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Letture ai tempi del Coronavirus: ecco “Luna nuova” della ‘termolese’ Rossana Vaudo  

Un Natale atipico è alle porte e per sopperire alle privazioni imposte dall’emergenza-Covid sedersi in poltrona e leggere un buon libro resta la soluzione più gradita. Ecco “Luna nuova”, romanzo d’esordio di Rossana Vaudo, originaria di Gaeta ma residente a Termoli, insegnante di scienze al liceo scientifico “Alfano da Termoli”. Rossana oltre che insegnante è un’eccellente fotografa di paesaggio: i suoi scatti rendono onore a una terra splendida come il Molise esaltandone tutta sua la bellezza in un tripudio di luci soffuse e atmosfere oniriche. L’abbiamo incontrata per farci raccontare di sé e di come un’insegnante con la passione per la fotografia sia arrivata alla pubblicazione di un romanzo.

Rossana parlami un po’ di te, come è nato il tuo libro?  

“È da quando ero una ragazzina che in alcuni momenti sentivo il bisogno di tradurre sentimenti ed emozioni in parole: scrivevo diari, poesie, lettere, o semplicemente pensieri. E così anche “Luna Nuova” non è il frutto di un progetto, ma è nato quasi per caso sotto la spinta di una necessità interiore. Scrivere mi ha permesso di conoscere di più me stessa, ha evidenziato aspetti della mia personalità che pur essendo lì, a portata di mano, non riuscivo a cogliere, e, attraverso questo, mi ha aiutata a superare una fase difficile della vita”.

Sei una grande appassionata di fotografia, nel romanzo si evince spesso questo amore. La fotografia ti ha in qualche modo ispirata? 

“La scrittura e la fotografia sono entrambe strumenti in grado di creare canali di comunicazione con la parte più profonda di sé ed è inevitabile che si mescolino e si influenzino a vicenda. Possono esserci storie racchiuse nelle immagini o storie che racchiudono immagini, come penso si evidenzi anche dall’ampio spazio che nel romanzo trovano le descrizioni, ispirate spesso a delle foto che ho scattato”.

La struttura narrativa è originale e adeguata, è come se “obbligasse” bonariamente il lettore ad arrivare fino in fondo. Questo espediente delle due narrazioni parallele che si vanno a ricongiungere ti è venuto spontaneo oppure hai avuto qualche ispirazione particolare? Altri libri, serie tv, film o simili? 

“Come ti dicevo il romanzo ha preso forma spontaneamente, per cui anche la struttura è casuale. L’idea delle due storie parallele è nata dalla ricerca di un legame tra passato e presente e i quarantotto anni che le separano sono quelli che avevo appena compiuto nel momento in cui ho iniziato a scrivere”.

In copertina c’è una splendida immagine, un paesaggio dopo una grande pioggia. C’è un messaggio particolare, come di una luce in fondo a un tunnel, di una “quiete dopo la tempesta”? 

“Sembrerà strano, ma anche la foto di copertina è il risultato di una coincidenza. L’ho scattata sul lungomare di Termoli dopo un temporale di fine agosto e l’ho pubblicata sui social, dove una mia carissima collega l’ha commentata dicendo che sarebbe stata adatta per una copertina o una locandina. E così ho pensato di proporla alla casa editrice, che proprio allora stava definendo la veste grafica del libro. Nonostante la casualità, tuttavia, nella foto si esprime il senso del romanzo: il riflesso del cielo sull’asfalto potrebbe rappresentare le due storie parallele, mentre la luce rosea che si intravede oltre la pioggia, che ancora continua a cadere, indica che il peggio sta per passare, invita alla fiducia nel futuro”.

Siamo nel bel mezzo di una seconda pandemia. Se è vero che la salvezza dell’uomo in questi momenti di tensione sta tutta nel recepire l’arte, nel fruirne, quanta salvezza c’è nel crearne? Penso alle tue fotografie e anche al tuo libro. E’ stato liberatorio e consolatorio realizzarlo? 

“Scrivere è stato difficile, a volte quasi doloroso, ma, come ti dicevo, necessario. Ho passato pomeriggi interi davanti al computer in attesa di ispirazione, che poi arrivava improvvisa, alienandomi da tutto ciò che mi circondava. Spesso accadeva di notte, mi svegliavo e sapevo cosa già scrivere. In quel caso usavo il cellulare, così almeno rimanevo a letto. Penso che le parti più belle del romanzo siano quelle scritte di notte. Altrettanto difficile è stato trovare il coraggio di proporre il testo alle case editrici. Non era tanto la paura che venisse rifiutato a spaventarmi, quanto piuttosto l’ipotesi di dover cedere al pubblico quella che rappresentava quasi una parte di me. Eppure ti assicuro che non c’è stato momento più liberatorio di quando ho avuto la certezza che avrei potuto affidare ad altri tutto ciò che in quelle pagine era contenuto.

Il periodo difficile che stiamo vivendo, il maggiore isolamento a cui siamo costretti, in cui le certezze, le abitudini, le relazioni sociali, sulla base delle quali si svolgevano in precedenza le nostre giornate sono state stravolte, il pericolo stesso che minaccia la nostra salute e quella dei nostri cari, ci costringono a focalizzarci su ciò che davvero ha valore e su noi stessi. In questo senso, tutto ciò che può rappresentare una forma di espressione, come lo sono sia la fotografia che la scrittura, possono svolgere un ruolo fondamentale. Dopotutto il titolo stesso del romanzo, Luna nuova, fa riferimento al momento buio che precede la rinascita, perché è possibile attingere dal dolore e dalla sofferenza per dare una svolta positiva alla propria vita”.

Hai qualche aneddoto particolare al quale ti senti legata?  

“Con la pubblicazione mi preoccupavo un po’ dei miei genitori, loro vivono a Gaeta, non sapevano nulla del libro; nel romanzo si indaga molto sul rapporto genitori figli e per di più alcune vicende sono ispirate ai racconti che ascoltavo da piccola dal mio nonno materno: non sapevo come l’avrebbero presa. Gliene ho fatta arrivare una copia in coincidenza con la presentazione, sono rimasti senza parole. Ma il momento più emozionante è stato dopo che mia madre lo ha letto, tra una lacrima e l’altra, mi ha confessato. È stata una sorta di riconciliazione, la chiusura di un cerchio, nel quale sono stati accolte anche persone lontane che non sentivo da una vita. Non immagini quanti contatti ho recuperato, quante amicizie che sembravano ormai perse. Quello che fino a qualche mese fa avrei ritenuto impossibile è semplicemente accaduto…forse dovrei davvero iniziare a credere nel destino”.

“Luna nuova “è un romanzo di piacevole e velocissima lettura. La struttura narrativa con due vicende apparentemente indipendenti fra loro vissute a 48 anni di distanza andandosi a ricongiungere nel finale rende il ritmo sempre più incalzante. La prosa è efficace, la dovizia di particolari con la quale l’autrice descrive i luoghi, i paesaggi e i personaggi non rallenta la narrazione, anzi le fa da cornice, ampliandone le percezioni sensoriali. Le descrizioni dei luoghi enfatizzano tutto l’amore di Rossana per la fotografia senza mettere mai in secondo piano la psicologia dei personaggi.

“Luna nuova” è a tutti gli effetti un romanzo concentrato sui rapporti umani, sulla sofferenza delle figure femminili appartenenti ad epoche diverse, sul significato intrinseco dell’amore. È incentrato sulle difficoltà di una relazione malata ma il messaggio è positivo e di grande speranza. Non è mai troppo tardi per prendere in mano la propria vita e vivere felici. In un’epoca così complessa e priva di certezze come quella odierna in cui si è costretti a convivere con la paura di un virus che miete migliaia di vittime non può esistere messaggio più consolatorio di quello trasmesso dal romanzo.

Un sentito in bocca al lupo a Rossana Vaudo per “Luna Nuova”: Natale è alle porte e questo libro può essere uno splendido regalo per tutti.