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Il Tribunale nei giorni del Covid: l’odissea di un’avvocata di Termoli a Isernia

Lo sfogo di una legale termolese offre uno spaccato del pantano nel quale la giustizia molisana è bloccata da molto tempo. E con le prescrizioni anti covid va anche peggio

Pubblichiamo per intero lo sfogo (già apparso sui social) di una avvocata di Termoli, protagonista suo malgrado di una disavventura in Tribunale a Isernia. Uno spaccato del pantano nel quale la giustizia molisana, ma forse bisognerebbe dire italiana, è bloccata da molto tempo. Con l’aggiunta delle prescrizioni anti Covid che non hanno fatto altro che aggravare la situazione.

 

Nuttata persa e figghia fimmina.

Ho udienza penale a Isernia, distante un’ora e un quarto di auto da Termoli – se le interruzioni della Trignina non sono trafficate dai tir – fissata per oggi da decreto alle ore 9,30. Visti i tempi di covid e soprattutto le notizie che circolano tra i colleghi, che favoleggiano di ingressi vietati e cause rinviate in blocco, cerco di capire da ieri se l’udienza sarà o meno regolare, visto che, difendendo parte offesa, rischio il viaggio a vuoto. Quindi ieri telefono in cancelleria alle 10,30. Nessuno mi risponde, a parte la centralinista che mi dice di chiamare a fine mattinata perché il cancelliere è in aula.

Chiamo alle 12,30 e niente da fare, lei ha sentito dire che il togato non ci sarà, ma tranquilla, pubblicheranno sul sito l’elenco dei procedimenti e l’impedimento, ma se vuole, SIGNORA, provi a chiamare dopo le 15. Scopro così che il Tribunale di Isernia ha un sito abbastanza organizzato con molte notizie sui rinvii e la calendarizzazione delle udienze: quindi cerco comunicazioni che mi possano interessare; non ne trovo. Richiamo quindi alle 15, ça va sans dire, e non mi risponde proprio nessuno.

Scrivo, disperata, una mail al tribunale (non c’è sul sito la mail della cancelleria del dibattimento) chiedendo notizie nella speranza che mi rispondano prima della partenza di stamattina. Cerco i rinvii su internet fino alle 8 di oggi, poi mi rassegno a partire. Nel frattempo riprovo a chiamare in viaggio il tribunale, ovviamente senza sentire nessun cancelliere se non la solita centralinista, che mi chiede se so chi è il giudice, in modo da confermarmi se ci sarà o no: io ho solo un numero del registro notizie di reato, figuriamoci se so chi è il giudice.

Disturbo allora un collega, magari lui ha qualche notizia dai difensori d’ufficio: macchè, chiede anche lui a chi può ma senza fortuna. Sul sito, invece, appare la notizia del rinvio delle cause del togato con l’elenco: la mia, ovviamente, non c’è. In ogni caso, arrivo in tribunale alle 9,30 e trovo il presidio uguale a quello di “non ci resta che piangere”, un paio di guardie giurate che impediscono l’accesso a chiunque perché, spiega uno mentre l’altro ripete ossessivamente il mantra “non si può entrare”, esce all’esterno il cancelliere e chiama il numero della causa (non il nome dell’imputato per la privacy. LA PRIVACY!!!!).

A quel punto gli spiego che il numero di ruolo del tribunale non ce l’ho e non so nemmeno chi sia il giudice, quindi che mi faccia entrare in modo da controllare questi dettagli e l’ora in cui mi chiameranno il procedimento. La guardia, come se io non avessi pronunciato parola, continua a salmodiare “non si può entrare” e a quel punto io sbrocco. Gli strillo che finchè non ho i riferimenti dal tribunale non esco, che provasse a fermarmi, e mi dirigo nella prima aula nella quale, mi dice il PM onorario, loro quel numero che ho io non l’hanno nel ruolo; vado nella seconda aula, leggo il ruolo e manco là la trovo.

A quel punto un collega, impietosito dalla mia espressione desolata, mi suggerisce di tornare nella prima aula dove al PM in effetti torna in mente che “ah sì, per questa scende il procuratore ma alle 13, ha un impegno prima”. Trattengo il fumo dal naso, così come le bestemmie, e finalmente do soddisfazione alla guardia giurata uscendo. Torno a mezzogiorno, hai visto mai la chiamino prima, e sto un’ora all’addiaccio, date le temperature amichevoli di Isernia, perché non si può nemmeno attendere davanti all’aula, devi stare fuori, untore che non sei altro. Alle 13,05 il cancelliere chiama la fatidica causa e nell’aula, magicamente, trovo già altri due avvocati interessati. Parte l’eccezione della difesa sul decreto di citazione in giudizio e il giudice si ritira.

Morale della favola, si deve rinotificare, rinvio a maggio. Ore 13,45, me ne vado in macchina. Alle ore 14,04 mi arriva la risposta della cancelleria “l’udienza si terrà regolarmente. Verrà chiamata in tarda mattinata”.