Cinghiali ‘padroni’ del territorio, la resa della Regione: “Fatto il possibile ma abbiamo le mani legate”

Nel rispondere a una interpellanza di Aida Romagnuolo in Consiglio regionale, l’assessore Nicola Cavaliere ammette gli scarsi risultati della lotta alla proliferazione degli ungulati e rimanda a un intervento dello Stato

Suona un po’ come una resa la dichiarazione che l’assessore all’Agricoltura Nicola Cavaliere ha fatto al termine di una interpellanza sulla proliferazione dei cinghiali in Molise oggi in Consiglio regionale: “Abbiamo le mani legate”. In sostanza la Regione non sa più a che santo votarsi nella lotta agli ungulati.

È vero infatti che il problema è comune anche ad altre aree d’Italia, ma è indubbio che pericoli e danni siano sempre maggiori, come dimostrano le centinaia di segnalazioni per incidenti, coltivazioni distrutte, scorribande. Ma a quanto sembra le soluzioni adottate dalla Regione Molise non sembrano sortire gli effetti sperati e nell’immediato non si vedono alternative, nonostante i suggerimenti arrivati da più parti, non ultima la Coldiretti.

L’interpellanza della consigliera di maggioranza Aida Romagnuolo mirava a capire cosa sta facendo la Regione per far fronte a quella che viene definita emergenza. Tuttavia anche definirla così appare fuorviante: un’emergenza è di per sé temporanea. Quando si prolunga nel tempo diventa un problema cronico. Ed è quello che è successo da un po’ di tempo in Molise.

Cavaliere lo ha in qualche modo riconosciuto, aggiungendo al problema dei danneggiamenti e dei pericoli stradali anche “un impatto sociale creato dai cinghiali, perché c’è un allarme sociale che viene creato da questi animali”.

Nicola Cavaliere

Quindi ha provato a spiegare le mosse della Regione. “A questo punto la sola attività venatoria non basta anche se molto incisiva perché vengono abbattuti centinaia di migliaia di esemplari sul territorio nazionale. La Regione Molise ha avviato i piani di controllo con la caccia di selezione, abbiamo attivato anche le chiamate di urgenza per le aziende agricole che comportano l’arrivo dei cacciatori di selezione, ma non c’è quella disponibilità immediata su tutti i 136 comuni”.

Una delle novità è rappresentata dal fatto che “quest’anno verrà introdotto un nuovo piano di controllo per l’aiuto agli agricoltori che dovrà essere approvato nel prossimo mese”.

Ma la responsabilità, secondo Cavaliere, non ha colore politico. “Non è questione, di destra, sinistra a Cinque Stelle. Per quanto riguarda il calendario venatorio non abbiamo ottenuto un ampliamento nel calendario venatorio dal Ministero. Purtroppo la norma è stata rinviata alla Corte Costituzionale e siamo costretti a mantenere aperta la caccia al cinghiale per due mesi all’anno e tre giorni alla settimana. Questo è il limite su tutto il territorio nazionale, bisogna trovare una soluzione su una materia che è dello Stato. Noi abbiamo le mani un po’ legate”.

Già in passato l’assessore aveva accusato l’attuale Governo di immobilismo, quando era emersa la possibilità per gli agricoltori di sparare agli ungulati, secondo una sentenza della Suprema Corte.

Su questo punto però, il vuoto normativo non è stato colmato. Risultato? Ci saranno ancora incidenti, avvistamenti fra le case, coltivazioni distrutte.