Violenza in carcere: detenuto nega perquisizione in cella e aggredisce gli agenti, ferita vice ispettrice della Penitenziaria

La donna ed altri due colleghi avevano già subito altri attacchi da parte dell’uomo che sarebbe dovuto essere stato trasferito in un altro penitenziario. A tutt’oggi, invece, si trova ancora confinato nel carcere di Larino. Dura presa di posizione dell’organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria

Un’ispettrice della polizia penitenziaria – in servizio al carcere di Larino – è stata aggredita e ferita da un detenuto rinchiuso nel penitenziario frentano.

Si tratta dello stesso recluso che già sei mesi prima aveva assalito la donna e due suoi colleghi. Le circostanze della reazione violenta da parte dell’uomo sarebbero praticamente le stesse in entrambi i casi.

Stando alle indiscrezioni trapelate, il detenuto non voleva che il personale di polizia penitenziaria eseguisse la perquisizione ordinaria all’interno della sua cella. Contrariato dunque dall’intervento degli agenti, avrebbe prima inveito contro la vice ispettore e poi l’avrebbe aggredita procurandole alcune ferite. Stessa scena quella registrata sei mesi fa.

E già dopo la prima aggressione c’era stata la richiesta di trasferimento del detenuto “per motivi di sicurezza”. Ma a quella richiesta inoltrata a tutte le autorità preposte non ci sarebbe mai stata alcuna risposta tant’è che il recluso è rimasto in pianta stabile a Larino dove nei giorni scorsi si è reso autore dello stesso gesto.

Oggi al riguardo interviene con durezza l’organizzazione sindacale Autonoma della polizia penitenziaria (Osap) ribadendo che il detenuto non sarebbe stato trasferito neanche di sezione (dove lavora la vice ispettrice vittima delle precedenti aggressioni).

L’Osap in una nella lunga lettera inviata al capo del Dap, al direttore generale del personale, al ministro della giustizia, al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, alla direzione della casa circondariale di Larino parla di una situazione che non è più tollerabile. “Quello che traspare – ammette l’organizzazione sindacale – è una posizione a vantaggio di un detenuto che si è dimostrato più volte violento e dunque di nessuna azione è stata presa a tutela del personale del corpo”.