Max Favo, ex mister dei Lupi che giocò con Maradona: “Come fosse morto un fratello”

L’allenatore, napoletano doc, spiega chi era il ‘Dio del calcio’: “Un generoso, aiutava tutti e in tanti l’hanno sfruttato. A noi più giovani prestava anche l’auto…”. Favo è stato compagno di squadra del ‘pibe de oro’ dal 1984 al 1986, cioè nei primi suoi primi due anni con la maglia azzurra: “Lui era prigioniero di se stesso, non poteva fare due metri senza che non lo assalissero per un autografo. Ho un grande ricordo di quei momenti magici”.

Avere per due anni la possibilità di condividere lo stesso spogliatoio con il ‘Dio del calcio’ non è roba da tutti i giorni. E infatti pochi possono vantare di aver giocato assieme a Diego Armando Maradona. Tra questi c’è sicuramente un volto conosciuto al pubblico calcistico campobassano, quel Massimiliano Favo che fece molto bene nella sua parentesi in rossoblù nella stagione 2015/2016, quando subentrò a Roberto Cappellacci e portò la squadra al terzo posto, a un passo dal ripescaggio che però sfuggì perché risorse non ce n’erano.

Il tecnico, napoletano doc, ha giocato due anni con il ‘pibe de oro’: “Esattamente dal 1984 al 1986, cioè nei primi due anni di Maradona a Napoli. E per me è stata un’esperienza fantastica, che mi ha fatto crescere tanto, visto che avevo solo 18 anni”. La notizia della morte del più grande calciatore della storia del calcio l’ha naturalmente colpito: “Una notizia sconvolgente, come fosse morto un fratello, uno di famiglia. Si dice sempre che gli artisti non vivano molto per la vita sregolata che fanno. Ma io credo che si parli di Maradona anche a sproposito”.

Massimiliano Favo

Il suo ricordo personale: “Chi ha avuto la fortuna di viverlo può dire che persona era. Lui purtroppo è stato sempre sfruttato, in tanti si sono approfittati della sua generosità. Ed era prigioniero di se stesso: ricordo che a fine allenamento non poteva fare due metri a piedi che veniva assalito dai tifosi a caccia di un autografo. La sua non era vita, non poteva uscire per strada a Napoli proprio per l’affetto incredibile dei napoletani”.

Ma lui si donava anima e corpo a una città che l’ha adottato: “Io credo che solo per caso sia nato in Argentina – prosegue Favo – perché era napoletano dentro. Il suo sorriso, la sua voglia di aiutare sempre tutti, era orgoglioso di indossare la maglia azzurra. Anche con noi più giovani in squadra era così. Per esempio, si assicurava che la società ci pagasse i premi che ci spettavano, ricordo che spesso mi diceva se volessi la sua auto, magari per fare un giro con la fidanzata diceva…”.

“Spero che possa trovare quella serenità che ha sempre anelato in vita” conclude l’allenatore divenuto poi nella sua carriera di calciatore uno dei simboli del Palermo.

(Foto tratta dal profilo facebook di Massimiliano Favo)