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Il rito antico dell’uccisione del maiale: anche così in Molise si diffonde il contagio

Assembramenti nelle campagne per la macellazione dei suini si registrano un po' ovunque. Una tradizione fortemente radicata in Molise che neppure la pandemia riesce a scoraggiare. Il sindaco di Baranello lancia l'allarme e raccomanda alla popolazione di evitare riunioni familiari allargate che favorirebbero il contagio. Intanto a Sant'Elia a Pianisi, unico comune in zona rossa, il primo cittadino intende prorogare le limitazioni alla circolazione. A breve qui partirà uno screening di massa sponsorizzato da una azienda privata.

“Evitiamo, in questo periodo, assembramenti di più nuclei familiari legati alla tradizionale macellazione dei suini che, in alcuni paesi limitrofi, ha fortemente inciso sulla diffusione del virus”.

Sono le parole del sindaco di Baranello Marco Maio il quale, nella serata del 12 gennaio, comunicava alla sua popolazione i nuovi casi positivi emersi dall’esito dei tamponi molecolari dell’Asrem. Oltre alle consuete misure precauzionali il primo cittadino raccomandava ai baranellesi di non riunirsi tra famiglie diverse per il rito dell’uccisione del maiale, tradizione radicata e ancora oggi largamente diffusa in Molise che neppure una pandemia terribile come quella della Covid 19 riesce a fermare.

Amici e parenti che hanno acquistato il maiale si ritrovano tra dicembre e gennaio per macellare e poi lavorare le carni dell’animale. Raschiare, disossare, preparare il frutto di un allevamento durato tra i 12 e i 18 mesi richiede tempo, fatica e molte braccia. Ecco perché, nonostante le raccomandazioni, il rito si sta ripetendo anche in questi giorni tra contrade e campagne del Molise. Con inevitabili assembramenti.

L’area del Matese, quella del Fortore, tanti piccoli paesi intorno a Campobasso sono solamente alcune delle zone dove si stanno verificando riunioni di famiglia, diciamo pure allargate, per sgozzare e macellare i suini. Non accade ovunque chiaramente: in tanti quest’anno, proprio per i rischi sanitari, si stanno rivolgendo alle aziende di macellazione che si presume possano garantire standard più elevati di sicurezza.

Nell’elenco dei comuni in cui questi assembramenti si sarebbero verificati non poteva sfuggire Sant’Elia a Pianisi, unico paese della regione dichiarato zona rossa per l’elevato numero di contagiati dal virus Sars-CoV-2.

Anche qui i contatti tra amici e parenti riuniti attorno all’animale avrebbero contribuito a diffondere il Coronavirus tra i residenti della piccola comunità dove il sindaco Biagio Faiella vorrebbe prorogare le misure di contenimento, dunque la zona rossa, alla luce dei dati e del prezzo, altissimo, che il mancato distanziamento ha causato.

Su 1670 abitanti sono 103 (dati bollettino Asrem del 13 gennaio, ndr) i soggetti ancora positivi (dei 153 iniziali) di cui 18 nella casa di riposo (più 1 per il quale ieri si è reso necessario il ricovero nel reparto di malattie infettive). Cinque invece i decessi registrati (compresa la ragazza di 29 anni morta d’infarto prima che potessero eseguire su di lei il tampone per il quale era in lista).

Poiché il caso Sant’Elia è un po’ emblematico, in attesa che le limitazioni alla circolazione facciano il loro dovere, c’è una buona notizia: un’azienda del posto pagherà per i test antigenici (o rapidi) così da poter sottoporre a screening l’intera popolazione.

Intanto dal vicino Abruzzo giungono notizie poco rassicuranti: il borgo montano di Pizzoferrato, in  provincia di Chieti, che era covid free fino a qualche settimana fa, sta assistendo a una escalation di casi sospetti legati proprio alla tradizione domestica del maiale. Lo riferisce la testata Abruzzo live tv. Lì il sindaco Palmiro Fagnilli ha emanato una ordinanza invitando a limitare quanto più possibile la presenza di non conviventi alle operazioni di lavorazione delle carni, vietando il rito a chi ha sintomi riconducibili alla Covid-19 o che ha avuto contatti recenti con positivi e raccomandando, infine, di areare i locali, igienizzare le mani e usare la mascherina.