Addio al prof. Augusto Piserchia, strappato alla vita a 52 anni. Un innovatore dell’educazione fisica a scuola

Innamorato del suo lavoro e adorato dai ragazzi, vincitore di premi e grande riformista della materia con lezioni all’aperto e nuove metodologie digitali durante il lockdown per l’allenamento degli studenti. La famiglia lo ricorda con affetto e orgoglio: “E’ stato un grande”.

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La sua morte, avvenuta a 52 anni a causa di una malattia incurabile, ha lasciato addolorati i ragazzi del Liceo Scientifico Alfano da Termoli, i colleghi, il mondo della scuola e i tanti che, non solo nella sua città, hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarne le doti, la passione per il suo lavoro, le sue idee creative.

Augusto Piserchia non è stato ucciso dal Covid ma da un male incurabile che in pochi mesi lo ha strappato alla vita e alla famiglia. Resta, e oggi è più vivo e prezioso che mai, il grande contributo sociale che ha regalato, il suo spirito vitale e entusiasta, il suo metodo di insegnamento che alternava la palestra alla natura, quelle lezioni di educazione fisica che tutti, a cominciare dai suoi studenti, giudicavano innovative.

Pur avendo iniziato l’esperienza di docente solo sei anni fa, ripescato da una vecchia graduatoria quasi per volontà del fato dopo molto tempo trascorso a fare tutt’altro nella vita (ha lavorato con la ditta di famiglia nell’edilizia fino alla crisi del mattone che ha pesantemente investito Termoli), Augusto Piserchia aveva subito scovato il modo per coinvolgere e fare appassionare gli studenti. Un talento non scontato, come molti prof sanno benissimo, che gli aveva valso diversi riconoscimenti e progetti nei quali l’Alfano si è distinto durante il lockdown, come anche riportato in questo articolo di Primonumero.

 

Esercizio fisico durante il confinamento, la soluzione del Liceo Alfano

“Non poter rientrare a scuola a settembre in considerazione delle sue condizioni di salute precipitate gli è pesato moltissimo, è stato per lui un motivo di grande dispiacere” racconta la sorella Maria, che come i suoi familiari, la moglie e i 3 figli, gli è stata accanto nell’ultima e cruciale fase della malattia, quando Augusto Piserchia è stato assistito a domicilio. “E credo non avrebbe potuto avere una migliore assistenza” dice ancora Maria, che ricorda “la disponibilità e la professionalità del servizio di Assistenza Domiciliare della dottoressa Elda Fazia, che ringrazio ancora. Come ancora ringrazio Daniele, l’infermiere che non saltava un giorno, e poi il servizio di nutrizione di Campobasso del dottor Pasquale Moio e il dottor Mariano Flocco, che in ogni momento della giornata ha sanato le nostre angosce”.

Augusto piserchia

Fino all’ultimo il prof. Piserchia, che non poteva più parlare per colpa di quel male incurabile, una forma rara e aggressiva, ha ricevuto sul suo telefonino i messaggi dei suoi ragazzi, il sostegno delle famiglie e dei colleghi, l’affetto dei piccoli che lui, amante del gioco del calcio che aveva praticato sul campo, allenava sul campo di San Pietro e Paolo.

Ora resta il suo ricordo vivido per i tanti che, grazie a lui, si sono avvicinati allo sport, scoprendolo come valore e insegnamento di vita, prima ancora che come potenza fisica. Perché Augusto Piserchia è stato capace di regalare motivazioni agli altri. E questa è un’attitudine che non muore mai e continua a vivere in chi rimane.

I funerali saranno celebrati domani, mercoledì 2 novembre, nella sua parrocchia.

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