“26 posti letto entro gennaio”. I numeri di Arcuri non tornano: cantieri mai iniziati e zero personale

La lettera con la quale il supercommissario stoppa Giustini sull’ipotesi Vietri non dissipa i dubbi esistenti. Resta un mistero come il Molise possa realizzare modifiche agli ospedali e prefabbricati in dieci giorni

Il Covid Hospital a Larino ce lo possiamo scordare. In compenso entro gennaio ci saranno 26 posti letto in più suddivisi in tre ospedali. Parola di Domenico Arcuri. C’è da credergli? A guardare la situazione attuale, no. Perché il supercommissario all’emergenza coronavirus ha messo nero su bianco, rispondendo al commissario alla sanità del Molise Angelo Giustini, che 26 posti letto fra intensiva e subintensiva saranno disponibili entro la fine del mese.

Ora, mancando dieci giorni a quella data, delle due l’una: o si tratta dell’ennesimo annuncio senza seguito, e non sarebbe il primo in termini di gestione della pandemia, oppure il Molise farà un figurone e costruirà prefabbricati, aree Covid e non Covid e attrezzature in tempi simili a quelli della Cina. Con quale personale sanitario poi, è un altro discorso.

LA LETTERA DI ARCURI

Piccolo passo indietro. Lo scorso 14 gennaio il commissario alla Sanità, noto per le dimissioni annunciate, non presentate, poi inviate, ma comunque ritirate, prende carta e penna (si fa per dire) e scrive al supercommissario. In realtà non solo a lui, ma a una sfilza di destinatari che vanno dal presidente del Consiglio dei ministri a primari di Chirurgia. Lo fa per dire che così proprio non si può andare avanti con questa gestione dell’emergenza. Allega i report dei Nas che più volte hanno fatto visita agli ospedali molisani rilevando la mancanza di percorsi sperati Covid-No Covid, l’assenza di misurazione della temperatura agli ingressi, la cronica carenza di personale, la presenza di aree grigie nei presidi ospedalieri. Insomma non esattamente il mondo fantastico descritto dai vertici sanitari regionali.

E aggiunge, non senza amarezza, che il suo piano per fare del Vietri un centro Covid era stato prima appoggiato e poi improvvisamente osteggiato dal presidente Toma. Rivendica quindi la bontà della sua idea originaria come panacea dei mali molisani relativi all’epidemia in atto.

Un paio di giorni dopo Arcuri risponde e si può desumere che lo faccia a nome di gran parte degli altri destinatari, o almeno di chi ha responsabilità di gestione dell’epidemia. Il supercommissario usa il politichese per dire a Giustini che è meglio se si mette l’anima in pace perché l’ospedale Covid a Larino ‘non s’ha da fare’. “Eventuali variazioni o modifiche a tale intervento o al piano di ristrutturazione in corso non potranno che rallentarne ulteriormente la situazione o costituire nuove e maggiori spese che non potranno trovare copertura nelle risorse messe a disposizione dallo scrivente”. E dire che sono entrambi uomini nominati dal Governo.

Ma qual è l’intervento di cui parla Arcuri? Per indorare la pillola, l’uomo voluto dal premier Conte per gestire l’emergenza rivela infatti che i rinforzi previsti in termini di strutture sono già garantiti.

“Poiché la sua lettera sembra voler proporre soluzioni alternative alla previsione, già definita dell’ospedale Cardarelli di Campobasso quale Hub regionale covid o, in alternativa, il trasferimento di tutti i pazienti Covid ricoverati negli ospedali regionali Spoke di Isernia o di Termoli, potrà esserle utile sapere che entro la fine del mese, condizioni meteo permettendo, è previsto il completamento di tre strutture removibili presso gli ospedali da lei citati, per complessivi 26 posti letto di terapia intensiva o subintensiva, completamente arredate e attrezzate”.

Sarà, ma qualche dubbio resta. Il primo viene guardando il calendario. Oggi è 21 gennaio e di lavori nemmeno l’ombra. Certo, realizzare tre prefabbricati non richiede mesi di lavoro, ma sembra difficile che il tutto venga predisposto entro il termine indicato da Arcuri. C’è poi da considerare che i posti letto aggiuntivi non dovranno essere sistemati solo nei prefabbricati, ma anche in altri spazi ricavati all’interno degli ospedali, dove realizzare stanze, tramezzi, percorsi separati e accorgimenti utili a ospitare le apparecchiature per i ricoveri. Tutto questo in soli dieci giorni?

E ancora: il Piano di riorganizzazione per il potenziamento della rete ospedaliera per l’emergenza Covid, stilato dai vertici sanitari regionali e dallo stesso Giustini non più di un mese e mezzo fa, prevedeva l’implementazione di 14 posti letto aggiuntivi di terapia intensiva. Di questi, 9 nei moduli prefabbricati al Cardarelli, 3 al San Timoteo, 2 al Veneziale. E su questi numeri ci siamo.

Lo stesso Piano indicava però la necessità di ulteriori 21 posti di terapia sub intensiva, suddivisi in 15 posti per Malattie Infettive e 6 per Pneumologia. Va specificato che il Piano parla di posti letto da “convertire mediante la necessaria dotazione impiantistica idonea a supportare le apparecchiature di ausilio alla ventilazione e monitoraggio in modo che tali posti letto siano fruibili sia in regime ordinario che in regime di trattamento infettivologico”. E allora: sono posti letto nuovi o semplicemente trasformati?

Ancora una volta, l’impressione è che ci sia poca chiarezza: se 14+12 fa 26 (cifra Arcuri), che ne è degli altri 9 posti previsti nel Piano (14+21 del Piano)? E soprattutto, dove dovranno essere sistemati gli altri 12 posti che secondo Arcuri saranno pronti fra 10 giorni? Giova ricordare che l’ala Covid, annunciata dall’Asrem alla fine della prima ondata, è tutt’oggi un’area di stoccaggio rifiuti, senza l’ombra di un cantiere e se tutto andrà bene sarà pronta a marzo, ma non c’è da giurarci.

Infine l’ultimo dubbio che la lettera di Arcuri non ha dissipato. Se Giustini scrive che manca personale, che senso ha rispondere ‘ma tanto tra poco arrivano i posti letto’? Se i medici e gli infermieri sono pochi per 70 ricoverati, saranno ancora meno se un domani dovessimo arrivare a 90 ricoverati. Ancora una volta non resta che citare l’arcinoto ‘Io speriamo che me la cavo’.