Prof senza webcam, (dis)connessioni e niente laboratori. Una mamma: “Così rubano il futuro ai nostri figli”

Le riflessioni di una mamma, il cui figlio frequenta il 1° anno di un istituto tecnico superiore di Termoli, ci spingono ad interrogarci sulle disfunzioni e sugli effetti ad ampio raggio che la Dad, tutt'altro che perfetta nella realtà, manifesta. "Ci ritroveremo legioni di asini patentati, i nostri figli"

La Didattica a Distanza, che per alcuni genitori è la panacea all’epidemia, per altri è vissuta come un potenziale (anzi, oltremodo concreto) nocumento all’istruzione dei propri figli. Intanto il Governo sta accelerando per riaprire quanto prima le scuole (anche prima di Natale) ma nel frattempo le angosce legate al futuro di questi studenti permangono.

In quest’articolo daremo voce a una madre che si è rivolta a Primonumero per gettare luce sulle criticità che il sistema scolastico a distanza sta abbondantemente manifestando. Suo figlio frequenta la prima classe di un istituto tecnico superiore di Termoli. Abbiamo scelto di non fornire ulteriori dettagli sulla scuola perché consapevoli che i problemi evidenziati da questa mamma siano probabilmente la realtà anche altrove.

Intanto, è facile dire Dad. Ma con piattaforme che sovente non funzionano, problemi di connessione che sono la regola piuttosto che l’eccezione (anche negli stessi istituti scolastici dove i docenti dovrebbero far lezione) e webcam che non si vogliono-non si riescono ad attivare, la didattica da remoto rischia di tramutarsi in una futuristica utopia.

La madre che ci racconta le disfunzionalità del sistema per come lo sta vivendo lei in prima persona tramite suo figlio (“non so se questo succede nelle altre scuole di Termoli, so solo che qui è un delirio”) è decisa a non sottacere più la cosa. “Lo farò presente all’Ufficio Scolastico Regionale, ho provato ad avere colloqui col dirigente scolastico o chi per lui ma nessuno risponde ormai da settimane”. La distanza non sarebbe solo quella imposta tra studenti e docenti, ma – stando alle parole della donna – anche tra le famiglie e il personale scolastico. Un allontanamento tra le due agenzie educative più importanti per i bambini-ragazzi che rischia di fare danni i cui effetti si vedranno non nell’immediato ma a lungo termine certamente.

La spaccatura pare essersi creata anche tra i genitori, divisi in due schiere che non riescono a dialogare. C’è quella di chi, in nome della paura del contagio (sacrosanta, beninteso), proseguirebbe con la Dad epidemia-natural-durante. Per questi genitori le scuole chiuse sono una benedizione, una necessità per non rischiare di far infettare i propri figli e di conseguenza di portare il virus a casa.

Ma non la pensano tutti così. La signora che si è rivolta a noi, chiedendoci di farci portavoce delle sue preoccupazioni e perplessità, teme che il vero danno che la Dad sta procurando – e che finora è sottotraccia ma che non mancherà di rivelare i suoi effetti – sia di gran lunga superiore. Le parole sono forti, così come il timore: “Così cresciamo asini patentati”.

E spiega perché. “All’istituto frequentato da mio figlio da settembre, quindi anche prima che imponessero la Dad alle superiori, non si stanno facendo i laboratori”. Puff, saltati, come spesso sono saltate le lezioni da remoto. “Da circa dieci giorni il software sta funzionando, ma prima non era così e solo grazie a qualche insegnante coscienzioso che ha optato per un software alternativo le ore di lezione sono state fatte”. Per la donna la cosa più grave è però proprio l’assenza dei laboratori che “in un istituto tecnico sono fondamentali per la formazione”. Non sono saltati per tutti, però. “La scuola unilateralmente ha deciso che al Trienno si sarebbero fatti, al Biennio no”. È grande il malcontento: “Così creeremo studenti di serie A e studenti di serie B”.

Poi il capitolo professori. “Ci sono docenti nella classe di mio figlio che fanno lezione senza webcam, praticamente al buio. Molti poi non rispettano gli orari delle lezioni, molto spesso le accorciano. Gli studenti di questa situazione è evidente che ne approfittino”. E ancora: “I prof non stanno ritirando i disegni tecnici degli studenti per paura del contagio. Quindi non possono valutare neanche quelli”.

Una situazione di “delirio”, così la definisce questa mamma che non vuole che, per le paure degli altri genitori, suo figlio (ma in generale la sua generazione) resti indietro. “Praticamente da settembre mio figlio ha perso 5 ore di laboratorio a settimana, chi gliele ridarà?”.

Chi ridarà a questi ragazzi (così come ai bambini degli istituti di grado inferiore) quello che stanno perdendo? Quanto peserà questa assuefazione alla distanza? Quanto stanno perdendo, chiaramente, non è misurabile, è di fatto invisibile. Qualcuno diceva che l’essenziale è invisibile agli occhi.