Cos’è l’indice Rt e perché è importante da tenere sotto controllo. Il caso Molise

Nelle ultime ore i social hanno rilanciato una stima apparentemente preoccupante del parametro che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie per la nostra regione. Ma le cose non stanno proprio così, come spiega l’esperto di statistica Vincenzo Nardelli: “Nelle aree a bassa incidenza la scoperta di un solo nuovo cluster con un numero relativamente basso di casi può far schizzare l’indicatore fino a superare quello di regioni in cui l’emergenza è in condizioni chiaramente peggiori. Per questo bisogna evitare ogni tipo di graduatoria regionale sulla base di solo questo indicatore”.

Spesso si sente spesso parlare di R0 ed Rt ovvero il “numero di riproduzione di base”. È un parametro che è bene monitorare costantemente perchè rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente. Chiariamo subito la differenza tra R0 ed Rt. Nel primo caso ci riferiamo alla potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva al tempo zero, quindi all’inizio dell’epidemia, ovvero nel momento in cui non è stata adottata nessuna misura di riduzione della diffusione.

Con Rt indichiamo lo stesso indice ma che varia nel tempo che quindi ci permette di monitorare la trasmissione attuale dell’epidemia e di valutare l’effetto di tutte le misure prese per limitarla. Per esempio se l’Rt di una malattia infettiva è 2, significa che in media un singolo malato infetterà due persone. Quanto maggiore è il valore di Rt e tanto più elevato è il rischio di diffusione dell’epidemia. Se invece il valore di Rt fosse inferiore ad 1 ciò significa che l’epidemia può essere contenuta. Nei giorni del picco ci si avvicina a questa soglia che segna un punto di svolta nella gestione dell’epidemia. Per chi è interessato è possibile approfondire nel sito Covstat in cui sono riportate informazioni aggiuntive e alcune spiegazioni matematiche https://covstat.it/knowledge-base/category/teoria/r0/

 Date queste premesse, l’Rt è chiaramente un indice molto importante da tenere sotto controllo ma non è l’unico perché bisogna tenere conto di alcune limitazioni. Ad esempio, l’ultima stima dell’indice Rt diffusa dall’Istituto Superiore di Sanità riporta un valore nazionale di 1,70. Questo valore ci dice che la diffusione della malattia porta ad un aumento di casi e che è necessario intraprendere misure che facciano si che scenda sotto la soglia dell’unità.

Questo dato, comunicato in conferenza stampa il 30 ottobre, è stato calcolato il 27 e si riferisce ad un periodo di inizio dei sintomi compreso tra l’8 e il 21 ottobre. Questo ritardo mostra che l’indice calcolato in questo modo riflette in modo più lento gli incrementi o le diminuzioni di casi che vediamo giornalmente. Quindi in fase di crescita c’è un rischio di sottostima e, specularmente, di sovrastima in una fase recessiva.

 

C’è da specificare che l’Istituto Superiore di Sanità calcola questo indicatore tenendo conto solo dei soggetti sintomatici per questo motivo: “Regione per regione, i criteri con cui vengono individuati i casi sintomatici o i criteri con cui vengono ospedalizzati i casi più gravi sono costanti, e il numero di questo tipo di pazienti è quindi strettamente legato alla trasmissibilità del virus. Al contrario, l’individuazione delle infezioni asintomatiche dipende molto dalla capacità di effettuare screening da parte dei dipartimenti di prevenzione e questa può variare molto nel tempo. Ad esempio, la capacità di fare screening può aumentare significativamente quando diminuisce l’incidenza totale della malattia e quindi il carico di lavoro sul sistema sanitario. Il risultato è che un maggiore o minore aumento dei casi asintomatici trovati non dipende dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate.”

 

A livello regionale, oltre alle limitazioni precedentemente citate, bisogna tener conto di altre problematiche. In una regione piccola come il Molise l’indicatore Rt soffre di due ulteriori complicazioni: la variabilità nel tempo e l’affidabilità nella stima.

Come si è visto negli scorsi mesi, nelle aree a bassa incidenza la scoperta di un solo nuovo cluster con un numero relativamente basso di casi può far schizzare l’indicatore fino a superare quello di regioni in cui l’emergenza è in condizioni chiaramente peggiori. Per questo bisogna evitare ogni tipo di graduatoria regionale sulla base di solo questo indicatore.

Inoltre, la stima dell’Istituto Superiore di Sanità riporta il dato puntuale associato ad un intervallo di confidenza. Alla stima nazionale di 1,70 è associato un intervallo al 95% di 1,49 – 1,85. Gli intervalli per le singole regioni sono mostrati nel seguente grafico, presente nell’ultimo report ISS.

Indice Rt grafici nardelli

Seppur la stima puntuale del Molise riporta un valore molto alto, l’intervallo di confidenza è molto ampio passando da valori prossimi all’uno (nessuna crescita di contagi) a circa tre (contagio velocissimo che prefigura uno scenario molto grave).

Per dare più concretezza all’indice Rt e all’effetto che la diffusione del virus può portare sulla curva dei casi attivi mostro un grafico che ho realizzato con Andrea Palladino e lo staff di Covstat e pubblicato sul sito durante la Fase 2, dopo la riapertura del 4 Maggio. In verde è indicato il range con valori tra 0.50 e 1.00, in giallo quello da 1.00 a 1.10, in rosso da 1.10 a 1.20. I tre scenari sono costruiti considerando Rt costante nel tempo, assunzione non vera se consideriamo le misure che vengono prese mano mano che l’avanzare dell’epidemia peggiora. Questi scenari possono darci un’idea più chiara e concreta di come la situazione dell’epidemia può rapidamente peggiorare se ad un piccolo aumento dell’Rt non vengono associate misure di contenimento atte a diminuirlo nel tempo.

Indice Rt grafici nardelli