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Ricoverato in Chirurgia senza virus, esce in una bara. La famiglia: “Ucciso dal covid ma vittima della malasanità”

La testimonianza dei parenti dell'80enne che è spirato lo scorso 20 gennaio: poco prima di Natale era stato ricoverato in Chirurgia, uno dei reparti dell'ospedale Cardarelli in cui il virus è riuscito ad entrare contagiando persone che erano ricoverate per altri problemi di salute. "Ci riserviamo di sporgere denuncia per fare luce sull'accaduto", raccontano a Primonumero. Intanto ieri al Cardarelli si è svolto il sopralluogo degli ispettori del Ministero della Salute.

C’è una consapevolezza che si sta facendo largo in questi giorni di strazio e dolore. “Vogliamo sapere la verità, quali sono le cause del focolaio scoppiato all’interno di Chirurgia. A nostro avviso si tratta di un caso di malasanità“: parole che vengono scandite con sofferenza dai familiari di una delle vittime ricoverata nel reparto interessato dal primo cluster covid accertato all’interno dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.

Otto giorni fa, il 20 gennaio, si è spento un anziano di 80 anni: era ricoverato da un mese. Ed era in attesa di sapere se doveva essere sottoposto ad un intervento chirurgico oppure se le terapie che i medici stavano valutando sarebbero bastate per risolvere un problema di salute che aveva richiesto il trasferimento nel nosocomio del capoluogo. Non si saprà mai: a ucciderlo è stato il virus, preso in ospedale. Per i suoi familiari non ci sono dubbi. 

“Tre giorni prima del ricovero – raccontano – era stato sottoposto a tampone molecolare perchè la sua patologia, una carnificazione polmonare, si risolveva solitamente con una terapia antibiotica. Abbiamo sospettato che avesse un’infezione da coronavirus, ma il tampone molecolare ha dato esito negativo”. Purtroppo le condizioni di salute dell’anziano non migliorano. Dopo una crisi respiratoria, pochi giorni prima di Natale, viene deciso il ricovero all’ospedale Cardarelli. “Anche in questo caso è stato sottoposto a tampone molecolare prima del ricovero. L’esito – ribadiscono – è stato negativo per la seconda volta”.

I primi giorni del nuovo anno alimentano l’angoscia dei familiari. Il virus entra nei reparti non covid del nosocomio contagiando complessivamente circa 60 persone tra operatori sanitari e pazienti: prima in Chirurgia (il 2 gennaio), dove muore una delle pazienti ricoverate – una donna di 74 anni – che contrae l’infezione, poi in Medicina (il 13 gennaio). Quando scoppia il focolaio e vengono riscontrati i primi contagi tra gli operatori sanitari, l’anziano 80enne viene sottoposto ad un tampone. Negativo anche questo.

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Tuttavia, la famiglia non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo. Il test molecolare viene ripetuto il 4 gennaio e ‘decreta’ la diagnosi di positività. Il 20 gennaio l’80enne, con i suoi polmoni già fragili, perde la battaglia con il covid.

“Abbiamo avuto la notizia del suo decesso alle 9.30 del 20 gennaio”, dichiarano con il dolore di chi non riesce a darsi pace per una morte considerata inspiegabile, o che si poteva evitare. “Avrebbe potuto vivere probabilmente ancora qualche anno: lui, del resto, non era una persona allettata. E in ospedale l’ultima volta che l’abbiamo visto era sorridente, camminava con le sue gambe. Quando è risultato positivo, è stato asintomatico fino al 14 gennaio. Poi, dopo una crisi respiratoria nella notte, è stato sei giorni con l’ossigeno. Il 20 è deceduto”.

Per i familiari la morte dell’anziano è dovuta alla gestione del Cardarelli, nell’ultimo anno trasformato in ospedale ‘misto’, nel quale si curano sia i pazienti covid e i malati non covid. E in questi giorni, dopo i funerali che si sono svolti in forma strettamente privata e dopo il disbrigo delle pratiche burocratiche, hanno capito che questa drammatica storia non può finire qui. “Per noi è un caso di malasanità. Ci riserviamo di sporgere denuncia per fare luce sull’accaduto”, insistono annunciando che sono pronti a rivolgersi ad un legale.

In Questura ha deciso di rivolgersi per sporgere denuncia il figlio della paziente 74enne ricoverata in Chirurgia e deceduta per il covid. Gli atti sono stati trasferiti nei giorni scorsi in Procura.

In attesa di apprendere come si muoverà la magistratura rispetto agli esposti presentati anche dall’avvocato Iacovino per conto del Comitato dei parenti delle vittime del covid, la gestione dell’ospedale Cardarelli costituisce il tallone d’Achille della sanità molisana. Purtroppo se ne parla da settimane: le criticità dell’hub covid erano state evidenziate nel sopralluogo dai Carabinieri del Nas e confermate dal commissario alla sanità Angelo Giustini. A suo dire, c’è commistione tra i percorsi covid e non covid.

Ieri (27 gennaio) sono arrivati anche gli ispettori del Ministero della Salute chiamati per verificare l’origine del focolaio nei reparti di Chirurgia e di Medicina.

Tuttavia le verifiche degli organi preposti – ammesso che consentiranno di accertare eventuali responsabilità – non riusciranno a lenire il dolore per la perdita di un familiare a cui, a causa del covid, non è stato nemmeno possibile dare un’ultima carezza.

Gli ispettori del Ministero negli ospedali molisani per verificare il rispetto dei protocolli