La ex squadra tamponi di Venafro. L’amarezza dell’infermiera rimossa: “Dopo giorni di superlavoro paghiamo per errori non nostri”

La testimonianza del team impegnato fino allo scorso 21 ottobre al Santissimo Rosario di Venafro e smantellato dall'Azienda sanitaria regionale: "Abbiamo lavorato per settimane di giorno e di notte, con ore di straordinario pagate pochissimo. E' stata un'impresa, abbiamo sofferto e svolto un'opera al servizio della popolazione. Alla fine la squadra è stata smantellata dall'azienda sanitaria regionale".

Il 21 ottobre è stato il loro ultimo giorno all’opera al Santissimo Rosario di Venafro. Arrivederci e grazie. “Non servivamo più”. La squadra tamponi che operava a Venafro quel 21 ottobre è stata sostituita dall’Azienda sanitaria regionale dopo giorni di superlavoro. Nonostante il sacrificio sostenuto per settimane e pagato due lire, dopo mesi in cui sono stati impegnati senza orari, sono stati trattati come un foglio appallottolato e buttato nel cestino.

Questa mancata gratitudine è diventata una sorta di tarlo. Una delle infermiere del team ha deciso di rompere il silenzio e di raccontare (seppur in maniera anonima per via del rigoroso codice di comportamento imposto dall’Asrem) il loro impegno per la comunità della provincia di Isernia che tra settembre e ottobre ha vissuto l’angosciante recrudescenza del nuovo coronavirus come non era avvenuto nella prima ondata.

Abbiamo lavorato senza sosta e senza conoscere orari, dal 17 marzo fino al 21 ottobre. La situazione dei contagi è precipitata quando sono state riaperte le scuole e sono aumentate le richieste dei tamponi“, spiega l’operatrice sanitaria che descrive l’immane sforzo affrontato per prelevare i campioni da portare al laboratorio analisi dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.

“Più che un lavoro è stata un’impresa, è stato un periodo durissimo: abbiamo coperto tutta la provincia di Isernia”.

Nei minimi dettagli ripercorre il lavoro svolto in questi otto mesi: “Procedeva tutto bene: i tamponi venivano svolti regolarmente, anche a domicilio, i referti erano consegnati nei tempi utili (anche via mail), veniva rispettato il calendario. Dopo il 21 ottobre, quando la nostra squadra è stata smantellata, ho saputo che i tempi non venivano rispettati, i positivi andavano in ambulatorio, ho saputo di persone chiuse in casa oltre il tempo previsto perchè non andavano a casa ad effettuare il tampone di controllo. Ho saputo che c’è stato uno scambio di persona nella comunicazione dell’esito del tampone. Infine, dopo circa 15 giorni l’ambulatorio al Santissimo Rosario è stato chiuso ed è stato aperto il punto prelievi di Isernia che in pratica è un container. Quello di Venafro invece è stato il primo ambulatorio dedicato ai test molecolari creato in una struttura muraria in tutta la regione”.

punto tamponi Venafro santissimo rosario

E “quando arrivava una persona con sintomi sospetti, le facevamo subito il tampone: se una persona non sa di essere positiva, può andare in giro e contagiare gli altri. Ecco perchè lavoravamo ininterrottamente“. Un intervento tempestivo a fronte di ore di straordinario pagate pochissimo (“sei euro l’ora, nel Lazio vengono pagate 50 euro”).

Un meccanismo ben oliato smantellato di punto in bianco. “Io non mi spiego il motivo”. Anche perché, denuncia, “chi ha preso il nostro posto non ha lavorato bene come noi”. E ci fa vedere delle foto a testimonianza di quanto accadeva.

Tamponi di notte a Venafro Santissimo Rosario

Alla fine l’ambulatorio di Venafro è stato chiuso. “Attualmente – spiega – i tamponi vengono fatti  dagli infermieri ospedalieri, ossia personale che al mattino viene impiegato nel punto prelievo e di pomeriggio o di notte opera in reparto con un rischio di contagio abbastanza alto”.

Un caso di cui si occupa oggi anche il consigliere regionale Vittorino Facciolla.

Punto prelievi tamponi smantellato a Venafro, Facciolla (Pd) denuncia carenze e criticità

 

L’infermiera sente di aver pagato ingiustamente: “Ci hanno accusato di non aver rispettato le procedure. E non è vero perché – un dato su tutti – nessun componente dell’équipe si è mai contagiata. Non è stato così per chi ha preso il nostro posto: tre sanitari si sono contagiati, poi altri due. Forse per questo motivo anche questa squadra è stata smantellata”.

Nell’iter avviato dalla Commissione disciplinare nei confronti della ex squadra tamponi c’è un fatto che viene contestato e che ha fatto piuttosto rumore. Forse lo ricorderete: circa un mese fa qualcuno ha denunciato che i test rinofaringei effettuati a Venafro erano andati persi.

Dovete sapere che l’autista del team partiva da Venafro ogni notte, mentre la maggior parte delle persone dorme. E una di queste notti avviene il cortocircuito: un errore nella consegna dei tamponi a Campobasso.

La circostanza è stata smentita dall’Asrem nella sua versione ufficiale. Piuttosto – è stato spiegato – i tamponi erano stati conservati in un contenitore non idoneo. L’infermiera della provincia di Isernia c’era e parla in maniera diversa dell’episodio che dalle sue parole assume contorni inediti: “L’autista dell’équipe di Venafro ha consegnato i tamponi all’1 di notte e alle 3 era già rientrato a Venafro, come scritto sullo statino consegnato. Non è vero che i tamponi sono stati persi. La mattina successiva ho ricevuto una telefonata che ho ricevuto la mattina successiva dal responsabile del laboratorio analisi di Campobasso, diceva che i tamponi non erano stati processati perchè non c’erano più i reagenti”.

Non si sa se il team sia stato defenestrato per questo motivo: tutto è al vaglio della commissione disciplinare, ma anche l’infermiera non esclude di andare avanti e di far valere le sue ragioni nelle sedi opportune. Ma un errore – aggiungiamo noi – dopo mesi di superlavoro può succedere.

Io mi sento mortificata – aggiunge l’infermiera con amarezza – la nostra squadra operava bene, il lavoro procedeva regolarmente: facevamo tamponi a tutti, dai bambini agli anziani. Svolgevamo un servizio essenziale per la comunità. Ora invece, a causa dei ritardi, molti sono costretti a fare il tampone a pagamento perchè ad esempio devono tornare al lavoro. Il disagio non è stato arrecato solo al nostro team, ma a tutta la popolazione”. Popolazione che in provincia di Isernia è stata pienamente ‘investita’ dalla seconda ondata.