Silenzi sospetti e patti ‘segreti’ sull’acqua alla Puglia. Il Molise rischia di svendersi e di perdere due volte

Cosa c'è dietro questo accordo (quasi?) sottobanco tra i presidenti Donato Toma e Michele Emiliano, a capo della Regione Molise e della Regione Puglia? Perchè non si conoscono i dettagli di un'intesa che rischia di assetare la nostra regione e che sembra avvantaggiare solo il Foggiano? Si rischia di pagare un prezzo altissimo, mentre si levano poche voci dal mondo della politica e i cittadini sembrano aver dimenticato le lotte a difesa dell'acqua che è un bene pubblico.

Ricordate le manifestazioni che qualche anno fa (durante la legislatura Frattura) si svolgevano a difesa dell’acqua? Tantissimi cittadini sono scesi all’epoca in piazza per dire che l’acqua è un bene pubblico e non può essere svenduto. Alle proteste degli scorsi anni si sta contrapponendo inspiegabilmente lo strano silenzio delle ultime settimane.

Forse per rassegnazione o perchè distratti dai problemi economici e sanitari provocati dalla pandemia, i molisani probabilmente non hanno capito la reale portata dell’accordo (quasi?) sottobanco che si sta consumando alle loro spalle per la cessione dell’acqua alla Puglia tramite un’opera di soli 10 chilometri che collegherà l’invaso del Liscione a Finocchito, a due passi da Occhito.

“E’ in corso un’interlocuzione tra i presidenti della Regione Puglia Michele Emiliano e della Regione Molise Donato Toma”, ci hanno fatto sapere dai giornali pugliesi. Al Tg3 lo stesso Toma ha provato a fare il ‘pompiere’: “Il progetto non è stato ancora condiviso, devo valutare e in ogni caso si deve parlare di compensazioni”. Quindi, “questo clamore è prematuro”.

Tuttavia, il sito di informazione L’Immediato ha parlato addirittura del ‘patto dell’acqua’ tra Molise e Puglia. Insomma, al di là della Daunia (l’area geografica che separa il Fortore molisano dalla provincia di Foggia), sono pronti a festeggiare. La Puglia conta di prelevare dall’invaso del Liscione – in realtà sempre più prosciugato – fino a 70 milioni di metri cubi di acqua all’anno, una quota maggiorata rispetto ai 50 milioni di metri cubi di cui si parlava la scorsa estate. E grazie all’acqua molisana saranno irrigate le immense distese di colture pugliesi e sarà assicurato un regolare approvvigionamento idrico nelle abitazioni della Capitanata. Vantaggi enormi per l’economia e per la qualità della vita della popolazione. 

Ci sfuggono invece i benefit per la nostra regione. “La Puglia corrisponderà i ristori economici al Molise”, hanno riferito i vertici della Regione Puglia che dovrebbe staccare un ‘assegno’ di 5 milioni di euro all’anno che consentirebbero di potenziare le infrastrutture già esistenti ed evitare la dispersione idrica.

Quando e se l’acqua sarà pagata è un altro aspetto da chiarire. Perché, come ha ricordato l’ex consigliere regionale Salvatore Ciocca che ha annunciato un esposto alla Corte dei conti, “la Puglia è inadempiente da 40 anni”. E se il buongiorno si vede dal mattino…

Ma il ‘regalo’ ai vicini pugliesi il Molise non può permetterselo anche per un altro motivo: la crisi idrica che puntuale si presenta ogni estate, quando per decine di migliaia di bassomolisani inizia il calvario dei rubinetti a secco, taniche da riempire e da trasportare in casa per poter far fronte al fabbisogno domestico. Lo scorso agosto è stato durissimo: senza acqua era impossibile anche lavarsi le mani, una delle prime regole di igiene imposte per evitare il contagio. Abbiamo raccontato in decine di articoli tutti i disagi dei circa 100mila cittadini che vivono in questa zona e che aspettano da decenni infrastrutture adeguate.

Anche i turisti sono ‘fuggiti’ nei giorni dell’emergenza idrica. Per non parlare poi dei campi coltivati, privati della necessaria irrigazione. E il possibile danno per l’agricoltura molisana è stato calcolato nel patto – che si potrebbe definire ‘segreto’ visto che in Molise è sconosciuto ai più – con la Puglia?

E’ vero: le Regioni devono essere solidali. Ma in questo do ut des il Molise rischia di perdere, di arrivare alla ‘guerra’ dell’acqua con le armi spuntate, di non riuscire a fronteggiare il cambiamento climatico, la siccità che sta prendendo gradualmente il sopravvento e che rischia di ‘assetare’ anche uno dei polmoni verdi d’Italia quale è la nostra regione.

Attualmente il sistema idrico molisano non è adeguato: l’Acquedotto Molisano Centrale che avrebbe dovuto portare acqua di sorgente nei rubinetti delle case del Basso Molise non è stato completato, l’impianto di potabilizzazione non è stato adeguato. Le sorgenti del Matese non sono una risorsa idrica infinita, c’è chi pensa che non riusciranno ad assicurare acqua a tutta la provincia di Campobasso. Basta un inverno un po’ più secco e la rete idrica rischia di andare in tilt. La scorsa estate, ad esempio, si sono registrati problemi per l’approvvigionamento idrico anche in alcuni paesi del Molise centrale.

In questa situazione il Molise può permettersi il lusso di fare ‘regali’ extra, di trasformare in merce di scambio una risorsa così preziosa. Eppure non sembra essere questo il tempo per i ‘saldi’ o di svendere l’acqua alla Puglia, e dunque di consentire ad altri di mettere le mani su quello che non a caso viene definito “l’oro blu”. 

Alcuni esponenti politici – Micaela Fanelli (Pd) e Patrizia Manzo (M5S) – stanno cercando di risvegliare le coscienze e hanno chiesto al governatore Toma di bloccare il progetto. 

Acqua alla Puglia, Fanelli (Pd): “Il progetto va bloccato, Toma chiarisca in Consiglio regionale”

Acqua alla Puglia, Manzo (M5S) accusa: “La Regione Molise vuol fare cassa con le risorse idriche”

 

Invece l’ex consigliere regionale Salvatore Ciocca ha annunciato un altro esposto: sarà inviato anche alla Corte dei conti per presunto danno erariale.

Ma tocca anche ai cittadini difendere il proprio ‘oro blu’, risorsa troppo preziosa per potersi permettere il lusso di venderla. Chi ha memoria ed è sceso in campo a difesa dell’acqua pubblica non può essere indifferente adesso. Ora o mai più.