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Soldi per la ripresa post-covid: nel piano del Governo non c’è traccia dei 67 progetti del Molise

C'è solo l'elettrificazione della linea ferroviaria Venafro-Campobasso-Termoli nel Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dal Consiglio dei Ministri e che sarà inviato all'Unione europea per ottenere i finanziamenti del Recovery Fund. La Regione Molise aveva inviato 67 progetti per oltre 3 miliardi come il dragaggio del Liscione e la superstrada a quattro corsie. Il capogruppo del Pd Micaela Fanelli denuncia: "Sono stati tutti bocciati".

Non c’è traccia del Molise nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, il provvedimento approvato il 13 gennaio dal Consiglio dei Ministri e che punta a finanziare progetti con gli oltre 200 miliardi messi a disposizione dall’Unione europea e provenienti dal Recovery Fund per rispondere alla crisi economica provocata dalla pandemia.

Il programma prevede tre assi strategici (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale), oltre alla definizione di altrettante priorità: donne, giovani e Sud. Alla sanità vengono destinati quasi 20 miliardi di interventi, mentre sono aumentate le risorse per il capitolo istruzione e ricerca (da 27,91 a 28,49 miliardi) e quelle per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,86 a 46,18 miliardi).

E il Molise? Nella conferenza stampa di fine anno il presidente Donato Toma aveva illustrato i progetti presentati: valore per oltre 3 miliardi e 299milioni di euro. Finanziamenti destinati a sei settori: Salute (116 milioni), Infrastrutture (oltre 1 miliardo), Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo (433 milioni), Rivoluzione verde e transizione ecologica (457 milioni), Istruzione e cultura (114 milioni), Equità sociale, di genere e territoriale (100 milioni), mentre altri 979 milioni sono per quelle che sono state definite le iniziative multi missione,  ossia i “progetti che rispecchiano più missioni (ossia i temi) contemporaneamente”.

Tra i 67 progetti c’era la realizzazione della superstrada a quattro corsie, il potenziamento della viabilità tra Campobasso e Termoli , il dragaggio della diga del Liscione, la ristrutturazione dell’ospedale Veneziale di Isernia.

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Nessuno di questi è presente nelle 168 pagine del documento approvato dal Consiglio dei Ministri, con un’unica eccezione: l’elettrificazione della linea ferroviaria Campobasso-Venafro. Perfino nei finanziamenti destinati al potenziamento dei porti italiani non c’è Termoli, inserito nelle Zone economiche speciali (Zes). Oppure si parla genericamente di “rete molisana” quando nel piano di parla dello sviluppo del trasporto “con le nuove risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027.

Il Molise è stato dimenticato? Non completamente. C’è un’eccezione: nel programma che sarà inviato all’Unione europea compare quasi come una stella cometa l’elettrificazione della linea Venafro-Campobasso-Termoli nell’ambito degli “specifici investimenti di upgrading (il miglioramento della circolazione ferroviaria, ndr), elettrificazione e resilienza al sud (tra le linee specificatamente interessate si possono citare Ionica Sibari-Catanzaro Lido-Reggio Calabria, Venafro – Campobasso – Termoli, Nodo di Catania, Raddoppio Decimomannu-Villamassargia, Collegamento ferroviario aeroporto di Olbia, e altre)”.

Ferroviaria elettrificazione treni Roccaravindola

Per Micaela Fanelli, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, è un flop: “Nessuna delle 67 proposte avanzate dalla nostra Regione è stata accolta”. Di fatto, “sul Recovery Fund la capacità programmatica, progettuale e di visione del Molise è stata bocciata. E a nulla serve la smania del presidente Toma di intitolarsi meriti che non esistono”. In pratica, dice riferendosi ai progetti inviati dalla Regione Molise, “quella scatola vuota per 3 miliardi di euro e composta da progetti senza alcuna possibilità di finanziamento, come previsto è stata rimandata al mittente”.

Nel dettaglio, aggiunge la consigliera regionale, “l’unico intervento relativo al Molise è quello della linea ferroviaria Termoli-Campobasso e Venafro. Toma se n’è intestato il merito ma sappiamo benissimo che parliamo di un intervento relativo alle Ferrovie dello Stato e a valere sui Fondi di Sviluppo e Coesione. Una riprova ulteriore della mancanza di visione emersa dalle proposte che sono giunte dal Molise”. Mentre “non c’è la modernizzazione del porto di Termoli: non ci sono nessuno dei tre progetti candidati a differenza di altri porti. Come a dire: menomale che il Governo nazionale continua a voler puntare sulle Zone Economiche Speciali perché se stesse alle capacità di Toma di farsi approvare i progetti presentati, staremmo freschi”.

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L’unica speranza è legata, insiste la Fanelli, sulla “seconda e nuova fase sulle scelte relative al Recovery”.

Fanelli e Facciolla

Probabilmente la partita è ancora aperta, anche perchè il Piano deve essere approvato alle Camere. E forse c’è qualche piccolo margine di manovra come è avvenuto per gli interventi per la prevenzione e per la ricostruzione post-terremoto. “Le misure previste nella seconda versione del documento – annuncia il capogruppo Pd – sono potenzialmente utilizzabili da tutti i territori, incluso il Molise e soprattutto l’area del cratere del 2002 e la zona di Guglionesi per quello del 2018. Ampliamento questo, avvenuto grazie alle richieste che ho più volte avanzato in sede nazionale e che, alla fine, sono state accolte”.