Spostamenti, scuole, commercio: 3 zone differenziate nell’Italia divisa dal Covid. Il Molise scampa (per ora) il lockdown

Slitta a venerdì 6 novembre l'entrata in vigore delle ordinanze che esplicitano le restrizioni in vigore sui singoli territori in base ai dati e ai 21 parametri analizzati dall'Istituto superiore di sanità. Abolite le aree "verdi" perchè "l'emergenza c'è", la nostra è stata inserita nella fascia delle regioni "gialle" e quindi si dovrà tenere conto delle restrizioni nazionali senza ulteriori limitazioni che invece interesseranno le zone "rosse" e quelle "arancioni".

L’ultimo dpcm – il quarto del presidente del Consiglio dei Ministri in un mese – è stato firmato la scorsa notte ed entrerà in vigore fra due giorni (6 novembre). Definito con ordinanza del Ministero della Salute di concerto con i Governatori delle Regioni il quadro relativo alle restrizioni differenziate: c’è l’ufficialità sulle misure per zone rosse, arancioni e gialle in cui è stata suddivisa l’Italia. Il Paese avrà tre fasce a rischio contagio per frenare la circolazione del virus, che oggi ha fatto registrare 30.550 positivi in tutta Italia sui 212mila tamponi e 352 decessi.

Il braccio di ferro tra Regioni e Governo sulla collocazione delle regioni a minore o maggiore rischio, con relative restrizioni, è andato avanti per giorni. Ma ora lo scenario è chiaro.

Il Molise rientra nella fascia con il rischio meno grave: la zona gialla, almeno in questa fase iniziale.

Abolite le “zone verdi”, anche se voci di corridoio sostenevano il contrario, perchè tali aree sono sparite dal momento che “l’emergenza c’è e nessuna area è esclusa”, come ha riferito nel pomeriggio l’Adnkronos e ribadito dal Premier Conte nel corso della conferenza stampa andata in onda oggi alle 20.20.

Comunque il Molise si trova nella condizione più ‘leggera’ e quindi dovrà rispettare le restrizioni previste per tutto il Paese e contenute nell’ultimo dpcm. Quindi, ad esempio, negli istituti superiori si farà lezione solo a distanza, con la didattica digitale. Sui mezzi pubblici (treni e autobus) viaggerà la metà degli utenti. Musei, cinema, teatri chiusi. E i centri commerciali saranno chiusi nel fine settimana (ad eccezione di supermercati, farmacie e parafarmacie). Scatterà comunque il coprifuoco: alle 22 tutti a casa fino alle 5 del giorno dopo. Confermata la chiusura alle ore 18 per i bar e i ristoranti e il limite massimo di 4 persone per tavolo. Ci si potrà spostare verso le altre Regioni ma solo se sono nello stesso rischio moderato.

Italia zone colorate

Le regioni “arancioni” – Puglia e Sicilia – dovranno invece osservare ulteriori limitazioni: ci si potrà spostare solo all’interno della regione, vietata la mobilità verso le altre confinanti (salvo che per comprovate esigenze di lavoro, salute e urgenza con autocertificazione). Inoltre saranno sospese le attività dei servizi di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie).

Tornano invece nel lockdown della scorsa primavera 4 regioni: Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria, le zone rosse del Paese. Gli spostamenti saranno ancora più limitati: bisognerà restare all’interno del proprio comune e solo per motivi di lavoro, salute o necessità ci si potrà muovere. Saranno chiusi bar, ristoranti, barbieri e negozi. Resteranno aperti edicole, farmacie e alimentari. Consentita, invece, la ristorazione con asporto fino alle 22, mentre la didattica a distanza sarà estesa alle seconde e alle terze medie. Secondo il Dpcm, saranno vietati per 15 giorni tutti gli spostamenti in entrata e in uscita dalla Regione così come sarà esclusa categoricamente l’uscita dal comune di residenza.

Ricordiamo che il lockdown è più o meno soft sulla base di 21 parametri: Rt ovvero l’indice di trasmissibilità del virus e la cosiddetta classificazione complessiva del rischio che a sua volta annovera il numero dei casi sintomatici e quello dei ricoveri in ospedale, l’occupazione dei posti letto nelle Terapie intensive, il numero di nuovi focolai, i contagi nelle rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, lo sforzo di resilienza, ossia quanto il sistema sanitario regionale sia in grado di rispondere anche ai bisogni di salute dei pazienti non covid attraverso l’assistenza territoriale.

In base a questi dati, che oggi pomeriggio l’Istituto superiore di sanità ha comunicato al Ministero della Salute, sono poi state firmate le specifiche ordinanze dopo ore di attesa, di indiscrezioni più o meno attendibili e di trattative con le Regioni.

Siamo in una fase che tecnicamente definiamo di escalation”, ha rimarcato anche il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro,”A differenza della prima ondata, il virus circola in tutte le regioni” anche se “abbiamo situazioni con circolazione contenuta e altre con valori particolarmente elevati”.

Il trend sembra mostrare una certa stabilizzazione ma non sappiamo ancora se possiamo vedere gli effetti di alcuni provvedimenti presi, come il dpcm e alcune ordinanze regionali sull’uso delle mascherine”, la fotografia fornita nel pomeriggio da Gianni Rezza, direttore del dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute. Invece sull’applicazione di zone rosse da parte delle Regioni, a parti piccole del territorio maggiormente interessate da focolai, è “un meccanismo del tutto praticabile”. “Diminuire l’afflusso ai Pronto soccorso e alle strutture ospedaliere è in questo momento assolutamente una priorità, perchè se è vero che la mortalità tende ad essere più bassa, quando aumentano i casi cresce il numero dei decessi dopo un pò di tempo”, ha sottolineato Gianni Rezza, aggiungendo che “Con una patologia che nella maggioranza dei casi ha pochi sintomi bisogna ridurre il rischio di ingolfare le strutture ospedaliere”.