Muore a 66 anni l’ex boss della ‘ndrangheta Felice Ferrazzo. Era caduto in disgrazia, la moglie faceva la badante

Un tempo potente e feroce, a capo del traffico di coca e armi, Felice Ferrazzo era stato arrestato prima nel 2011 per l’arsenale delle armi a Termoli e poi nel 2016 per Isola Felice. Era diventato collaboratore di giustizia ma viveva come un poveraccio a San Giacomo degli Schiavoni, dove aveva subito anche uno sfratto. E’ morto in una clinica di San Benedetto del Tronto.

È morto a 66 anni in una clinica di San Benedetto del Tronto Felice Ferrazzo, ex boss della cocaina e delle armi di Mesoraca. Un nome, il suo, che a lungo ha ispirato timori ed evocato omicidi, sangue e violenza. Un nome notissimo in Molise perché qui Ferrazzo è stato arrestato e qui aveva, fino all’ultimo, l’obbligo di dimora. Ha trascorso i suoi ultimi anni vivendo da poveraccio, senza più potere e senza denaro, a San Giacomo degli Schiavoni.

Il boss era caduto in disgrazia, come aveva raccontato proprio a Primonumero che lo aveva intervistato il 26 settembre 2017, dopo lo sfratto da una casa popolare. “Peggio di così non potevo finire” aveva rivelato trascinando i suoi pochi averi in buste di plastica insieme con la moglie, che per permettere alla famiglia di andare avanti faceva la badante a Termoli.

L’ex boss della coca e delle armi in mezzo a una strada: “Peggio di così non potevo finire”

Ferrazzo, ex capobastone del terribile clan di Mesoraca, arrestato più volte prima che optasse (non aveva alternative) per collaborare con la giustizia fornendo nomi e segreti della ‘ndrangheta, ha avuto 5 figli dalla stessa donna. Eugenio, il maggiore, conosciuto anche come Rosario il Calabrese, è stato arrestato per traffico di armi e raffineria di cocaina tra San Salvo e Campomarino. Ora è un testimone di giustizia e nessuno sa dove si trovi.

 

Felice Ferrazzo è morto tre giorni fa nelle Marche, dove era stato ricoverato. Da un pezzo le sue condizioni di salute non erano buone. Il boss di un tempo, che comandava decine di persone e decideva chi doveva morire e chi doveva sopravvivere, ha gestito con il suo clan traffici di droga, soprattutto cocaina, di armi, ha riciclato fiumi di denaro in Svizzera e nel nord Italia, dove il clan aveva solide connessioni.

Sfrattato da casa popolare Felice Ferrazzo, affiliato di ’Ndrangheta con obbligo di dimora

 

Condannato nel 1982 una prima volta per traffico di hashish, proprio a Lugano, a partire dal 1990 aveva consolidato la sua autorità alla testa del clan calabrese eliminando quelli che minacciavano il suo ruolo di capo e diventando padrone assoluto della zona che controllava grazie ad armi acquistate in Svizzera. Nel 2011 infatti era stato arrestato a Termoli in seguito a una complessa operazione della polizia che aveva scoperto un vero e proprio arsenale in un garage di via Mazzini. Secondo la procura Antimafia abruzzese il padre Felice ed il figlio Eugenio Ferrazzo si erano stabiliti in Abruzzo per sfuggire ai loro nemici in Calabria e avevano avviato una dettagliata azione di reclutamento lungo la costa abruzzese e molisana. A Termoli nascondevano armi da guerra acquistate in Svizzera da impiegare in attività malavitose.

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