Emergenza Cardarelli: “Servono ispettori, l’ospedale non regge più e ci sono troppi morti”

Il sindaco Gravina invoca “un controllo terzo che ci potrà dire se il personale organizzato da Asrem è sufficiente a garantire l’idoneità delle cure del mega reparto di malattie infettive”. Il consigliere regionale del M5S De Chirico pone l’attenzione sul numero alto dei deceduti: “Abbiamo avuto lo stesso numero di morti della Basilicata nell’ultimo mese, con un terzo dei ricoverati. A ciò si sommano le denunce dei parenti per le presunte scarse attenzioni riservate ai propri cari durante il ricovero”.

317 casi attualmente positivi. È questo l’ultimissimo dato numerico a disposizione per la città di Campobasso fornito come ogni giorno dall’Asrem. Un andamento molto simile agli altri due centri più popolati, ovvero Isernia (326) e Termoli (290).

Cifre che inducono il sindaco a sottolineare che “il capoluogo di regione sta reagendo con una doverosa attenzione e rispetto delle regole a questa seconda ondata pandemica. La situazione dei contagi in città non mostra anomalie particolari”. Ovviamente, i dati possono cambiare rapidamente, “per questo è necessario, non ci stancheremo mai di dirlo, prestare la massima attenzione, in ogni momento della nostra giornata, a tutte le misure di prevenzione richieste”.

Roberto Gravina Campobasso

Ma resta centrale il tema scottante dell’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, messo sotto pressione nelle ultime settimane: “Solo un controllo terzo ci potrà dire se il personale organizzato da Asrem è sufficiente a garantire l’idoneità delle cure del mega reparto di malattie infettive”. Dunque, si torna a chiedere l’arrivo di ispettori dal Ministero.

Sull’emergenza ricoveri è intervenuto anche il consigliere regionale del Movimento5Stelle, Fabio De Chirico, partendo da un dato: “Abbiamo avuto lo stesso numero di morti della Basilicata nell’ultimo mese, con un terzo dei ricoverati. A ciò si sommano le denunce dei parenti dei deceduti, per le presunte scarse attenzioni riservate ai propri cari durante il ricovero”.

fabio dei chirico

Il reparto di Malattie infettive prima dell’emergenza Covid aveva in dotazione solo 4 medici e 3 posti letto. “L’aumento dei ricoveri nel reparto, che in una epidemia come questa diventa periferico a quello ad alta intensità di cure, ha comportato lo smantellamento graduale di altri reparti ospedalieri, di ben tre piani del già malandato Cardarelli, mettendo a rischio le potenzialità dell’unico centro Hub regionale”, dice De Chirico, aggiungendo che “hanno pertanto dovuto separare i percorsi Covid da quelli non Covid all’interno dell’ospedale, in una maniera alquanto precaria a detta degli stessi operatori, ma hanno ostentato sempre sicurezza all’esterno a chi paventava rischi di promiscuità. Hanno ostentato sicurezza anche sui numeri dei posti letto in terapia intensiva sebbene nel computo, era chiaro, fossero compresi, a marzo come novembre, anche i posti di Isernia, Termoli, Gemelli e Neuromed, posti però non tutti liberi da altre urgenze.

Il prezzo per aver scelto il Cardarelli è molto alto: lo hanno reso una specie di colabrodo, mettendo a serio rischio l’integrale ripristino del nosocomio, si sono limitati i controlli e le cure ordinarie di ogni reparto, si è proceduto coi lavori in corso nel momento in cui è stato imprescindibile farlo, sia per ampliare sale ricoveri che per allestire nuove attrezzature e, inoltre, si sono tolte a numerosi reparti le capacità e le funzionalità preesistenti (Terapia intensiva, Pediatria, Urologia, Oculistica…)”.

Gravina ribadisce, inoltre, che “è sempre più indispensabile agire sull’individuazione rapida delle catene epidemiologiche, una problematica che non è più rinviabile e che si risolve potenziando il servizio, perché agli operatori addetti a tali mansioni stiamo già chiedendo moltissimo”.

L’allestimento del ‘drive trough’ nel parcheggio dello stadio di Selvapiana, messo a disposizione dal Comune, da parte dei Carabinieri e della Protezione Civile ed l’Asrem, “riuscirà velocizzare le procedure di individuazione dei soggetti positivi – prosegue il primo cittadino – e non sfugge a nessuno l’impatto che avrà anche nell’alleggerire il lavoro per il Cardarelli”.

“Ma va data un’ulteriore spinta proprio su questo tema. Abbiamo proposto da tempo e ribadito anche sabato scorso nella riunione dei sindaci con i vertici di Regione e Asrem, la necessità di essere più celeri nell’individuazione delle catene epidemiologiche e nel poter procedere all’effettuazione di un maggior numero di tamponi. Per fare questo va data la possibilità, in tempi certi, anche ad altri laboratori oltre a quello dell’Asrem, di effettuare questo genere di tamponi”.

In questo caso, però, servirebbero macchine ad hoc, personale super specializzato, un tracciamento delle provette, un trasporto delle stesse in condizioni idonee, come ha sottolineato il responsabile del laboratorio di microbiologia del nosocomio di Campobasso, Massimiliano Scutellà.

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