Nel Recovery Fund meno soldi al Sud. Anche Toma dice “no” alla ripartizione delle risorse

I governatori del Mezzogiorno si sono già fatti sentire. Per il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca la ripartizione delle risorse prevista nel Recovery Fund si consumerà “un furto sulla pelle del sud di 40 miliardi di euro” e “saranno mortificati settori importanti come la sanità, il turismo, i servizi idrici”, come ha dichiarato nelle scorse settimane chiedendo un confronto al Governo assieme ai colleghi di altri presidenti di Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia.

Anche il capo della Giunta regionale Donato Toma, rispetto alla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza approvata dal Governo nazionale. ha espresso netta contrarietà alla ripartizione delle risorse, in ambito nazionale, fatta sulla base di un mero criterio demografico fra Centro-nord e Mezzogiorno.

Lo ha ribadito anche durante i lavori del seminario “Recovery fund, Mezzogiorno e infrastrutture”, organizzato dall’Associazione “L’isola che non c’è” e “Pugliesi a Milano”.

Nel ricordare l’importanza della solidarietà tra regioni, il governatore si è soffermato su alcune problematicità che riguardano il Sud, quali il grave ritardo infrastrutturale, la drammatica situazione della rete stradale e ferroviaria, l’assenza di opere strategiche per far uscire le aree interne dall’isolamento, la mancata attuazione dell’articolo 22 della legge 2009 sulla perequazione infrastrutturale.

“Il disequilibrio tra territori – ha osservato – è del tutto evidente e devo dire, purtroppo, che si stenta a comprendere come tale circostanza rappresenti un limite allo sviluppo dell’intero Paese, ma direi anche dell’Europa, che, evidentemente, si è accorta di questo ed è corsa ai ripari con il Programma Nex generation Eu”.
Per Toma, “il Piano nazionale di ripartenza e resilienza è un’occasione propizia per voltare pagina e noi dovremo fare una forte azione di pressing perché possa essere modificato”.

Il presidente ha fatto poi cenno al raddoppio ferroviario della “Termoli-Lesina”, per il quale si è in attesa del parere del Ministero dell’Ambiente sulla valutazione di impatto ambientale, e ha ribadito la necessità di lavorare insieme allo sviluppo del cosiddetto “Corridoio adriatico”, tematica che è stata oggetto di un protocollo d’intesa, siglato lo scorso 24 ottobre a Pescara, fra le regioni Marche, Abruzzo, Molise e Puglia.

Più informazioni su