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Si ferma tutto, ma la “tassa” sulle caldaie no. Fioccano gli accertamenti della Regione: non c’è pandemia che tenga

La Regione Molise sta inviando direttamente a casa dei molisani tecnici incaricati di visionare le carte delle caldaie, pretendendo, tra l’altro, dai cittadini selezionati l’autocertificazione sanitaria per il Covid-19. Ci si chiede se i controlli in questione, stante anche l'emergenza sanitaria e le difficoltà che stanno vivendo molti cittadini, fossero così necessari

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Avvisi, raccomandate e bollettini di pagamento: in Molise puntuale ritorna l’ora dei controlli (e delle multe) per la mancata manutenzione delle caldaie. Accade in questi giorni, con un’aggravante oggettiva: il paradosso del momento. Della serie, nulla può fermare o mettere in stand by l’accertamento e l’ispezione degli impianti termici domestici. Nulla, nemmeno l’emergenza sanitaria in corso. Intendiamoci: le leggi si rispettano, gli obblighi imposti dalle norme anche, chi omette di fare una cosa prevista deve risponderne. Tuttavia, anche in questo principio di regole e doveri, il buon senso a fondamento non sarebbe poi malaccio.

avviso accertamento caldaie

La Regione Molise, come se altro non potesse, come se non appartenesse al Paese delle sanatorie e dei condoni, tramite la società concessionaria del servizio, sta inviando direttamente a casa dei molisani tecnici incaricati di visionare le carte delle caldaie, pretendendo, tra l’altro, dai fortunati cittadini selezionati l’autocertificazione sanitaria per il Covid-19. Quando si dice il rigore comportamentale.

Tutto questo, proprio mentre il Governo centrale stringe la cinghia della libertà individuale e mette, suo malgrado, intere categorie di lavoratori in ginocchio nell’intento di far capire ai cittadini che non bisogna uscire, che non bisogna incontrare persone, perché forse solo così si può provare a contrastare il secondo e più devastante round della pandemia da Coronavirus.

E così da Milano a Napoli, da Roma a Torino, anche nel Molise, che se protesta lo fa a voce non altissima, ovunque in piazza scende la disperazione. Scendono i ristoratori, i gestori di bar, di pub, i loro dipendenti, le donne che puliscono i locali, i titolari delle palestre, i loro allenatori, scendono gli attori, gli attrezzisti, i truccatori. Scende chi chiede di poter continuare a lavorare anche con tutte le difficili e complicate condizioni che il momento impone, scende chi ha paura di vedersi chiuso da un momento all’altro. Il lockdown fa paura, anche se è necessario.

A fronte di ciò, la stessa Regione, che soltanto qualche mese fa ha voluto dare un segnale di vicinanza sospendendo il pagamento del bollo auto, ora sembrerebbe rinnegare se stessa ripetendosi in una storia che lo scorso anno ha destato più che clamore. Perché la vicenda del controllo delle caldaie ha già raccontato un accanimento difficile da non definire tale.

Chi residente fuori regione o chi s’era semplicemente distratto o chi tra tutto quello che aveva da pagare aveva portato in coda alla lista l’adempimento in questione senza poi farlo, in moltissimi ci sono finiti sotto. Annichiliti innanzitutto dalla mancata proporzione tra il fallo commesso e la punizione annunciata. Lo spauracchio della multa da mille euro per il mancato controllo dei fumi della caldaia (intervento che costa 70/80 euro e che gli idraulici stessi, quando lo effettuano, definiscono, a denti stretti, l’ennesima tassa camuffata), non ai più, ma a tutti, persino a molti consiglieri regionali è parso soltanto la più spicciola e brutale, perché indistinta, maniera di fare cassa, al netto della sua reale attuazione. Una esagerazione vera e propria: lo dice all’epoca, un anno fa, per andare a memoria, Aida Romagnuolo; interviene sul tema l’ex presidente Michele Iorio; se ne fa infuocato capopopolo il portavoce dei Cinque Stelle Andrea Greco.

Una retromarcia, per quanto non dichiarata, per quanto sotterranea, sembrava naturale aspettarsela dal governo Toma e pareva anche avviata. Intanto il mondo è messo in ginocchio dal Coronavirus e tutto ovviamente passa in secondo piano, ma non per molto. Gli impianti termici tornano in agenda, di nuovo, con i nuovi avvisi e le nuove raccomandate e l’annuncio di ispezioni con onere a carico del cittadino da controllare, per la modica cifra di 78 euro. Anche questi francamente pesano, e tantissimo oggi, per chi campa di quegli espedienti che la pandemia ha reso e rende inaccessibili. E allora il dubbio del buon senso: è così urgente adesso controllare le caldaie?

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