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Ricevete in eredità il Regno

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    di don Mario Colavita

     

    “Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia,
    mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome”
    (Salmo 23, 2-3).

    È una delle preghiere più belle del salterio cristiano, in essa è evocata la figura del pastore (Dio) che ci dona presenza, sicurezza, tranquillità.

    Di questo salmo 23 tanti si sono affascinati “Le centinaia di libri che ho letto non mi hanno procurato tanta luce e tanto conforto quanto questi versi del Salmo 23”, così il filosofo francese H. Bergson.

    Per il salmista il pastore non è solo la guida, è anche il compagno di viaggio per il quale le ore del gregge sono le sue ore, stessi i rischi, stessa la sete e la fame, identica la calura implacabile.

    Il salmo fa da sfondo alla festa di Cristo Re dell’Universo.

    Nei vangeli spesso ritorna la figura del pastore, anzi nel vangelo di Giovanni Gesù si rivela come il pastore buono/bello che dona la vita per le sue pecore.

    L’immagine di Cristo nel vangelo di Matteo ci ricorda un altro aspetto di questo pastore, la sua regalità.

    Cristo è Re ma non nel senso ordinario. Un re comanda, ha potere, può fare ciò che vuole, al contrario Cristo Re è colui che dona, perdona e giudica con misericordia.

    Oggi sentiamo poco parlare di re, corone, scettri, regni, sudditi etc…, i poteri dei re si sono trasferiti, in nuovi re, sono coloro hanno potere economico, finanziario, culturale, tecnologico, niente a che vedere con i vecchi re di una volta.

    Per Paolo la regalità di Cristo si vede nella vittoria sulla morte, Cristo è il primogenito di coloro che risuscitano da morte, la primizia dei risorti.

    In Cristo risorto, vittorioso, Re, noi partecipiamo della sua vittoria e della sua risurrezione.

    Per l’evangelista Matteo il giudizio finale è la sintesi di tutta la predicazione di Gesù.

    Il giudizio di Cristo è un giudizio d’amore. Se è Re lo è perché ha amato e ama.

    Il suo giudicare verte sull’amore concreto, sulla misericordia usata e accordata al fratello.

    In questo, penso, ci farà bene leggere le pagine dell’enciclica di papa Francesco, “Fratelli tutti” in cui si ribadisce come la realizzazione di un essere umano passa attraverso il dono sincero di sé: “non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a se stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte” (Fratelli tutti, 87).

    Il Re dell’universo ci apre il mondo di Dio, nello stesso tempo ci invita ad usare misericordia per i fratelli deboli, indifesi, poveri ed oppressi che ancora chiedono.

    La vera e bella ricompensa sarà quando avremo saputo accogliere e amare il Gesù Re pastore nei tanti che chiedono accoglienza, amore e perdono.

    Alla fine della storia, se avremo fatto così Gesù ci dirà: venite benedetti del Padre mio ricevete in eredità il regno!

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