Dove la butto la scatoletta di tonno?

Lo ammetto, a volte butto il vasetto di yogurt nell’indifferenziata. E anche il cellophane tolto alle riviste o il tappo di birra. Poi capita di trovarmi tra le mani una scatoletta di tonno e mi ravvedo. E ricordo perché occorra separare, differenziare, selezionare. Un rifiuto non vale l’altro. Così come un voto, un’idea, un’ideologia, un valore, un politico. Capire l’importanza delle differenze fa la differenza. Nelle vite di ciascuno, che sommate a tutte le altre, compongono la nostra società nella quale viviamo e che non ci può essere indifferente.

Per questo lo spettacolo politico degli ultimi giorni nel Parlamento italiano ci deve indignare. E destare dal torpore ipnotico di una vita reclusa causa pandemia. La democrazia è fragile. E più si scava sotto il terreno comune dove essa poggia – l’insindacabilità dei fatti, i valori riconosciuti nella carta costituzionale, lo stato di diritto – più rischia di collassare su se stessa lasciandoci tutti feriti sotto le sue macerie. E in Italia lo è ancora di più perché la maggioranza degli elettori ha creduto e crede che si possa essere governati da chi non ha una visione politica compiuta, ma offre un contenitore indifferenziato dove poter gettare indistintamente le proprie paure, le proprie frustrazioni, le proprie rivalse, il proprio voto.

E può capitare che a seconda delle necessità si tiri fuori da questo contenitore quello che più è utile al momento. L’ispirazione sovranista e l’ideologia populista prima. E poi senza troppi problemi la visione europeista, quella sociale e democratica. E se finiscono le risorse parlamentari per proseguire il proprio percorso di potere non c’è problema: si riapre il coperchio e si invitano vecchi giurati nemici a contribuire alla mucchia gettando dentro i loro valori un tempo irrisi, siano essi popolari, liberali o socialisti.

L’ideologia dell’antipolitica del resto si basa proprio su questo principio: le idee politiche sono indifferenziate e non hanno valore. Quindi promettere di governare senza allearsi con nessuno e poi trovarsi nella condizione di farlo a turno con tutti, senza provare alcuna vergogna, non è un atto di incoerenza. Affatto, è pura affermazione della propria visione puramente antipolitica, che disprezza parimenti tutte le altre idee politiche e in egual misura se ne può servire strumentalmente.

Perché le opzioni o con nessuno o con tutti si equivalgono. L’incoerenza è degli altri. Di chi a turno ha creduto e crede che, per difendere i propri valori e la politica stessa, sia possibile condizionare attraverso l’alleanza le forze antipolitiche. Crede di redimerle e riportarle nell’alveo della politica. Senza accorgersi che in quell’abbraccio è egli che muore, insieme ai suoi valori e alla sua identità. E una volta smarrita, l’unica cosa che resta da salvaguardare non è più la coerenza, la visione, il bene del Paese, ma solo la propria sopravvivenza. La mera esigenza di conservare il potere per il potere. Assoggettati al dominio dell’antipolitica.

Solo gli stupidi non cambiano idea, certo. Ma solo chi è in malafede lo fa senza spiegare perché la si è cambiata e perché prima si fosse nel torto. Il Parlamento non è una chiesa e per l’assoluzione data dai parlamentari attraverso il voto non occorre il pentimento. Ma l’intelligenza della ragione esigerebbe la verifica di un processo di evoluzione e trasformazione del pensiero che sia reale. Altrimenti la trasformazione del pensiero è solo opportunistico trasformismo. E l’adesione politica a un partito si riduce a mera tifoseria, che per definizione è cieca, illogica, faziosa, irrazionale. In ultima analisi dannosa.

Per questo motivo quando ho una scatoletta di tonno in mano e mi viene voglia di buttarla nell’indifferenziata, mi rassegno per il bene mio, e credo di tutti, a soffocare il gesto dettato dall’istinto e dalla pigrizia. Faccio invece lo sforzo di prendere il libretto e di leggere le regole per il corretto conferimento dei rifiuti. Mi attengo alle scelte compiute da altri, che reputo competenti, per non sbagliare contenitore. Una scelta semplice, ma consapevole. Un gesto alla volta. Anche se banale, basato sulle regole, sul diritto, sulla verità fattuale, sulla fiducia nella competenza altrui. Così salveremo la società e la democrazia. Chi vi invita a buttare tutto nell’indifferenziata, compreso il vostro voto, semplicemente, vi inganna.