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Viene il Signore?

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di don Mario Colavita

Ogni anno il Censis (centro studi investimenti sociali) pubblica un rapporto sullo stato dell’Italia. Gli esperti di sociologia mettono insieme una serie di dati e alla fine ne esce lo stato, cioè come è la situazione dell’Italia.

Dallo stato si vede come l’Italia e gli italiani cambiamo stile di vita, pensano e si comportano in un certo modo.

Secondo il Censis noi italiani un anno eravamo un’Italia «apatica e depressa»; l’anno successivo «violenti e ancora depressi». Un altro anno «poveri e arrabbiati»; e ancora l’Italia risultava un Paese «sciapo e in felice».

In un rapporto degli ultimi anni si dice: «Italiani impauriti e cinici»; la paura del futuro blocca l’Italia; il 60% teme di diventare povero.

Un altro rapporto dice che l’Italia è il Paese più corrotto in Europa!

Oggi inizia il tempo di Avvento, non lo si capisce se non si accoglie una notizia molto diversa da quella dalla fotografia del Censis: è il vangelo. Buona notizia, notizia che ci fa sperare e rallegrare.

Qual è la buona notizia? Che il Signore viene.

Nel cristianesimo primitivo le comunità erano piccole ma piene di speranza e convinte della presenza di Gesù. La loro preghiera, come le eucarestie erano sempre rivolete al Signore Gesù che viene.

Tanto era forte questa convinzione che si è conservata un’espressione di fede nell’antica lingua aramaica (lingua parlata e commerciale prima del tempo di Gesù, poi soppiantata dalla lingua araba) l’espressione è: MARANATHA. Cosa significa, Maranatha? Può essere interpretata in duplice modo, secondo che si legge: Maran-atha (il Signore, viene) oppure Marana-tha (Vieni, Signore).

Nel primo caso è indicativa della professione di fede dei credenti nella presenza attuale di Cristo nella celebrazione eucaristica.

Nel secondo caso esprime l’invocazione della venuta finale di Gesù, la parusìa.

Il tempo dell’avvento è tempo per riscoprire e vivere questa intensa e bella espressione, Maranatha (Vieni, Signore; il Signore viene).

Si noi ci prepariamo ad accogliere Cristo, il primogenito dei risorti, l’alfa e l’omega, il principio e la fine, lui solo ci salverà e nessun altro.

L’evangelista Marco che ci aiuterà nel cammino nel nuovo anno liturgico ci mette in guardia: preparatevi, vegliate non vi fate ingannare, nell’attesa del mio ritorno. Anche nella persecuzione, non vi preoccupate Dio è dalla vostra parte!

State attenti, scrive Marco nel Vangelo, perché non conoscete il tempo in cui Cristo verrà.

Per tempo l’evangelista usa l’espressione greca Kairos è il tempo opportuno da prendere a volo, perché poi passa non torna più. L’urgenza di questo tempo è significata dalla sua venuta e dall’accogliere ora l’amore, la vita.

E poi l’invito a vigilare, a non dormire. Il dormire nel linguaggio biblico significa disinteressarsi di quello che sta accadendo, avere la testa da altre parti.

L’Avvento tempo di attesa e di responsabilità, la prima delle responsabilità e alla cura della fede, della speranza e dell’amore.

L’incontro con colui che aspettiamo verrà se «siamo irreprensibili nel giorno del Signore».

Buon inizio d’avvento a tutti!

 

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