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Molise verso la zona gialla, l’Rt è però alto. Per noi rischio moderato ma “la situazione peggiora”

Sono stati resi noti i dati del monitoraggio del Ministero della Salute e dell'Iss riguardo all'epidemia. Risultati attesissimi perchè decreteranno in che zona (rossa, arancione o gialla) verrà collocata ogni regione a partire da lunedì. Il Molise è giallo, ma la situazione globale è in via di peggioramento

Attesi per oggi, puntualmente arrivati i dati del monitoraggio della Cabina di regia del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità in base ai quali verranno decise le famigerate zone (rosse, arancioni e gialle) in cui da lunedì 11 gennaio (tutta Italia sarà arancione nel weekend) verrà nuovamente ripartito il Paese. Il Molise, come da pronostico, dovrebbe rientrare nella zona gialla, quella con minori restrizioni, e a sorpresa nessuna regione dovrebbe essere ‘rossa’.

Gli occhi erano tutti puntati sull’indice Rt, quello che dà conto della trasmissibilità del virus. Ebbene, quello del Molise è pari a 1.27, ed è il più alto d’Italia a pari merito con la Lombardia. Ci si chiederà allora come è possibile l’accostamento con la zona gialla. Il tutto si spiega col fatto che per valutare l’Rt non si tiene conto del dato medio (appunto quell’1.27 per noi) ma dell’intervallo inferiore dei due (quindi tra il maggiore e il minore quest’ultimo viene considerato e non già la media tra i due valori, ndr) che appunto servono a ricostruire la media. Per questo motivo, anche se molte regioni sono sopra 1 questa settimana, solo tre finiscono direttamente in zona arancione. Lombardia, Emilia-Romagna e Calabria hanno infatti anche l’intervallo inferiore dell’Rt sopra quella soglia. Anche la Sicilia e il Veneto sono state inserite tra le arancioni ma perché lo hanno espressamente richiesto. Nessun territorio invece è in zona rossa perchè nessuno ha un intervallo inferiore di Rt superiore a 1.25.

La nostra regione ha 0,96 come intervallo inferiore dell’Rt e dunque è – seppur di poco – sotto la soglia di 1 che l’avrebbe collocata in zona arancione. Questi i dati regione per regione. Tra parentesi appunto l’intervallo inferiore.

Abruzzo 0,9 (0,83), Basilicata 0,83 (0,67), Calabria 1,14 (1,04), Campania 0,83 (0,76), Emilia-Romagna 1,05 (1,03), Friuli 0,91 (0,86), Lazio 0,98 (0,94), Liguria 1,02 (0,95), Lombardia 1,27 (1,24), Marche 0,93 (0,82), Molise 1,27 (0,96), Piemonte 0,95 (0,92), Provincia Bolzano 0,81 (0,75), Provincia di Trento 0,85 (0,79), Puglia 1 (0,96), Sardegna 1,02 (0,95), Sicilia 1,04 (0,99), Toscana 0,9 (0,87), Umbria 1,01 (0,95), Val d’Aosta 1,07 (0,87), Veneto 0,97 (0,96). Si nota che la Lombardia sfiora la zona rossa e che ci sono dieci regioni la cui media ha raggiunto o superato superato la soglia dell’1.

E il dato medio italiano non è rassicurante: è 1.03 e sale dopo l’1 dopo 6 settimane che ciò non succedeva. Per gli esperti sussiste il rischio di un repentino aumento della circolazione del virus. “Questa settimana – scrive la Cabina di regia – si osserva un peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese. L’incidenza a 14 giorni torna a crescere dopo alcune settimane di decrescita, aumenta anche l’impatto della pandemia sui servizi assistenziali e questo si traduce in un aumento generale del rischio“.

Insomma, c’è preoccupazione e si ritiene che sia necessario intervenire perché “l’epidemia si trova in una fase delicata che sembra preludere ad un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti. Questo avverrebbe in un contesto di elevata incidenza con una pressione assistenziale ancora elevata ed in crescita in molte Regioni e Province”. Per il professor Massimo Galli la spiegazione è stentorea: “Stiamo pagando gli errori di Natale”.

Quanto alla classificazione di rischio, si nota come sono 12 le regioni ad averlo alto: Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Bolzano, Provincia Trento, Puglia, Umbria, Veneto. Nel monitoraggio precedente non c’era nessuno in questa situazione. Altre 8 realtà (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Sardegna, Sicilia, Val d’Aosta e Molise) sono a rischio moderato e solo la Toscana ha un rischio basso.

Zona gialla, dunque, che come abbiamo ormai imparato significa negozi aperti, bar e ristoranti aperti ma solo a pranzo e per l’asporto. Ma resta il coprifuoco alle ore 22.

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