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Reparti al collasso, l’emergenza riapre le polemiche sull’ospedale covid a Larino: “Ci volevano 40 milioni”. “Falso, c’è il piano”

Le crescenti difficoltà causate dall'alto numero di ricoveri in Malattie Infettive a Campobasso e l'ipotesi di realizzare un ospedale da campo hanno riacceso il dibattito sul mancato impiego del nosocomio di Larino. E' scontro tra il consigliere regionale Andrea Di Lucente e il sindaco di Larino Pino Puchetti.

E’ stato il tormentone  della scorsa estate, quando ci si sarebbe dovuti preparare alla seconda ondata della pandemia causata dal nuovo coronavirus: meglio realizzare l’ospedale covid a Campobasso o a Larino? Forse lo ricorderete: il primo progetto era sostenuto dal presidente della Regione Donato Toma e dal direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano, il secondo era il piano proposto dal commissario Angelo Giustini e appoggiato dal sindaco del centro frentano Pino Puchetti.

Sappiamo poi com’è andata: il Ministero della Salute ha approvato una via di mezzo, una rete ospedaliera dedicata alla cura dei pazienti covid che avrebbe coinvolto i tre principali ospedali della regione, il Cardarelli di Campobasso, il San Timoteo di Termoli e il Veneziale di Isernia. 

Nella pratica sappiamo pure cosa sta succedendo: coloro che sviluppano la malattia da covid vengono trasferiti nel nosocomio del capoluogo, dove ogni giorno bisogna trovare spazi e posti letto per accogliere e curare i pazienti. Ve ne sono 67, come riportava il bollettino dell’Azienda sanitaria regionale ieri, 14 novembre. I letti non bastano più, tanto che vengono prelevati proprio da Larino. Il personale sanitario, costretto a fare ‘avanti e indietro’ da un piano all’altro tra i pazienti covid dislocati nei vari piani dell’edificio di contrada Tappino, non ce la fa più, è allo stremo delle forze.

E ci sono già diversi pazienti con Covid-19 ricoverati al San Timoteo, sebbene l’Asrem aveva garantito che il Cardarelli sarebbe stato l’unico ospedale a ricoverarli. Ma posto per tutti non c’è.

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Infine, l’epilogo più doloroso di questo disastro: i malati da covid-19 non riescono forse nemmeno più a ‘raggiungere’ la Terapia Intensiva, muoiono prima, nel reparto di Malattie Infettive, nonostante le cure di medici e infermieri che stanno cercando di resistere.

Insomma il presidio sanitario è sull’orlo del collasso, come vi abbiamo già raccontato qualche giorno fa. E siamo probabilmente solo nelle prime settimane in cui il virus è tornato a ‘mordere’ e a uccidere come non aveva fatto – almeno in Molise – durante la prima ondata.

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E’ in questo contesto che i sostenitori dell’ospedale covid a Larino sono tornati ad alzare la voce. La richiesta al Governo di un ospedale da campo con 140 posti letto li ha fatti infuriare ancora di più: “Ma come, abbiamo bisogno di una struttura del genere quando il Vietri può essere utilizzato?”, si è chiesto qualcuno sobbalzando dalla sedia nell’apprendere la notizia.

Gli ospedali da campo sono una misura precauzionale. Chi programma si prefigura lo scenario peggiore possibile”, ha provato a spiegare con un post su Facebook il consigliere regionale Andrea di Lucente. “E di fronte a questo deve essere preparato: ecco perché è stata avanzata la richiesta, così come hanno fatto altre regioni. Prima di arrivare all’ospedale da campo verranno perseguite tutte le possibili strade, come l’ampliamento del reparto di malattie infettive già in corso”.

Andrea di Lucente

Nello stesso post l’esponente dei Popolari ha ribadito i motivi per i quali non è stato possibile realizzare un ospedale covid a Larino: “Sarebbero serviti lavori alla struttura perché non è vero che è bella e pronta. Lavori alla struttura e quindi tanto tempo da perdere e milioni di euro (circa 40) da spendere“. In secondo luogo, “non servono solo respiratori e posti letto per fare un ospedale Covid. Magari! Servono pure un pronto soccorso, un reparto di radiologia non tradizionale (cioè dove non ti fai solo i raggi), un laboratorio di analisi di secondo livello, altre specialità mediche. Perché se hai il Covid e, magari, pure una gamba rotta serve anche l’ortopedico. Oppure se hai il Covid e pure un problema a un rene o urologico servono nefrologi e urologi. Insomma, serve un altro ospedale completo. E questi reparti ci sono solo nell’unico Dea di primo livello, che è a Campobasso”. Infine, “dove lo prendiamo il personale per riempirlo questo ospedale extra se già non c’è per quelli che abbiamo? I bandi per reperire personale vanno deserti: il Molise non è allettante e in Italia medici non ce ne sono”.

Parole che hanno provocato la reazione di Pino Puchetti, sindaco di Larino e primo sostenitore dell’ospedale covid a Larino: “Non si possono riferire notizie che non hanno nulla a che fare con la verità. Stiamo vivendo un’emergenza sanitaria senza precedenti e mi sono stancato, come sindaco di Larino, di ascoltare o leggere le dichiarazioni come quelle del consigliere regionale Andrea Di Lucente che forse a Larino non è mai venuto e sicuramente non ha mai visitato la struttura del Vietri.

Quello che sta accadendo in questi giorni, con la recrudescenza della pandemia, rischia di causare un’ecatombe in Molise. Sembra che tutto stia andando in tilt e la gente, i nostri nonni soprattutto, ma non solo, sono le vittime sacrificali di una politica che continua a rimanere sorda di fronte agli appelli dei territori”.

Puchetti ricorda il progetto per convertire il Vietri in ospedale Covid: “Come si fa a dire che servirebbero 40 milioni di euro? Come si fa ad affermare che al Vietri manca la radiologia, il laboratorio analisi o il pronto soccorso? Forse, ed è questa l’unica spiegazione che posso darmi, Di Lucente non è a conoscenza del progetto
stilato dal commissario ad acta Angelo Giustini che prevedeva l’ospedale covid a Larino”.

Quindi entra nel merito del progetto: “Il Vietri, a differenza del Cardarelli, necessitava soltanto dell’acquisto di attrezzature, per l’attivazione di ulteriori 6 posti letto di terapia intensiva (perchè 9 erano già presenti) e 20 di semintensiva, per un importo non superiore a 3 milioni di euro. Per il resto, percorsi differenziati, reparti distanziati e spazi per la terapia intensiva, comprese le stanze tutte dotate di ossigeno, esistono già. O meglio esistevano perchè in queste ultime settimane si sta assistendo quotidianamente allo smantellamento del Vietri. Oggi portano via letti e mobiletti, domani altro materiale”.

sindaco larino puchetti

Infine il problema del personale che, a detta di Puchetti, si presenterà anche per l’allestimento dell’ospedale da campo. Quindi, insiste, “chi doveva preoccuparsi di reclutare personale dalla fine della prima ondata covid? Quali misure sono state adottate, chi avrebbe dovuto provvedere a tutte queste cose per prepararsi al meglio alla seconda ondata?”.

Infine, il sindaco ha rinnovato l’appello al presidente Toma e al direttore Florenzano affinchè “rivedano le loro idee sull’ospedale Covid a Larino, provvedano a reperire personale con contratti adeguati, provvedano a rendere l’ospedale Cardarelli un ospedale covid free, abbandonino l’idea degli ospedali da campo e facciano convergere tutte le risorse sulla struttura di Larino. Si può ancora realizzare un ospedale covid al Vietri, non si perda altro tempo. Questo consentirebbe alla popolazione molisana che, oggi ha paura di recarsi in ospedale per farsi curare (tutti sanno che non esiste solo il covid) di avere una struttura adeguata a Campobasso e una dedicata a Larino che possa servire tutta la regione”.