Focolaio in una fabbrica di mascherine. Allarme del sindaco: “50 infetti in paese, Asrem li contatti e presto”

Un cluster di dimensioni importanti individuato nella ex jeanseria di Cercemaggiore che da qualche mese si era riconvertita alla produzione di mascherine. Il sindaco Mascia è preoccupato perché a lui risultano già una cinquantina di persone positive.

La fabbrica in cui si è acceso un nuovo focolaio è la ex jeanseria di Cercemaggiore che da qualche tempo si era riconvertita alla produzione di mascherine.

E’ lì che è stato individuato un cluster di dimensioni importanti: una quindicina di operai avrebbero contratto il coronavirus scoprendolo dopo essersi sottoposti al test antigenico (o rapido). In paese – secondo la ricostruzione del sindaco Gino Mascia – ci sono già, complessivamente, una cinquantina di positivi, forse anche di più. Il primo cittadino ha numeri ben diversi dall’Asrem che a Cercemaggiore, questa mattina, conta appena 7 casi.

I numeri ufficiali, quindi, non sono quelli del lungo elenco del primo cittadino che a Primonumero spiega: “Sono il sindaco della mia comunità e vengo a conoscenza, non sempre dai diretti interessati, dei nuovi positivi in paese. Ieri sera, 12 novembre, sono stato contattato dalla titolare della ex jeanseria che mi ha informato non solo della chiusura – avvenuta un paio di giorni fa – ma anche della decisione di sospendere momentaneamente e in via precauzionale l’attività lavorativa anche per i dipendenti negativi al test rapido. Sarebbe opportuno che tutti i soggetti che privatamente hanno saputo della loro positività contattino immediatamente il medico di famiglia. I rischi per la popolazione di Cercemaggiore sono enormi”.

Mascia non sa quanti di quei 50 positivi all’antigenico abbiano già chiamato il medico di base che a sua volta segnalerà la situazione al Dipartimento di prevenzione dell’Asrem. Ma il focolaio ormai è stato individuato e serve rapidità nel circoscriverlo e spegnerlo visto che sta già dilagando in paese: molti degli operai di quella fabbrica, infatti, vivono nell’area del Fortore molisano.

“Capisco l’enorme mole di lavoro dell’Asrem ma bisogna fare presto e sottoporre a tampone molecolare (quello più sicuro) i soggetti già positivi al test rapido” questo appello di Gino Mascia.

Intanto Piero Di Florio, il titolare della Industria Tessile Italiana, ha rassicurato tutti in un suo post su fb sulla situazione del cluster: “Cari amici – scrive – sicuramente siete già a conoscenza di ciò che è accaduto e che mi vede protagonista insieme alla mia famiglia e ad alcune delle nostre dipendenti! Nonostante avessimo fatto diverse sanificazioni del locale e adottassimo costantemente le misure di sicurezza, il virus ha colpito, ci ha colpito… Quello che ci consola è che lo abbiamo contratto per adempiere al nostro dovere, lavorando! Un grosso in bocca al lupo a tutti coloro che, come noi, sono in regime di quarantena e nell’attesa di poter tornare ad una vita “normale” auguriamo a tutti una pronta guarigione”.