Contagiati sul lavoro, cosa fare? Presentare il certificato medico per ottenere la tutela previdenziale

Come si deve comportare un lavoratore in caso di contagio da Covid? Cosa deve fare il dipendente positivo per accedere e ottenere la tutela previdenziale? Prima di ogni cosa il lavoratore deve presentare il certificato medico, stilato dal proprio medico di fiducia, che attesti la “malattia” da Covid.

Sappiamo tutto, o quasi, di quale sia l’iter da seguire in caso di positività. Sul come comportarci da un punto di vista meramente sanitario. Ma da un punto di vista previdenziale una persona contagiata, un lavoratore che si infetta sul posto di lavoro, come si deve comportare? Come si gestisce la “malattia” da Covid? I contributi previdenziali continueranno a essere versati? Quali le differenze tra quarantena e isolamento?

Lo scorso 24 giugno, l’Inps ha fornito le indicazioni per la gestione delle certificazioni di malattia da covid e della documentazione sanitaria che i lavoratori devono produrre per vedersi riconosciuta la tutela previdenziale a carico dell’Inps stessa.

L’ente previdenziale non pone nessuna differenza tra quarantena e malattia, queste sono equiparate ai fini del trattamento economico. E, essendo poste sullo stesso piano, il primo obbligo per il lavoratore è quello di avvalersi di un certificato sanitario. Solo attraverso il certificato viene garantita la tutela previdenziale a carico dell’Inps. 

Quale iter si segue? I certificati sanitari che attestano il periodo di sorveglianza attiva debbono essere validati dalla Asl che inserisce i dati del lavoratore nella piattaforma che gestisce i codici personali. Per riconoscere la tutela previdenziale da “malattia”, il lavoratore deve farsi rilasciare il certificato dal proprio medico curante. Il medico, oltre a riportare la diagnosi dettagliata, nel certificato deve indicare il periodo di quarantena. Questo tipo di certificazione non necessità di alcun provvedimento da parte di un operatore di sanità pubblica. Dunque, in caso di malattia conclamata da Covid il lavoratore deve farsi rilasciare il certificato dal proprio medico di fiducia e seguire la solita prassi che si applica per le “malattie comuni”. 

Come detto, il medico curante nel certificato, oltre alla diagnosi, deve indicare il periodo di quarantena. Passaggio fondamentale ai fini del riconoscimento della tutela previdenziale: senza l’indicazione da parte del medico di base di tale periodo salta il riconoscimento contributivo.

 

Ma cosa avviene nei casi accertati di infezione da covid sul lavoro? In questo caso le prevenzioni sono di competenza Inail, compreso il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con conseguente astensione dal lavoro, anche se il contagio è stato accertato successivamente.

Quali le differenze tra quarantena e isolamento? La principale differenza risiede nel fatto che l’isolamento con sorveglianza attiva comporta la separazione dagli altri nel periodo di contagiosità. La quarantena è la restrizione dei movimenti di persone sane che sono venute a contatto con infetti. Inoltre, bisogna sottolineare che l’isolamento fiduciario con sorveglianza attiva scatta invece per chi ha fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico.