Nigeriano in carcere per tentato omicidio e violenza sessuale, lo aveva già fatto nel 2018 a Campobasso fotogallery

L'uomo è rinchiuso nel carcere di Vasto. E' l'autore della brutale aggressione ai danni di una giovane donna che stava facendo running lungo il litorale il pomeriggio del 28 dicembre scorso. Questa mattina la conferenza stampa dei carabinieri presso la caserma "Eugenio Frate"

Già a Campobasso, nel settembre 2018, lungo la via Matris aveva provato a violentare una donna di 51 anni. All’arrivo della polizia,  l’extracomunitario aveva cercato di impossessarsi della pistola di un agente per poi prendere a calci la Volante. Alle spalle dunque precedenti specifici e uguali a quelli commessi a Termoli il pomeriggio del 28 dicembre scorso.

L’uomo, un nigeriano senza fissa dimora, ora è in carcere a Vasto con le accuse di tentato omicidio, violenza sessuale e rapina.

Questa mattina alla caserma “E.Frate” dei carabinieri di Campobasso, la conferenza stampa alla quale hanno partecipato i militari di Termoli per circostanziare i fatti accaduti nove giorni fa e che hanno suscitato apprensione e preoccupazione nella popolazione.

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Tutto inizia il pomeriggio di quel 28 dicembre 2020 quando una giovane donna, come ogni giorno, termina la sua consueta passeggiata sulla spiaggia di Termoli all’altezza della foce del Sinarca. Sono le 17.

Sta andando verso casa e viene fermata da un uomo alto e corpulento che con violenza la blocca afferrandole il braccio e cercando un approccio.

Lei si dimena, tira fuori il cellulare per chiedere aiuto ma lui glielo sottrae. La prende di peso e la porta in un altro posto poco distante ma più nascosto. Qui cerca di usarle violenza. Lei urla e prova a divincolarsi. A questo punto l’extracomunitario prima cerca di soffocarla poi infastidito dalle grida estrae un coltello a serramanico e le ferisce la gola, procurandole una lacerazione.

L’aggressore non si arrende: ancora una terza volta afferra di peso la vittima e la porta in un altro posto. La giovane trova la forza di essere lucida ed escogitare in quei secondi lunghissimi una strategia per sfuggire a quell’aggressione. Allora inizia a parlargli e lo convince a lasciarla andare promettendogli che si sarebbero visti in un altro momento. Una lunga trattativa dalla quale riesce a scappare quando sono le 18.30.

Lui cede, lei fugge. Corre verso la strada, chiede aiuto facendo segno a un paio di auto che però non si fermano. Fino a quando un’auto con a bordo tre ragazzi frena la corsa e le va incontro. Chiamano il 118 e il 112.

Sul posto arriva una pattuglia dei carabinieri e l’ambulanza. I militari appena avuto contezza dei fatti rilevano i primi elementi per individuare l’aggressore. La donna invece viene curata al San Timoteo, la prognosi sarà di venti giorni.

Nel frattempo iniziano le attività di rintraccio dell’uomo provando a geolocalizzare il cellulare che aveva rubato e portato con se. Ma la cella telefonica individua una zona troppo ampia. Quindi inizia un’attività di rastrellamento in molti casolari abbandonati e anche quest’azione risulta infruttuosa. Dell’uomo non c’è traccia.

Si cercano informazioni e un carabiniere, messo a conoscenza dei fatti, associa alcune caratteristiche della descrizione fornita dalla donna a quelle di un uomo che nei giorni scorsi aveva visto davanti all’ex ristorante “Guido” nei pressi della foce del Sinarca.

Anche con l’aiuto della prospezione aerea i militari inizio a studiare come poter intervenire. Delimitano l’area perché il soggetto “era armato e pericoloso” riferisce in conferenza stampa il colonnello Minnillo, comandante del Reparto operativo.

I carabinieri si avvicinano alla struttura trascurata, coperta di detriti, fatiscente. Fanno attenzione ai rumori che avrebbero potuto mettere in fuga il nigeriano e lentamente trovano il posto dove stava riposando: un tugurio.

Lo immobilizzano, lui non reagisce. Nella perquisizione sequestrano  gli abiti usati durante l’aggressione (come li aveva descritti la vittima), il coltello a serramanico, multiuso, con una lama di 7.5 centimetri usata per ferire la donna e il cellulare.

Lo portano in caserma. Non ha documenti. Consultano la baca dati che tira fuori la pagina di reati di cui si era già macchiato a Campobasso, nel 2018. Ed è irregolare sul territorio italiano.

I gravi indizi di colpevolezza e il rischio di fuga inducono i carabinieri a sottoporlo a fermo in attesa dei riscontri con la dottoressa Toncini, sostituto procuratore di Larino. Che chiede l’arresto, subito dopo convalidato dalla Gip Vacchi. Per il 38enne si aprono le porte dei carcere di Vasto: è accusato di tentato omicidio, rapina e violenza sessuale.

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