Si fa assumere dalla ditta di sua proprietà per avere rimborsi dal Comune: ora deve restituire 88mila euro

L'ex consigliere comunale Francesco Di Giovine condannato a risarcire il Comune di Termoli di oltre 88mila euro. Per i giudici della Corte dei Conti tramite un abuso di personalità giuridica ha procurato un danno alle casse pubbliche. Sulla vicenda indaga la Procura di Larino

L’ex consigliere comunale di Termoli Francesco Di Giovine è stato condannato dalla Corte dei Conti del Molise a restituire al Comune 88mila euro percepiti indebitamente durante il periodo dal luglio 2014 al febbraio 2017. Secondo la ricostruzione dei magistrati, che hanno studiato l’iter, l’ex esponente della maggioranza Sbrocca si sarebbe fatto assumere come lavoratore dipendente dalla sua azienda, detenuta al 99%, e in questo modo otteneva rimborsi a favore della stessa società quando doveva assentarsi per la partecipazione ai lavori del Consiglio comunale, come prevede la legge per i lavoratori dipendenti.

La vicenda nasce da un esposto di un consigliere comunale termolese che aveva segnalato alla Corte dei Conti la questione, peraltro parzialmente nota alle cronache. Infatti nel settembre 2015 l’esponente del Movimento 5 Stelle Nick Di Michele aveva pubblicamente denunciato la cosa, parlando di rimborsi d’oro a favore di Francesco Di Giovine, il quale si era difeso dichiarando la regolarità della sua posizione.

Rimborsi d’oro: 6mila euro in tre mesi a Di Giovine, dipendente per la ’sua’ azienda

Ma la Corte dei Conti ha deciso di andare a fondo e adesso ha stabilito che la posizione dell’ex consigliere non era regolare. Infatti le indagini dei giudici contabili hanno fatto emergere che Francesco Di Giovine era socio al 99% della società Net Italia Srl, specializzata in amministrazione immobiliare, e aveva il ruolo di procuratore generale quando si era fatto assumere come direttore generale dalla sua stessa azienda a partire dal primo luglio 2014, poche settimane dopo l’elezione a consigliere per la maggioranza di centrosinistra. In precedenza Di Giovine era stato già consigliere con la maggioranza di centrodestra guidata da Di Brino, che poi aveva fatto decadere firmando insieme ad altri consiglieri comunali le proprie dimissioni davanti al notaio.

La vicenda rimborsi nasce nel luglio 2014, e secondo la Corte dei Conti quel rapporto di lavoro subordinato era artificioso. La società vedeva infatti nel ruolo di amministratore unico un soggetto che i giudici ritengono essere mero prestanome, dato che dalle indagini è emerso come questa persona svolgesse il mestiere di operaio dipendente di un’altra società e non avesse conoscenza di alcune operazioni di una certa importanza compiute della Net Italia Srl. Interrogato sulla questione, ha riferito di avere un ruolo nella Net Italia srl “a titolo di amicizia“.

Su questa vicenda l’Agenzia delle Entrate ha presentato una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Larino, procedimento ancora in corso nei confronti di Di Giovine e del presunto amministratore unico della Net Italia Srl.

A poco è servita la difesa presentata dai suoi avvocati che hanno invece ribadito il ruolo attivo del presunto amministratore unico e affermando che i rimborsi avuti da Di Giovine fossero persino esigui, poiché egli stesso partecipava ai lavori del consiglio comunale in maniera molto inferiore rispetto ad altri amministratori. Fra le contestazioni, anche il fatto che la Net Italia Srl aveva pagato contributi assicurativi e previdenziali molto più alti rispetto ai rimborsi. “Sugli importi corrisposti dalla Net Italia al D. G., importi tutti tracciabili, sono stati pagati contributi assicurativi e previdenziali il cui ammontare, sulla sola posizione del D. G., appare di gran lunga superiore all’importo contestato”.  

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Ma come si legge nella sentenza “il Collegio ritiene che il convenuto abbia deliberatamente e, quindi, dolosamente, agito nell’intento di procurare alla società i rimborsi disposti dal Comune per la fruizione dei permessi per il mandato elettivo, il cui esborso costituisce, pertanto, a tutti gli effetti un danno per le casse comunali”.

Per i giudici contabili il comportamento di Di Giovine evidenzia un abuso di personalità giuridica capace di procurare un danno alle casse pubbliche. Da qui la sentenza di condanna che il collegio composto dal presidente Tommaso Viciglione, il consigliere Gennaro di Cecilia e il referendario relatore Luigia Iocca, ha emesso pochi giorni fa. Di Giovine dovrà restituire 88.365,30 euro al Comune di Termoli. Nella somma sono compresi rivalutazione, interessi e spese di giudizio.

La sentenza della Corte dei Conti