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Sulla precarietà della vita

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I Domenica di Avvento – Anno B

Non vi trovi addormentati (Mc 13,33-37).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

Quanto sono attuali queste parole di Gesù! In un tempo in cui sperimentiamo in modo palese la precarietà della vita, un tempo in cui non possiamo fare programmi  a lungo termine e, se li facciamo, immediatamente ci viene in mente che sono illusori, il richiamo a vivere con la consapevolezza del limite del tempo ci fa recuperare un aspetto del messaggio cristiano che avevamo quasi del tutto abbandonato a favore o di un impegno esclusivamente sociale (la parte buona del cristianesimo) o dell’imposizione di visioni etiche che influiscano in chiave elettorale sulla politica ma soprattutto giustifichino la partecipazione alla gestione del potere politico ed economico.

In un passo dello stesso discorso, Gesù fa riferimento ai “giorni di Noè”, quando si mangiava e si beveva, si faceva una vita in cui aveva spazio anche il giusto svago (come il mare o la montagna); ma poi arrivò il diluvio che spazzò via improvvisamente tutto quel mondo. Anche oggi l’esperienza della pandemia (anche se non con la virulenza della peste nera) è arrivata a rimettere tutto in questione nonostante ci sia ancora chi, per rimozione o per calcolo politico, vuole illudere l’opinione pubblica che tutto sommato ancora si può vivere tranquillamente come al solito, solo con qualche accorgimento, per cui bisogna difendere le settimane bianche, i cenoni e lo shopping contro gli iettatori che ci vogliono mettere sotto chiave.

Gesù aveva già detto duemila anni fa qual è il vaccino contro l’illusione: la vigilanza, il non vivere nella distrazione o, per dirla con un grande filosofo, nella chiacchiera. La fede cristiana, quando non è fanatismo religioso, può svolgere una funzione di istanza critica nei confronti di certezze illusorie per ricordarci che siamo di passaggio in questo mondo e siamo chiamati a vivere con la consapevolezza che, se questo mondo passa, abbiamo la speranza che Dio ci sta preparando un mondo migliore.

 

Don Michele Tartaglia

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