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Nel paese dell’olio una cultura vivace s’intreccia alla bontà di questa risorsa straordinaria

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A corte di sua maestà l’olio extravergine di oliva. Nel momento in cui il Coronavirus detta i nostri comportamenti, il re dei condimenti fa sentire il suo profumo nel mondo dei frantoi colletortesi.

oliveti colletorto

Sembra paradossale, ma l’emergenza in atto ci offre l’occasione di apprezzare ancora di più le meraviglie sconosciute di questo habitat a dimensione umana. Le note dei profumi esaltanti si devono alle cultivar locali. Tra queste spicca l’Oliva Nera di Colletorto, autentica regina. Novembre è il mese del trionfo dell’olio. In questa terra di confine profumano le vie nel “Borgo degli Angioini”. Rinnovando non poche voci di una memoria antica che chiede più attenzione.

“Revenne e femmene da ‘ncambagne/tutte sch’tanghe/ca schina rotte/ e ca faccia gghianghe/Revenne da Defenze e da Sciumare/da Sanda Lucia e da Sanda Marie/ pe ffa dope tanda fatije/ na bbona Veile’je. L’incipit di “Olive e olio in versi” apre il sipario su questa terra di confine tra la Puglia Dauna e il Molise. Chi giunge in questo angolo del Molise, a tutto campo può toccare con mano la “Vallata degli ulivi” esposta a mezzogiorno.

In primo piano il Vallone di Laureto. All’orizzonte, su una motta normanna, riluccica una chiesetta rurale. Al suo interno troneggia solitaria la “Madonna degli Ulivi”. Protettrice delle campagne, delle spose e dei bambini. Si tratta di una Madonna Nera tratturale. Lignea. Interessante. Col manto argenteo. Come i tanti oliveti, dalle geometrie disegnate ad arte, che protegge.

Qui, a pochi passi del tratturo Celano-Foggia sale l’orgoglio delle proprie radici. Nel 976 il sito viene donato dai duchi di Benevento, Landolfo e Pandolfo di Capodiferro, alla Badia di Sant’Elena in Pantasia. Qui pare che Edrisi, geografo arabo alla corte del re normanno Ruggero II, abbia tracciato la “Via Laureti” per collegare la Capitanata a Larino e, dunque, al Sannio Frentano.

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Nel 1256 Donna Rigandasia ne rafforza i confini. Oggi, vari oli prendono il nome da questa narrazione antica: “Colle d’Angio’ “, “Rigandasia”, “Marchese Rota” e “Giovanna I d’Angio’ ” per non dimenticare l’identità simbolo del luogo. Tra le curiosità resiste la tradizione di assegnare un piccolo oliveto ai giovani sposi. In qualche caso sopravvive pure “L’Oliva della Vigilia”. Da raccogliere pochi giorni prima di Natale per rendere più gustosa la gastronomia locale.

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