Operatori contagiati, posti esauriti, medici in apnea. Ospedali sotto scacco di Covid e ritardi, è il disastro

Diversi i positivi tra il personale interno del Cardarelli, entrato in maxiemergenza. Al Vietri di Larino si prendono letti da portare a Campobasso, mentre i lavori per il padiglione nell’ex Hospice termineranno non prima di febbraio. Sanità molisana allo stremo e due decessi al giorno a causa del virus nelle ultime due settimane.

Come se non bastasse l’emergenza di posti letto insufficienti e medici in numero assolutamente inadeguato alle esigenze odierne del Molise sotto attacco Covid, ora arriva anche la “mazzata” del contagio che ricomincia a dilagare fra gli stessi operatori sanitari.

Il Cardarelli di Campobasso è un ospedale “misto”, che accoglie cioè sia malati Covid che no Covid. E sarebbe proprio questa commistione la principale imputata per il focolaio interno alla struttura di contrada Tappino. Oggi, 13 novembre, in un’altra giornata di straordinaria emergenza, ci sarebbero almeno 5 operatori contagiati fra Ortopedia (dove manca il personale e dove l’ingresso è stato riaperto per dare modo ai familiari di aiutare i loro cari ricoverati), centro trasfusionale e laboratorio analisi, proprio quello dove si processano, fra le altre cose, i tamponi molecolari.

“E’ un disastro” si sente ripetere da medici, infermieri, Oss. Ma nessuno di loro è disposto a parlare ufficialmente, perché in Molise – pure in questa fase critica dove la parola guerra passa di bocca in bocca – vige ancora, paradossalmente, la “legge bavaglio” voluta dal precedente dg Asrem Gennaro Sosto e più in vigore che mai (parliamo del Codice comportamentale approvato dal direttore generale, Gennaro Sosto, il 10 novembre 2016, che prevede sanzioni disciplinari per chi parla di faccende interne alla sanità con la stampa senza previa autorizzazione). Così le informazioni bisogna “estorcerle”, andarle a cercare col lanternino.

Ma in una situazione di malcontento così diffuso verso una gestione definita da più parti “inadeguata”, le lamentele sulle carenze non si possono nascondere. Tutti ormai concordano sul fatto che il piano elaborato dal dg Oreste Florenzano e dal Governatore Donato Toma per fronteggiare l’epidemia faccia acqua da più parti. Primo: i privati (Neuromed e Gemelli) che avrebbero dovuto partecipare attivamente mettendo posti letto e risorse umane non ci sono, continuano a svolgere la loro normale (e redditizia) attività ospedaliera. Secondo: l’ospedale Covid che doveva accompagnare il Molise nella seconda ondata della pandemia non esiste. Il padiglione nell’ex Hospice del Cardarelli, una struttura adiacente al nosocomio, finanziato con 4,5 milioni di euro direttamente dal Governo, non vedrà la luce prima di fine febbraio. Lo ha ammesso lo stesso Governatore Toma, affiancato in questa fase gestionale dal consigliere regionale Quintino Pallante, da lui nominato.

Il Vietri di Larino, ospedale già predisposto sul quale convergono molti fronti di opinione pubblica e rappresentanti politici, continua a essere inutilizzato. Da una decina di giorni i letti del nosocomio frentano, per la verità, vengono presi e portati al Cardarelli dove è difficile ormai trovare un posto per i nuovi pazienti e dove il numero di decessi giornalieri (28 in 14 giorni, due decessi al giorno di media) non pare arrestarsi.

Certo, il problema non è solo quello dei ricoveri, ormai saliti a ben oltre i 50 nel reparto di Malattie Infettive. Per modo di dire, perché di fatto ormai quasi tutto il Cardarelli è un gigantesco reparto di Malattie Infettive, con decine e decine di pazienti messi dove capita, nei vari reparti (a cominciare dalla Pediatria) riconvertiti in ale Covid in un ospedale che rimane “misto”, dove le urgenze (ictus, infarti, incidenti stradali) continuano ad arrivare perché, qualora si sopprimesse questa opzione, si violerebbe il diritto alla salute e all’assistenza e i vertici Asrem e politici ne risponderebbero penalmente.

Il problema sono principalmente i medici che non bastano a gestire un carico così elevato di pazienti. Malattie Infettive ha 5 dottori, e anche negli altri reparti il personale (che inoltre non è specializzato per la gestione dei malati Covid) è ridotto all’osso. Per non parlare di Terapie Intensive. E per non parlare dei due ospedali periferici, il San Timoteo di Termoli e il Veneziale di Isernia, ove Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza ormai traboccano di malati Covid in attesa di venire trasferiti a Campobasso, dove i posti sono esauriti.

Ospedali, al Cardarelli è maxiemergenza. 5 pazienti Covid al San Timoteo. Tra loro anche una operatrice del reparto

 

Le disposizioni di limitare i ricoveri ai casi più gravi (e ai pazienti meno anziani) non sono il frutto di ricostruzioni fantascientifiche e complottiste, ma la cruda, tragica realtà. Il personale del 118, che fa la spola da un capo all’altro del Molise per chiamate per crisi respiratorie, febbre alta, anziani che non saturano più, lo ammette. Non c’è posto per tutti: questa la sintesi oltre le reticenze e la cautela. Una sintesi che, proprio come in una guerra, prelude alla scelta fra chi far vivere e chi lasciar morire.

L’ospedale di Campobasso, l’unico hub regionale covid, sembra una ‘bomba’ pronta ad esplodere anche alla luce delle ultime positività registrate tra gli addetti del laboratorio analisi nel quale vengono quotidianamente processati i tamponi effettuati per rilevare il Sars-Cov-2.

E’ l’ultimo colpo per il presidio sanitario che appare sull’orlo del collasso, già interessato il mese scorso da un focolaio che ha interessato alcuni infermieri e un medico rianimatore. Un ospedale che ha perso la sua fisionomia per far posto al crescente numero di ricoveri per Infettivi. Il numero dei letti è agli sgoccioli, nonostante i numerosi ampliamenti previsti dall’Azienda sanitaria: prima al piano terra, poi al quinto piano e infine al terzo, nel reparto di Pediatria. Uno sforzo che non è riuscito a tamponare il crescente fabbisogno di posti letto per i pazienti covid. Attualmente circa 60 persone sono ricoverate al Cardarelli perchè hanno bisogno delle terapie mediche.

La spia rossa insomma non lampeggia più, ma è perennemente fissa. Tanto è vero che nel presidio sanitario è scattata la ‘maxiemergenza’.

La politica, che avrebbe dovuto prevederlo e arginare il rischio, corre ai ripari con solleciti a Governo. “Sto inviando al commissario per l’emergenza Domenico Arcuri richieste per rafforzare le nostre strutture sanitarie”, ha detto oggi il governatore Donato Toma a margine di una conferenza stampa per presentare le misure per le aziende zootecniche.

Mentre il sindaco del capoluogo Roberto Gravina ha chiesto un intervento degli ispettori ministeriali inviando una nota ufficiale al ministro Speranza, al suo vice Sileri e infine al commissario alla sanità per il Molise Giustini, ipotizzando il mancato rispetto dei protocolli ministeriali per gli ospedali covid e in particolare lo scarso funzionamento dei percorsi covid: funzionano o il personale sanitario rischia l’infezione?

Infine, tutti i pazienti covid devono affluire al Cardarelli di Campobasso, anche i dializzati della provincia di Isernia. Lo ha denunciato questa mattina Filomena Calenda che ha chiesto un intervento urgente all’Asrem per risolvere questa situazione.

Devono fare la dialisi ma hanno il coronavirus: pazienti ‘spediti’ da Isernia a Campobasso

In questa situazione di confusione e di incertezza generale, mentre ci vorrà tempo per i lavori necessari a realizzare un padiglione autonomo adiacente al Cardarelli per la cura dei malati covid, l’ospedale più importante della regione rischia di finire in un ‘baratro’ e di collassare all’interno di un’emergenza sanitaria che sembra irrefrenabile.