Parla il biologo che ci dice se siamo positivi o negativi al Coronavirus. Il tampone? “Non è mai banale”. Ecco perché non se ne possono fare a tappeto

Intervista al dottor Massimiliano Scutellà, responsabile del laboratorio di microbiologia dell’ospedale Cardarelli e referente regionale all’Istituto superiore di sanità per la Covid-19. Per il biologo la diagnostica in regione “è di ottimo livello” ma i tamponi, nonostante siano di più da qualche giorno, non si possono fare a tappeto. "Dietro ogni risultato c'è un lavoro lungo e complesso in cui serve personale molto qualificato e sofisticate strumentazioni".

Arrivano da tutta la regione: dagli ospedali più piccoli, dai centri medici privati, dalle case di riposo, ma finiscono, sempre e comunque, nel laboratorio di microbiologia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. Si parla di tamponi molecolari, ad oggi il test più affidabile per scovare la presenza del virus Sars CoV-2 nel nostro organismo.

Da qualche giorno i tamponi processati, quei giganteschi cotton-fioc infilati in gola e nel naso prima di finire in una provetta trasparente, sono cresciuti per numero: da circa 800 al giorno in media a più di 1000 (con punte anche di 1200).

Come è possibile questo miracolo invocato da pazienti, amici e familiari lo abbiamo chiesto al dottor Massimiliano Scutellà, responsabile della microbiologia nel nosocomio di contrada Tappino e referente regionale all’Istituto superiore di sanità per la diagnostica Covid-19.

Scutellà, che lavora nei laboratori del Cardarelli assieme a un gruppo di biologi come lui, è l’uomo che, col suo linguaggio tecnico da addetto ai lavori spiega a Primonumero perché fare un tampone “non è mai un’operazione banale”.

tamponi laboratorio

Dottore, allora, intanto ci dica come mai oggi riuscite a processare più tamponi rispetto a pochi giorni fa. Cosa è successo?

“Abbiamo ampliato la capacità di refertazione grazie a strumentazioni aggiuntive che entrano nel processo di lavorazione dei campioni prelevati”.

Ci faccia capire: l’Asrem ha comprato nuovi macchinari?

“La diagnostica molecolare e quella microbiologica dell’ospedale Cardarelli erano già possibili grazie alla presenza in laboratorio di strumentazione ad elevata sofisticazione”.

Al Cardarelli – e qui conviene aprire una parentesi – c’è una macchina costosissima e per certi versi rivoluzionaria delle scienze mediche che effettua la Pcr (Polymerase Chain Reaction ossia la reazione a catena della polimerasi, una tecnica di biologia molecolare che consente la moltiplicazione, o amplificazione, di frammenti di acidi nucleici dei quali si conoscono le sequenze nucleotidiche iniziali e terminali). In parole più povere la Pcr studia batteri e virus e ha tantissime applicazioni utilizzate non solo per diagnosticare la Covid 19 ma anche, ad esempio, nei programmi di screening del tumore della cervice uterina. E fa tantissime altre cose.

“Ma un conto – spiega ancora Scutellà – è processare un numero limitato di campioni, un altro è fare diagnostica su un numero di tamponi elevatissimo come sta accadendo oggi. Ecco perché la dotazione è raddoppiata attraverso l’utilizzo di strumentazione aggiuntiva che, le assicuro, non è affatto semplice reperire in questo momento: la domanda di apparecchiature e test diagnostici a livello nazionale e internazionale è molto elevata, è un continuo approvvigionamento. In più abbiamo sistemato un laboratorio adeguato che ci consente di fare più tamponi e sono stati potenziati i sistemi informatici per inviare i dati alla direzione sanitaria e al dipartimento di prevenzione in tempo reale così da avere una situazione sempre aggiornata e accelerare il processo di comunicazione che in una prima fase della pandemia andava più a rilento”.

Un laboratorio ad hoc, più macchine e dati super veloci. Che altro?

“Il personale. Avere strumentazioni adeguate senza professionalità sarebbe inutile: qui non si tratta di premere un bottone altrimenti potrebbe farlo chiunque, i test molecolari hanno una loro complessità perché si compongono di più fasi: estrazione dell’acido nucleico, amplificazione che in questo caso è la retrotrascrizione del virus a Rna, amplificazione e refertazione. Ognuno di questi passaggi ha bisogno di un continuo e costante monitoraggio da parte dei professionisti del laboratorio dove, voglio ricordarlo, prosegue anche l’attività ordinaria, quella, per capirci, che si faceva prima della Covid 19. Ecco perché oggi c’è chi continua l’attività routinaria e chi processa i tamponi. L’ospedale Cardarelli è l’unico hub regionale (con tutte le specialità, il più importante del Molise per semplificare, ndr) e ha anche il compito di eseguire esami di secondo e terzo livello dagli ospedali spoke (i periferici come Termoli e Isernia)”.

Quante persone lavorano sulla diagnostica Covid-19?

“Attualmente il nucleo portante è composto da 4 persone (tre biologi e un medico) poi abbiamo altri due tecnici e un biologo specializzando che collaborano coi noi”.

Beh, insomma, non siete tanti…

“Vero. Ma anche perché chi svolge questo tipo di lavoro deve essere ben affiatato, qui non si tratta di avvicendare le persone, servono competenze e qualità perché per quanto l’automazione può essere spinta, la valutazione umana è sempre importante. Il lavoro è complesso, siamo in una fase epidemica avanzata, consideri che nello stesso istante si processano pazienti con infezione in atto, quelli con pregressa infezione mai diagnosticata o con tardive che vengono in refertazione in prima istanza. Per localizzare l’infezione da Sars Cov-2 c’è un grande lavoro dietro. Per poter dire ‘positivo’ o ‘negativo’ c’è una vera e propria ricerca genetica e microbiologica”.

Allora dottore ce lo spieghi: cosa accade tra il prelievo del campione sotto la pensilina dell’Ingegneria clinica del Cardarelli e l’apertura della cartella clinica da parte del paziente in cui c’è scritto positivo o negativo?

“Tanto per cominciare a monte di tutto c’è una procedura elettronica che traccia le provette prima ancora che queste entrino in laboratorio. I prelievi sono tanti, non possiamo commettere errori nell’etichettatura ecco perché viene generato un codice a barre per ogni paziente che verrà quel giorno a fare il prelievo. Noi non identifichiamo le persone, le provette sono già tracciate, ci limitiamo a fare un ‘check in’ prima che la provetta entri nel processo di lavorazione”.

E per chi il prelievo lo fa altrove?

“I campioni che arrivano dai vari centri di prelievo vengono convogliati in condizioni idonee in laboratorio e immessi a loro volta nel circuito di lavorazione. Ecco perché i tempi della refertazione possono variare (da 24 a 48 ore circa)”.

E arriviamo al campione biologico: una volta prelevato il materiale cellulare dal naso e dalla bocca cosa succede?

“Succede che finisce in un ‘centrifuga’ che dopo una vigorosa ‘vortexata’ permette di rilasciare le cellule ed eliminare il tampone. Dopo aver prelevato il campione si passa all’estrazione dell’acido nucleico e all’amplificazione. Poi entra in gioco l’operatore il quale, dopo aver esaminato le diverse fasi in un processo che è già tracciato in forma elettronica, dunque esente da eventuale errore umano, entra nel merito della valutazione della positività del campione analizzando quella che viene chiamata curva di amplificazione”.

Sembra davvero molto complicato…

“E lo è. Per questo i tamponi, e giustamente, non sono stati svolti in maniera capillare in tutta la regione. La trasmissione dei dati concreti al Ministero della Sanità e all’Iss non può essere banalizzata sulla base di test eseguiti in questo o quel laboratorio periferico o privato. Il Cardarelli ha una struttura idonea che significa anche avere un laboratorio certificato secondo le norme attualmente vigenti”.

Ma ci sono anche laboratori privati convenzionati con l’Asrem che eseguono tamponi a pagamento (prelievo campione, non processamento) o fanno test più rapidi come l’antigenico e il sierologico.

“Per quanto riguarda gli ospedali pubblici di Termoli, Agnone, Isernia e anche Campobasso questi sono stati dotati di test rapidi (sierologico e antigenico) che danno il risultato in poco tempo. Una misura necessaria nei casi in cui un paziente presenti una sintomatologia evidente o quando si deve entrare subito nella struttura ospedaliera per un ricovero, un intervento urgente o qualunque atto medico non rinviabile. I tamponi antigenici, assieme a quelli sulla ricerca anticorpale, elevano il livello di diagnostica Covid 19 in regione che è ottimo”

Sintetizziamo: due sono i limiti oggettivi alla capacità diagnostica espressa dal laboratorio di Campobasso: il primo riguarda i macchinari che processano una determinato numero di campioni per volta (circa 90) e che moltiplicati per il numero di ore in cui sono in funzione portano il conto a un migliaio di risultati al giorno come da bollettino Asrem. L’altro motivo riguarda il personale: il test è automatizzato ma non è automatico e ha bisogno dell’intervento umano. Non di un uomo qualunque, ma di un biologo specializzato capace di intervenire nelle complicatissime fasi di isolamento del virus.

Insomma, si fa presto a dire tamponi ma farli a tappeto non è affatto scontato.