasso a mangiarsi il gol con Esposito che prima si fa parare il tiro da posizione favorevolissima e che poi, sulla ribattuta, decide di sfondare il palo con tutta quella porta che aveva a disposizione. Ma il Campobasso c’è, nonostante le urla belluine del Mister Cudini che vuole più attenzione per la fase di interdizione. Il che significa, più o meno, che devono picchiare duro a centrocampo.

77’ e il giovane Caricati si mangia un altro gol sparando alle stelle un tiro a quattro metri dalla porta. Deve essere questa la scuola Novara di cui si parlava al suo ingresso.

Poi, improvvisamente, si accende un parapiglia a centrocampo perché l’arbitro si era dimenticato di aver già ammonito il 4 locale, tal Di Cairano, e se ne è andato in giro seguito dai 22 in campo per almeno 5 minuti per cercare di ricordarselo. Alla fine estrae il cartellino rosso: Cynthialbalonga in 10 e mancano 8 minuti al 90’. Forza e coraggio. Ci sarà un bel po’ di recupero.

Candellori va a dieci centimetri dalla tripletta personale mentre entra pure Tengkorang al posto del miglior calciatore in campo, Vittorio Esposito.

I 10 minuti di recupero vanno via senza grossi sussulti fino al triplice fischio dello svampito arbitro Burlando di Genova che sancisce la vittoria del Lupo.

Chiudiamo come abbiamo aperto, con una citazione, questa volta di Eduardo Galeano:

Una volta a settimana il tifoso fugge da casa sua e va allo stadio. Sventolano le bandiere, suonano le trombe, i razzi, i tamburi, piovono stelle filanti e i coriandoli: la città scompare, la routine si dimentica, esiste solo il tempio. In questo spazio sacro, l’unica religione che non ha atei esibisce le sue divinità…”.

Non vediamo l’ora che il mondo torni a girare così perché quello che gira oggi, fuori e dentro il campo, è davvero un posto tanto triste. Ma il Lupo ha vinto ed è a un punto dalla prima in classifica e con due partite ancora da recuperare.

É un mondo difficile, e vita intensa, felicità a momenti.

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