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Taglieggiavano i pusher molisani, la Mobile ferma 3 esponenti della “Società foggiana”

SI tratta di nomi di spicco della criminalità pugliese accusati di tentata estorsione a danno di spacciatori in difficoltà con i pagamenti per la droga. Il gip ha disposto per loro l'obbligo di dimora: non potranno tornare in Molise

Il viaggio, sempre lo stesso: dalla Puglia al Molise. Facendo ora a San Severo, ora a Lucera, ora a Foggia. È il viaggio della droga – per lo più cocaina ed eroina, ma anche marijuana – ricostruito spesso nelle indagini delle forze dell’ordine coordinate dalla Procura di Campobasso.

Non basta. Tant’è che di arresti si continua a raccontare,  di denunce anche e ora anche di atti di minacce nei confronti degli stessi tossicodipendenti (che spesso si trasformano egli stessi in pusher).

Le ultime verifiche investigative della squadra mobile di Campobasso hanno accertato tentativi di estorsione destinati a tossicodipendenti molisani da parte di tre nomi di spicco della mafia foggiana. Accertamenti corredati da elementi probatori che hanno indotto il gip del tribunale di Campobasso ad emettere l’obbligo di dimora per tutti e tre i criminali. Per ora non potranno tornare in Molise dunque, ma le indagini sono in corso e non si escludono risvolti più importanti anche con gli accertamenti incrociati in terra dauna.

In un episodio in particolare gli uomini di Raffaele Iasi hanno verificato intimidazioni vere e proprie a carico di un giovane di Campobasso, consumatore di droga. Questi invitato a Foggia è stato messo davanti ad un ultimatum rispetto al debito che aveva contratto per comprare cocaina. E soprattutto era lo stesso giovane utilizzato dai tre per riscuotere altri debiti a Campobasso con altri tossicodipendenti. Se il giovane non avesse pagato avrebbe subito ritorsioni anche fisiche su se stesso o sui familiari.

La Mobile ha quindi accertato che l’organizzazione criminale della mala pugliese, oltre alle attività legate allo spaccio di sostanza stupefacente, imponeva a giovani molisani, non legati all’egemonia criminale, di pagare tutto e subito.  Intimidazioni supportate attraverso minacce, anche di morte.

Tra i tre anche un boss arrestato di recente proprio nell’ambito di una maxi operazione condotta tra Foggia, Peschici e Vieste, sul traffico di sostanze stupefacenti. Il gruppo smantellato – fu detto in quella occasione dagli inquirenti – aveva “mire espansionistiche in Molise e in Abruzzo, per effetto di una serie di ramificazioni” , le stesse di cui da oltre un anno parla anche il capo della Procura di Campobasso, Nicola D’Angelo.