Pneumologia, 1 anno per una visita. Il reparto non c’è e ora anche l’ambulatorio è vuoto. E nel comitato Covid gli esperti dei polmoni non ci sono

Liste d'attesa lunghissime per una visita pneumologica a Campobasso: l'ambulatorio dell'ospedale Cardarelli è rimasto senza specialista da un mese e non è previsto, per ora, un medico che rimpiazzi il dottor Fabio Perrotta. Lui si è dimesso anche perché ha capito che non c'erano prospettive future con la nascita di una vero e proprio reparto nell'unico Hub regionale. Nel capoluogo c'è rimasto solo l'esperto di polmoni Michele Martino ma prima di ottobre 2021 è impossibile incontrarlo. Pneumologi dimenticati anche nella task force per la gestione Covid-19: se in tutta Italia si tiene in grande considerazione questa figura in Molise la governance politico-sanitaria ritiene di poterne fare a meno. Eppure i polmoni sono il bersaglio preferito del Coronavirus.

La branca della medicina interna che studia le malattie dell’apparato respiratorio si chiama pneumologia. All’ospedale Cardarelli di Campobasso un reparto dedicato non c’è. Mentre esiste un ambulatorio che dal 1 novembre è vuoto perché il suo responsabile, il dottor Fabio Perrotta, si è dimesso. L’unico medico pubblico ancora in servizio nel capoluogo regionale visita i suoi pazienti in via Toscana dove dirige l’Unità di pneumologia territoriale. La lista d’attesa del dottor Michele Martino, però, è molto lunga: chiamando oggi, 3 dicembre, il call center sanitario dell’Asrem, l’appuntamento verrà fissato con lui il 7 ottobre del 2021. In alternativa (ma dipende dall’operatore con il quale si parla a telefono) l’azienda sanitaria propone in tempi più ragionevoli il dottor Egidio Del Vescovo a Termoli (in servizio nella Medicina del San Timoteo) o Diego Burraccione a Isernia, pneumologo con una vastissima esperienza maturata più che altro nelle urgenze mediche del Pronto soccorso dove lavora da oltre 15 anni.

A rendere ancora meno roseo questo quadro è la totale assenza di pneumologi nella gestione Covid 19 che, ormai lo abbiamo imparato, è una malattia che ha come complicazione più diffusa proprio la polmonite bilaterale. Sono i polmoni, infatti, il bersaglio prediletto del Coronavirus e non è un caso se in tutta Italia gli pneumologi vengono tenuti in grande considerazione, coinvolti nelle task force o nei vari comitati a supporto dell’azione politica e sanitaria in questa fase dell’emergenza.

Tutto questo non accade in Molise.

Ce lo conferma proprio il dottor Perrotta, ricercatore casertano di malattie dell’apparato respiratorio ed ex responsabile dell’ambulatorio di contrada Tappino. Lui, appena 34 anni ma una cinquantina di pubblicazioni internazionali alle spalle, il mese scorso ha mollato tutto e tutti dopo oltre due anni di lavoro alle dipendenze del dipartimento di Medicina e Scienze della salute “V. Tiberio” della Università del Molise. La facoltà che, meglio ricordarlo a chi non è di Campobasso, è inglobata dall’ospedale Cardarelli.

Covid riorganizzazione ospedale Cardarelli Campobasso

Ufficialmente le sue sono ragioni personali: “Appena avuta l’occasione di potermi avvicinare a casa l’ho colta” dice Perrotta che oggi lavora all’ospedale civile di Caserta. Ma sotto c’è anche dell’altro: il desiderio irrealizzato di poter operare in un vero e proprio reparto “per avere una pneumologia strutturata in grado di offrire trattamenti a livello più alto in grado di rispondere alle esigenze dei vostri pazienti”.

Gli pneumologi non sono moltissimi in Italia e anche per questo la crescita di questa disciplina “è lenta”. Ciò che Perrotta aveva creato in questi due anni di lavoro era stato apprezzato da colleghi, docenti universitari e collaboratori. E dai suoi pazienti che ancora oggi continuano ad affollare (inutilmente) l’ambulatorio ospedaliero perché nessuno li avverte (dovrebbe farlo il call center Asrem) che il dottore è andato via da un mese.

Anche con lui c’era da aspettare mesi per una visita ma almeno le opzioni a Campobasso erano due: l’ambulatorio ospedaliero o quello distrettuale di via Toscana che pure tra non molto potrebbe trovarsi senza più personale: anche il dottor Martino è vicino alla pensione. E quando i suoi colleghi sono andati via per raggiunti limiti di età non sono stati rimpiazzati.

“Purtroppo nella vostra regione – riferisce Perrotta – c’è una carenza cronica di specialisti. Nei due anni passati a Campobasso posso dire di aver notato una grossa discrepanza tra l’Università, che è un vero e proprio gioiello, e l’azienda sanitaria che vive anni difficili e ha problemi molto grossi di personale e risorse. Ci vorrebbe uno sforzo di attrattività verso i professionisti che arrivano da fuori, ma nelle condizioni in cui vi trovate non so neppure se sono in grado di farlo”.

Con 13 anni di commissariamento alle spalle e l’emergenza sanitaria in corso, poi, è tutto più complicato. Anche e soprattutto quando la figura professionale stessa non viene considerata da chi muove i fili della sanità regionale.

La task force dell’Asrem per la gestione Covid 19 non comprende pneumologi ed è composta principalmente da medici di base, infettivologi, anestesisti. “Una anomalia visto che nel resto d’Italia le cose vanno diversamente”.

L’esperto dei polmoni per eccellenza dovrebbe esserci non solo in una fase di diagnosi, e dunque nella valutazione delle ecografie polmonari, “ma soprattutto – ci spiega Perrotta – per il supporto ventilatorio del paziente. In Campania hanno sbloccato cento posti negli ultimi sei mesi ma c’è bisogno di persone con competenze specifiche per aver a che fare con ventilazione e presidi come la Cpap (il casco ventilatorio)”.

In Abruzzo, tanto per fare un esempio, hanno alleggerito il carico della terapia intensiva grazie al reparto di pneumologia. In Basilicata il 2 dicembre hanno inaugurato un reparto pneumologia Covid. A Varese l’unità complessa è stata interamente riconvertita per la cura delle gravi polmoniti causate dal virus Sars-Cov-2. Di esempi ce ne sono a decine da nord a sud. Eppure la governance politico-sanitaria molisana (il direttore generale Florenzano, quello sanitario Scafarto, il Governatore Toma e l’ormai sempre più lontano commissario Giustini) non ha mai convocato Perrotta (o un qualunque altro pneumologo del posto), non gli hanno mai chiesto un parere sulla Covid e (anche per questo) il giovane medico campano è tornato a casa sua.

Zero consulti anche per il dottor Martino che ogni giorno è in servizio nell’ambulatorio di via Toscana: la sua unità operativa territoriale (che poi è lui, due infermieri e una segretaria) è satura fino a ottobre del 2021. La lista scorre più rapidamente – ma neppure troppo – in intramoenia, cioè come fosse una visita privata a pagamento. In quel caso se ne parla a febbraio 2021.

Altri specialisti con l’esperienza di Martino – e non temiamo di essere smentiti – in Molise non ce ne sono. Lui è sul territorio da quando ha iniziato a lavorare: fa visite e spirometrie, controlla la tubercolosi, si occupa della parte allergologica e fa l’emogasanalisi, un particolare esame in grado di dirci quanto ossigeno e anidride carbonica abbiamo nel sangue.

Uno così un Paese normale dovrebbero metterlo accanto ai giovani medici per trasmettere il suo sapere a chi dovrà raccogliere il testimone. Invece Martino se ne sta buono buono nel vecchio ambulatorio dell’Asrem con un carico di lavoro eccessivo (e questo spiega la lunga attesa per una visita con lui) continuando a fare anche visite a domicilio persino oggi che è così rischioso girare nelle case di estranei che non stanno bene.

La sanità in Molise è anche questo: carenze croniche che la pandemia non ha fatto che acuire.

(foto in homepage fondazioneveronesi.it)