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Un uomo nella Commissione Parità, è la prima volta. Sobrino Coppetelli, che contrasta la violenza con l’uniforme e la musica

La voce è rassicurante, come sempre. Il tono delle parole è profondo e si lascia ascoltare senza avere bisogno di interromperlo. Composto anche quando deve raccontare della soddisfazione di un altro traguardo guadagnato: la sua nomina come membro della Commissione regionale per la parità e le pari opportunità del Molise.

Per la prima volta, a comporla, figurano anche nomi maschili. E il suo, quello di Sobrino Coppetelli, fa eco. Perché noto è il suo impegno nel tentare di arginare ogni forma di abuso  sulla donna e perché oltre a contrastare la violenza  indossando l’uniforme dell’Arma dei carabinieri lo fa anche con la sua voce e la sua musica.

Insieme al collega della polizia di stato, Paolo Izzi, sono infatti gli autori del singolo – lanciato recentemente – “Neanche una (in più)”. Brano che sta riscuotendo successo nel Paese e il cui introito aiuterà il mantenimento dei centri antiviolenza in Italia.

Sobrino vive e lavora ad Agnone. Quando ha ricevuto la nomina in commissione firmata dal presidente del consiglio regionale, Salvatore Micone, è rimasto sorpreso: “Mi era stato anticipato che avrebbero candidato il mio nome ma non mi aspettavo di essere eletto”.

Misurato e signorile come nel suo stile ammette che: “Poter raccontare il mio punto di vista all’interno della Commissione, sicuramente mi inorgoglisce come padre, come uomo e fortunatamente ancora come figlio. Mi pone anche in una condizione di responsabilità rispetto ad un argomento che mi è a cuore come abbiamo anche dimostrato con il progetto ‘Neanche una (in più)’ portato avanti insieme a Paolo Izzi”.

Dicevamo: è  la prima volta che in Commissione ci sono nomine maschili. Un bel segnale che arriva dalle autorità regionali. Ne è orgoglioso Sobrino e a stretto giro le parole trasudano determinazione: “La presenza maschile – dice – può essere d’esempio ai tanti u-omini-(di) che si ritengono superiori… Mi domando: superiori rispetto a cosa?”.

Sobrino simula di chiedere a se stesso, per chiedere a chi ha di fronte. Pone con decisione una riflessione che si insidia nella mente di chi legge: superiori a cosa?

E va giù duro: “Perdura ancora una sorta di coscienza indiretta per la quale l’omino (io li chiamo così), richiamando l’ancestrale concetto di minoranza, non riconosce delle doti (spesso superiori) nella donna. Bah! Ma questo sottosviluppo culturale, precisamente quando finisce?”. Eccola, un’altra domanda che ha tutto il sapore di uno stimolo riflessivo. E dalla chiacchierata con lui, ne vengono fuori a go-go. E’ un oratore consapevole e preparato; desideroso di mettersi al servizio di azioni finalizzate a valorizzare il concetto di “rispetto”. Argomento  – a dispetto dei tempi – bistrattato e frequentemente  trascurato.

“Ho sempre ritenuto necessario concentrare l’attenzione non solo sulle normative legali a contrasto del fenomeno – spiega – Secondo me ancor più importante è sviscerare e debellare definitivamente il problema da un punto di vista culturale. Il cancro del “possesso” va estirpato cominciando dai più piccoli, per esempio dai nostri figli. La carenza culturale rispetto a certi valori porta a credere che la donna sia inferiore o semplicemente sottoposta all’uomo. Ma siamo nel 21esimo secolo e io resto impietrito davanti a chi ancora fa distinzioni di sesso, colore della pelle, nazionalità. Resto sconcertato quando rispetto all’ostentazione di tanta modernità ancora si fatica invece a comprendere che siamo tutti uguali. Abbiamo tutti cervello e cuore che funzionano allo stesso modo. Credo sarebbe opportuno iniziare con l’A,b,c… nelle scuole”.

Il boato delle sue parole risuona anche al telefono. E conduce l’interlocutore in profondità.

In un’epoca in cui le donne lavorano, si impegnano per diffondere i loro valori, studiano per sostenere la loro identità e farla fiorire, sono anche mamme, spesso mogli e compagne, frequentemente sole… Le parole di Sobrino Coppetelli  hanno l’effetto di liberazione. E affiorano preziose sensazioni che quotidianamente una donna tiene aggrovigliate nell’anima per paura di non essere compresa e di essere invece discriminata.

Chiedo allora a Sobrino: quindi se io le dico donna, lei cosa mi risponde? “Uomo”.

E se le dico uomo? “Le rispondo donna”. Non batte ciglio Coppetelli. E’ domanda e risposta a stretto giro, senza esitare.

Dunque la sintesi di questa associazione? Insisto. “Che uomo e donna sono complementari”, è la replica rapida ed efficace.

Cosa auspica di fare in commissione? “Di poter contribuire (quantomeno provandoci) ad un cambiamento sostanziale di certe condotte e comportamenti atipici. Di poter vivere in un mondo dove le persone profumino di rispetto, in ogni sua forma, in ogni sua essenza”. In bocca al lupo Sobrino.