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Cerimonie saltate, professionisti e artigiani in crisi. A rimetterci di più sono i giovani

Nel mare magnum delle attività in crisi a non 'naufragare', anzi in alcuni casi ad incrementare le vendite dei prodotti, è stato senza dubbio il settore del 'commercio al dettaglio dei prodotti alimentari'. Qualcuno poi ha potuto contare sull'àncora dell'e-commerce, ma naturalmente non tutti

Un anno ‘nero’ per molte più categorie professionali di quanto si possa pensare. Ne abbiamo parlato con Liberato Russo, Segretario Regionale di Casartigiani Molise. Abbiamo chiesto a lui inoltre lo ‘stato di salute’ delle aziende della nostra regione, stremate dal primo lockdown e da quelli successivi (ancorchè parziali).

liberato russo casartigiani

Quali sono le categorie e i settori che hanno sofferto di più in questo difficile anno?

“Nella prima fase, ovvero nei primi mesi del 2020, sicuramente il settore più colpito è stato quello turistico-alberghiero, con danni ingentissimi all’economia delle imprese afferenti, viste tutte le rinunce pervenute da parte dei viaggiatori che avevano già prenotato. Danni ingenti soprattutto alle tantissime ‘agenzie di viaggio’ presenti sul territorio, che hanno registrato cali di fatturato di oltre il 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente! Gravissimi danni anche al ‘settore dei trasporti’ che evidenziano tutt’ora perdite cospicue a causa delle tantissime rinunce pervenute e alla mancanza di commesse. Non da meno il ‘settore dell’artigianato’, soprattutto quello relativo ai ‘servizi alla persona’. In primis, tutta la ‘categoria degli acconciatori e delle estetiste’ che – proprio a causa del primo lockdown – hanno dovuto chiudere i battenti e rinunciare a mesi di incassi, con gravi perdite in bilancio. Se si pensa poi che, a causa del Covid-19, tutte le feste e le cerimonie civili e religiose sono state annullate o rinviate a data da destinarsi – allora il problema si deve inequivocabilmente estendere a tutta la ‘categoria dei fotografi’, a quella del ‘commercio di abiti da cerimonia’, alla ‘catena della ristorazione’ e ai professionisti e consulenti legati a questi eventi, ormai non più solo stagionali (wedding planner)”.

Una platea molto ampia e variegata. Siamo in grado di stimare quante attività a causa dei vari lockdown hanno chiuso e non riapriranno? E a quali settori/categorie professionali appartengono? 

“Certamente le attività maggiormente coinvolte nel dramma delle cessazioni sono quelle appartenenti al settore produttivo e manifatturiero, a quelle riferite ai servizi e alle costruzioni. Il dato del primo trimestre del 2020 parla chiaro: per il Molise la base produttiva si riduce di 330 unità, con 865 cessazioni a fronte di 535 nuove iscrizioni al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, al netto delle cessazioni d’ufficio (queste ultime sono le cancellazioni d’ufficio di imprese non più operative, che risultavano ancora figuratamente iscritte al R.I.). È il dato peggiore degli ultimi 7 anni, rispetto allo stesso arco temporale; certamente è un dato che risente delle limitazioni e delle incertezze relative all’emergenza sanitaria Covid-19 e va ad appesantire un dato già di per se poco rassicurante. A breve avremo dati più certi per un’analisi più dettagliata e per comprendere quanto queste cessazioni delle attività imprenditoriali di un intero anno – soprattutto quelle riferite al fattore Covid-19 – abbiano influito negativamente sulla crescita economica della nostra Regione”.

Ci sono, e se sì quali, categorie professionali e settori che invece hanno incrementato la propria attività?

“Parlare di incremento di vendite-fatturato è un po’ avventato di questi tempi. Senza dubbio, il settore che è riuscito a tenere alta l’asticella del fatturato e, in alcuni casi, è riuscito ad incrementare le vendite dei prodotti è quello del ‘commercio al dettaglio dei prodotti alimentari’, l’unico settore che non ha risentito delle chiusure forzate e, anzi, ha dovuto assicurare alla collettività il massimo sforzo”.

 

Da questi mesi di lockdown e riaperture parziali come ne esce l’occupazione del territorio molisano?

“L’occupazione è in forte flessione. A risentirne soprattutto i più giovani o comunque coloro che non avevano ancora un lavoro a tempo indeterminato. Molti contratti sono stati risolti in anticipo, considerando la forte contrazione delle entrate, la mancanza di commesse, i bilanci in perdita delle aziende e l’incertezza nell’immediato futuro. Con queste premesse, lì dove si è potuto, le imprese hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali o altre fonti di sostegno al reddito ma anche qui, almeno nella fase iniziale della pandemia, la gestione è stata lunga e di difficile esecuzione con gli stessi lavoratori che hanno riscosso le mensilità di cassa integrazione solo dopo diversi mesi di attesa”.

 

A perdere il lavoro quindi sono soprattutto i giovani. Maggiormente in quali settori ciò è accaduto?

“Come già detto, ad essere colpita è stata soprattutto la fascia dei più giovani. I settori maggiormente coinvolti sono certamente quelli del settore turistico, ma anche di quello più propriamente produttivo legato al manifatturiero. Non a caso l’artigianato – che già pagava lo scotto di una lunga crisi economica – ha visto la chiusura di centinaia di aziende nell’ultimo triennio con gravi conseguenze per lavoratori e famiglie. Stessa sorte per il settore commercio, soprattutto quello relativo alla vendita al dettaglio di capi di abbigliamento e calzature”.

 

Quali settori hanno spinto di più sull’e-commerce? E con quali risultati?

“Il settore maggiormente coinvolto è stato sicuramente quello del commercio al dettaglio. Con il sostegno della Camera di Commercio – che ha dato il via ad azioni mirate e ha messo in campo risorse dedicate attraverso il P.I.D. (Punto Impresa Digitale), per molte imprese è stato possibile avere consulenze specifiche per implementare o mettere a punto piattaforme dedicate all’e-commerce o ad altri servizi utili a presentare i prodotti in vetrine virtuali visibili ovunque”.

 

I vari decreti Ristori hanno raggiunto tutte le categorie? Sono sufficienti?

“Sì, i decreti Ristori hanno raggiunto tutte le attività, forse con l’esclusione della categoria dei professionisti che sembra sarà ‘recuperata’ a breve. Sulle risorse a disposizione restano molti dubbi. Dire che l’intervento sia stato sufficiente non è corretto; direi che è stato sufficiente a tamponare l’emergenza ovvero a dare la possibilità di far fronte alle spese certe e ai pagamenti del periodo. Ma le difficoltà restano per i mesi che verranno e le risorse messe in campo sono solo un ‘piccolo contributo’ per onorare gli impegni assunti con i propri fornitori e con gli Istituti di Credito”.

Qual è la vostra ricetta, come rappresentanti di categoria, per migliorare la situazione attuale?

La risposta a questa domanda è contenuta nella lettera aperta che, come rappresentanti del commercio e dell’artigianato, abbiamo inviato qualche settimana fa al Presidente della Regione Molise.

Rappresentanti del commercio e dell’artigianato, lettera aperta a Toma