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La mafia foggiana dietro gli agguati alla Molisana Trasporti: il pizzo e le estorsioni per lavorare con l’eolico

Associazione mafiosa, riciclaggio, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche e concorrenza illecita con minaccia o violenza: sono le accuse a carico di 48 persone indagate a vario titolo nell’ambito di una inchiesta condotta dal Ros dei carabinieri

Nella maxi inchiesta dei carabinieri del Ros di Bari, ci sarebbero anche i mandanti egli autori delle estorsioni e degli atti incendiari a  danno della Molisana Trasporti.

Il nome di spicco che in questa inchiesta si lega al Molise è quello di Cristoforo Aghilar, il 37enne di Ortonova in carcere per l’omicidio pluriaggravato dell’ex suocera e che era riuscito ad evadere il 9 marzo scorso dal carcere di Foggia assieme ad un’altra ottantina di detenuti.

Gli inquirenti non hanno dubbi: lui ed altri quattro arrestati, secondo gli investigatori, sono i responsabili di quanto denunciato cinque anni fa dalla Molisana Trasporti alla Compagnia dei carabinieri di Bojano. Che su quegli episodi di minacce, estorsioni, intimidazioni all’azienda di Guardiaregia, avevano iniziato a lavorare seguendo la pista che li aveva condotti in terra pugliese dove però il fascicolo investigativo è poi confluito nell’inchiesta del Ros che sugli stessi nomi stava già operando, e che nei giorni scorsi ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 65 prsone, 53 richieste di custodia cautelare, quarantotto arresti di cui 41 in carcere.

I reati: associazione mafiosa, riciclaggio, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche e concorrenza illecita con minaccia o violenza.

L’operazione – denominata Grande carro- ha coinvolto anche la provincia di Campobasso proprio per gli aspetti inerenti la Molisana Trasporti.

 

Era la notte dell’11 gennaio 2015 quando il titolare dell’azienda di Guardiaregia che si occupa del trasporto di pale eoliche denunciò ai carabinieri di Bojano l’esplosione di sei colpi di d’arma da fuoco contro la vetrata della sua ditta. I militari sul posto raccolsero i bossoli di una calibro 7,65.

operazione Grande carro

Dopo cinque giorni e sempre di notte, sempre in azienda prende fuoco un trattore stradale modello Stralis, completamente distrutto per danni di alcune migliaia di euro.

E poi le estorsioni. Soldi e minacce per poter lavorare nel settore dell’eolico in terra pugliese. Questa l’ipotesi più accreditata da parte degli inquirenti. E quindi: prima 150mila euro, poi ancora 50mila ed altri 26mila.

operazione Grande carro

Almeno due dei presunti autori di questi episodi erano stati individuati dai carabinieri della Compagnia Bojano, che indotti a lasciare le risultanze investigative ai colleghi di Bari, nei giorni scorsi hanno avuto notifica dell’avvenuto arresto a carico di almeno cinque tra mandanti ed esecutori dei fatti denunciati e accaduti all’azienda matesina.

Nell’inchiesta di Bari emerge vistosamente la collusione tra criminalità organizzata, imprenditori, politica. In particolare sono emersi artifizi e raggiri che generavano un complesso meccanismo fraudolento finalizzato alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di carattere “transnazionale” nel settore agricoltura, ai danni dell’Unione Europea. Proprio in relazione a tale ultimo reato tra le persone coinvolte risultano quattro funzionari regionali della Puglia.

operazione Grande carro

Per tutti i reati la procura di Bari contesta l’aggravante dell’art. 416 bis, vale a dire quella di aver favorito un’associazione di stampo mafioso. Sono, come detto, numerosi i capi di imputazione in un’ordinanza di 1178 pagine. In alcuni degli episodi di reato sono coinvolti avvocati e commercialisti che hanno messo a disposizione degli arrestati le proprie competenze per costituire società, ottenere mutui bancari, predisporre documenti e istanze nei confronti della pubblica amministrazione.