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26 milioni per le imprese in crisi covid: cambiano i criteri e vengono “premiate” le più ricche

Il capogruppo del Pd Molise Micaela Fanelli denuncia le "pericolose incongruenze" dei due avvisi pubblicati lo scorso 13 gennaio sul Bollettino ufficiale della Regione Molise. "Si rischia di generare una valanga di ricorsi che paralizzeranno l'erogazione dei contributi", sottolinea l'esponente dem che ha scritto al presidente Toma.

Qualche mese fa bisognava ‘trasformarsi’ in Usain Bolt, l’atleta più veloce di tutti i tempi (non a caso soprannominato ‘fulmine’), per poter battere la concorrenza e arrivare prima di tutti al traguardo. Che non era quello della pista di atletica, ma della piattaforma Mosem dove dovevano presentare la domanda le imprese che lo scorso giugno volevano ricevere i ristori economici erogati dalla Regione Molise. Quel metodo, forse lo ricorderete, è stato un disastro, il capo della Giunta regionale attirò anche le critiche dei consiglieri di maggioranza dissidenti.

Per evitare il secondo flop il governo regionale ha deciso di cambiare metodo per erogare i finanziamenti per aiutare le imprese messe in crisi dalla crisi economica provocata dall’epidemia. Tutto risolto? Non proprio: le imprese che riceveranno il contributo dovranno essere ben strutturate, avere un fatturato non di poco conto. Non bisognerà essere Bolt – ci perdonerete il paragone – ma più che altro dei ‘piccoli’ Berlusconi.

Gli avvisi annunciati qualche giorno fa dal presidente Toma e pubblicati dell’ultimo Bollettino regionale (il Burm del 13 gennaio) sono finalizzati a sostenere le imprese con fatturato, realizzato nell’anno 2019, pari o minore a 200.000 euro e quelle con fatturato, realizzato nell’anno 2019, superiore a 200.000 euro.

Per le imprese operanti sul territorio regionale che hanno subito gli effetti del covid, le parole del governatore, “abbiamo riservato risorse che superano i 26,5 milioni di euro, di cui più di 14 milioni per i rimborsi di piccola entità e oltre 12 milioni per quelli maggiori”.

Ma anche questa volta Toma finisce nell’occhio del ciclone. Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Micaela Fanelli sintetizza così: “Chi più ha, più riceverà. Con buona pace di chi, davvero, avrebbe bisogno di aiuto da parte della Regione e che invece, anche stavolta, rischia di non arrivare”.

Micaela Fanelli Pd Consiglio regionale

Secondo la consigliera regionale, gli avvisi contengono “una serie di pericolose incongruenze che sono state segnalate al Presidente Toma in una specifica missiva” perchè “favoriranno i “più forti” a scapito dei “più deboli”. Se da una parte – argomenta Fanelli – è certamente condivisibile l’aver abbandonato l’ingiusto criterio dell’ordine d’arrivo quale unico parametro di ordinamento delle domande ai fini dell’attribuzione del contributo, dall’altro è stato adottato il criterio, anche questo errato, del reddito imponibile d’impresa o professionale desunto dalla Dichiarazione dei redditi.

Sia l’avviso “Sovvenzioni a fondo perduto di piccola entità alle PMI sospese o con grave calo del fatturato”, che quello “Agevolazioni per supportare le imprese e favorire la ripresa produttiva” infatti, non contemplano il reddito complessivo, cioè comprensivo di eventuale lavoro dipendente, pensioni, reddito da affitti e di ogni altra forma di introito, ma il reddito della sola impresa o professionale. In questo modo avvantaggiando chi, avendo altre entrate, ha subito meno le conseguenze della pandemia”.

Per il capogruppo dem è necessario una parte dei bandi (l’articolo 11, punto 2, del bando per le PMI sospese o con grave calo di fatturato, e l’articolo 10, punto 1) e inserire come parametro il ‘reddito complessivo’. In questo modo si eviteranno “ulteriori ingiustizie”.

Nella lettera inviata al presidente della Regione la consigliera regionale critica “anche un altro pericoloso aspetto di metodo” che spiega così: “Il Presidente/Assessore al ramo Toma, di fatto “ordina” ai dirigenti scelte puntualissime e, fra queste, il criterio del reddito. Un sovvertimento totale delle leggi che sovraintendono le procedure amministrative che prevedono che dagli organi politici possano venire unicamente “indirizzi”. Qui, viceversa, il vertice politico sceglie le regole tecniche e chiede ai dirigenti di attenersi, eliminando completamente la loro discrezionalità operativa. In questo modo “blinda” anche la decisione della Giunta alla quale arriva la delibera del dirigente che in realtà è opera del Presidente. Un vero e proprio mostro giuridico che rischia di generare una mole di ricorsi, che danneggerebbero ulteriormente il settore produttivo ormai in ginocchio”.

Quindi, oltre a chiedere la modifica dei due avvisi, la Fanelli punzecchia Toma che “deve smetterla, una volta per tutte, di sostituirsi agli organi tecnici, continuando a sbagliare e ad affossare le imprese più fragili”.