Un aiuto alla famiglia di Faisal, morto di malasanità a 36 anni. “Consigliamo la denuncia in Procura”

Il Sindacato Operai Autorganizzati, che ha promosso una raccolta fondi per il rimpatrio della salma in Pakistan e per aiutare i bambini del 36enne morto sabato a Portocannone, consiglia in una nota pubblica il ricorso alle vie giudiziarie e chiede l’intervento dei magistrati.

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“Pur rispettando il volere della famiglia di non adire le vie giudiziarie pur di far rientrare la salma del giovane in Pakistan il prima possibile, consigliamo di denunciare l’accaduto perché si possa fare chiarezza e arrivare alla verità”. Il Soa, acronimo che sta per Sindacato Operai Autorganizzati, mette queste parole nero su bianco in una nota che segue quella sull’avvio di una colletta aperta a tutti. Da un lato dunque l’appello a donare qualcosa per il rientro della bara in Pakistan e per il sostentamento della madre, della moglie e dei tre bambini di Faisal che restano senza alcuna forma di reddito. Dall’altro un invito, rivolto essenzialmente ai familiari dell’uomo che vivono a Portocannone, a denunciare, a rivolgersi alla magistratura.

La vicenda raccontata da Primonumero ha colpito moltissimo l’attenzione pubblica sia per la giovane età dell’uomo che per la mancanza di assistenza sanitaria adeguata. Faisal infatti, che a parte un problema di asma (per il quale prendeva regolarmente farmaci) stava bene, (tanto che la mattina di venerdì scorso aveva anche lavorato in campagna) ha accusato un violentissimo mal di stomaco accompagnato da vomito prolungato che avrebbe richiesto il trasporto in ospedale. Ma nel rimpallo di responsabilità tra 118 e medico di guardia è stato lasciato solo e quando si è intervenuti era già troppo tardi.

Faisal, morto a 36 anni perché non è stato soccorso. “Il 118 non è andato e la guardia medica non lo ha nemmeno visitato”

 

“C’é bisogno di chiarezza sulle responsabilità- scrive il Soa con Andrea Di Paolo –  Non è possibile morire a 36 anni e lasciare moglie e figli piccoli. Si poteva evitare? Probabilmente sì, a sentire i racconti dei familiari”.

Nel mirino la sanità pubblica in Molise, con mancanza di personale e “altre gravi carenze giá denunciate in emergenza covid che non possono passare inosservate. E poi – aggiunge Di Paolo – denunciare è importante anche perché le Procure devono svolgere il loro dovere”.

Sta andando avanti la raccolta di solidarietà per permettere comunque alla famiglia di far rientrare la salma del giovane in Pakistan. Contattando via whatsapp il numero 331 4232450 saranno comunicate le coordinate Iban per il versamento su una Poste Pay degli zii di Faisal, gli stessi che lo hanno ospitato in via Garibaldi a Portocannone mercoledì scorso, prima che le condizioni dell’uomo precipitassero.

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