Libertà di culto: la chiesa non si chiude per richieste assurde

In tempo di Covid la Chiesa si è adeguata ai protocolli per consentire le funzioni religiose in sicurezza.

È a tutti noto il famoso protocollo firmato dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana Bassetti e il ministro dell’Interno Lamorgese il 18 maggio 2020 circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo.

Quel protocollo consente di tenere aperte le chiese con le dovute forme di accortezza che i fedeli e sacerdoti devono rispettare per tutelare la propria salute e prevenire contagi. Ora se una chiesa offre queste disposizioni di sicurezza essa può stare aperta per il culto dei fedeli.

A Petacciato dopo che il parroco si è trovato positivo la Chiesa è stata igienizzata (lo si fa ogni giorno) e poi sanificata rispettando il protocollo.

Nonostante queste misure di prevenzioni alcuni consiglieri di minoranza di Petacciato hanno chiesto la chiusura della Chiesa non so per quale gravissimo motivo creando non poco allarmismo.

È bene sapere che prima di chiedere la chiusura di un luogo di culto anche una sommaria letta ai protocolli d’intesa tra Governo italiano e Conferenza episcopale italiana è illuminante.

La Chiesa assolve un ruolo particolare per i fedeli che hanno diritto ad esprimere le loro convinzioni religiose.

Lo Stato italiano all’articolo 19 riconosce: “il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa e praticarne il culto” sono conferma di quella libertà religiosa a cui ogni uomo è chiamato.

Insistere per la chiusura di una chiesa, se non ci sono motivi gravi di ordine sanitario e di sicurezza pubblica, lede i diritti umani fondamentali tra cui la libertà religiosa.

Nessuno può chiudere la chiesa tantomeno consiglieri di minoranza perché questa facoltà è prerogativa dell’autorità sanitaria e di pubblica sicurezza.

Ogni uomo ha diritto alla preghiera, a ritrovarsi in un luogo per esercitare la sua azione religiosa; chiudere un luogo di culto sarebbe un atto barbaro e anti umano.

Un consigliere dovrebbe consigliare non creare paura e panico. In tempi di crisi è meglio non infuocare gli animi, meglio diffondere speranza e prudenza. Forse è bene ridirlo ai consiglieri di minoranza non stiamo in periodo elettorale ma in tempo di Covid.